HomeCriptovaluteBitcoinMovimenti portafogli Bitcoin inattivi: 40 milioni di dollari in 10 giorni

Movimenti portafogli Bitcoin inattivi: 40 milioni di dollari in 10 giorni

Sei portafogli rimasti immobili fin dal 2011, 2012 e 2014 si sono svegliati nell’arco di dieci giorni, muovendo complessivamente 553,59 BTC per un valore di circa 40 milioni di dollari. I movimenti portafogli Bitcoin inattivi registrati tra il 16 e il 26 agosto 2026 rilanciano una domanda che torna periodicamente sui mercati crypto: i primi detentori stanno davvero iniziando a vendere, o si tratta solo di riorganizzazioni interne di custodia? I dati raccolti da Galaxy Research non offrono una risposta definitiva, ma disegnano un quadro fatto di guadagni straordinari, una causa legale a New York e i timori legati alla sicurezza degli hardware wallet.

Punti chiave

  • Sei portafogli attivi l’ultima volta tra il 2011 e il 2014 hanno mosso 553,59 BTC (circa 40 milioni di dollari) tra il 16 e il 26 agosto 2026.
  • Uno dei portafogli non spostava una moneta da oltre 15 anni.
  • Nel secondo trimestre del 2026 il volume di bitcoin dormienti tornati in movimento è sceso al livello più basso dal terzo trimestre del 2022.
  • Cinque trasferimenti su sei sono finiti su indirizzi senza legami noti con exchange; solo uno ha raggiunto Boerse Stuttgart Digital, custode tedesco.
  • Due dei sei portafogli sono collegati a una causa a New York che riguarda 39.069 indirizzi Bitcoin dormienti.

553,59 BTC in movimento dopo oltre un decennio di silenzio

Il primo segnale è arrivato il 16 agosto, quando un portafoglio fermo dal 13 giugno 2011 ha spostato 8,54 BTC, acquistati all’epoca a circa 14 dollari l’uno e rivalutati a 538.000 dollari al momento del trasferimento: un guadagno teorico del 461.981%. Due giorni dopo un secondo indirizzo, inattivo dal 10 agosto 2012, ha mosso 212 BTC da 13,66 milioni di dollari, con l’etichetta “Noah Doe #1396 · Salomon Client Dusted” che lo collega direttamente al contenzioso newyorkese. Poche ore più tardi un altro portafoglio del 2011 ha trasferito 10,74 BTC, senza alcuna attribuzione nota su nessuno dei due lati della transazione.

Il 22 agosto sono arrivati altri due movimenti a distanza di circa due ore: 150 BTC da un indirizzo fermo dal dicembre 2014, etichettato “Noah Doe #1680”, e un blocco di 132,31 BTC provenienti da tre distinti indirizzi del 2011, per un totale di 10,37 milioni di dollari e guadagni stimati fino all’807.639%. Il sesto e ultimo movimento, registrato il 26 agosto, ha spostato 40 BTC verso Boerse Stuttgart Digital, provider tedesco di custodia e trading crypto, con un rendimento teorico record dell’1.535.911% rispetto a un costo base stimato di appena 5 dollari a moneta.

Il flusso di bitcoin dormienti si è ridotto rispetto agli anni scorsi

Nonostante il clamore attorno a queste transazioni, il quadro generale racconta una tendenza opposta. Secondo Alex Thorn, responsabile della ricerca a livello aziendale di Galaxy Digital, il volume di bitcoin dormienti rimessi in circolazione è sceso nel secondo trimestre del 2026 al livello più basso dal terzo trimestre del 2022. Galaxy considera una moneta “dormiente” quando resta sullo stesso indirizzo per almeno un anno. Il 2024 e il 2025 avevano invece registrato un’attività paragonabile solo al bull market del 2017, un periodo che Galaxy ha definito una “grande distribuzione”. Il 2026, secondo le stime della società, procede a un ritmo che porterebbe a meno della metà del volume dormiente movimentato nel 2025.

Solo un trasferimento è finito su un exchange

Il movimento onchain non equivale automaticamente a una vendita. La blockchain di Bitcoin mostra soltanto che le monete si spostano da un indirizzo a un altro, ma non chiarisce se il proprietario abbia venduto, cambiato wallet, trasferito i fondi a un custode o semplicemente riorganizzato le proprie disponibilità. Cinque delle sei transazioni recenti sono finite su indirizzi senza alcun legame noto con piattaforme di scambio. Solo la sesta ha raggiunto Boerse Stuttgart Digital, l’unico caso in cui la destinazione è collegata a un’entità identificabile del settore.

La causa di New York sui bitcoin abbandonati

Due dei sei portafogli portano etichette che li collegano a una causa civile davanti alla Corte Suprema di New York, promossa dal querelante pseudonimo Noah Doe insieme a due entità del Wyoming. La richiesta punta al controllo di 39.069 indirizzi dormienti, che secondo gli atti custodivano circa 3,7 milioni di BTC al momento della presentazione, invocando le leggi statali sulla proprietà smarrita. I ricorrenti hanno inviato micro-transazioni di “dust” accompagnate da avvisi legali onchain, sostenendo che le monete potessero essere considerate abbandonate in assenza di una rivendicazione di proprietà. Il procedimento è stato sospeso a giugno dalla giudice Kathy J. King, che ha bloccato una richiesta di giudizio in contumacia in attesa di un’udienza fissata per luglio.

La vulnerabilità Coldcard e i 210.000 BTC in fuga

A fine luglio 2026 è stata rivelata una falla nel firmware di alcuni hardware wallet Coldcard, che ha reso più semplice per gli attaccanti indovinare chiavi generate in modo debole. Secondo i dati di Glassnode, nella settimana successiva alla scoperta circa 210.000 BTC sono usciti da portafogli classificati come appartenenti a detentori di lungo termine, mentre gli utenti spostavano precauzionalmente i fondi verso nuovi wallet o verso soluzioni di custodia regolamentata, anche quando le proprie chiavi non erano direttamente esposte al rischio.

Il rischio quantum computing resta una teoria contestata

Tra le spiegazioni che circolano ogni volta che vecchi bitcoin si muovono c’è quella legata al rischio quantum computing: i portafogli le cui chiavi pubbliche sono già state esposte potrebbero un giorno diventare vulnerabili se i computer quantistici raggiungessero una potenza sufficiente a violare la crittografia che protegge le firme digitali di oggi. Circa 6,9 milioni di BTC rientrerebbero in questa categoria a rischio teorico. Alex Thorn ha però respinto questa lettura: “Lavoriamo con molte balene e nessuna ha mai citato il quantum computing come motivo di vendita”, ha scritto a luglio, aggiungendo che il timore quantistico viene invece talvolta citato da alcuni investitori istituzionali come ragione per non comprare bitcoin.

FAQ

Perché i sei portafogli Bitcoin dormienti da tanti anni hanno mosso le loro monete?

Il motivo esatto resta incerto: i movimenti potrebbero derivare da vendite, cambi di wallet, trasferimenti verso custodi o risposte ad azioni legali, ma i dati della blockchain non permettono di confermare le reali intenzioni dei proprietari.

Che ruolo ha la causa di New York nei movimenti dei portafogli Bitcoin inattivi?

Due dei sei portafogli sono collegati a una causa in cui il querelante Noah Doe cerca di ottenere il controllo di 39.069 indirizzi Bitcoin dormienti, considerandoli proprietà abbandonata secondo le leggi statali sulla proprietà smarrita.

In che modo la vulnerabilità dell’hardware wallet Coldcard ha influenzato i movimenti di Bitcoin nel 2026?

Una falla nel firmware rivelata a luglio 2026 ha spinto circa 210.000 BTC a uscire da portafogli di detentori di lungo termine, mentre gli utenti trasferivano le monete verso configurazioni ritenute più sicure.

Il rischio quantum computing viene considerato una causa di questi movimenti dormienti?

Si tratta di un’ipotesi teorica ma contestata da esperti come Alex Thorn, che ha sottolineato come nessuna delle grandi balene con cui Galaxy Digital collabora abbia mai citato il quantum computing come motivo per vendere.

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