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Bear market hashrate Bitcoin: crollo del 24% e miner in fuga verso l’AI

Per la prima volta nella sua storia, la rete di Bitcoin sta vivendo qualcosa che nessun analista aveva mai descritto con questo nome: un bear market hashrate Bitcoin. Lo ha detto senza mezzi termini Rapha Zagury, CEO di Twenty One Capital, durante il keynote “Here Be Dragons” tenuto il 28 agosto sul palco Nakamoto Stage di Bitcoin Asia 2026, a Hong Kong. Non si tratta di un semplice calo temporaneo: secondo Zagury, la potenza di calcolo della rete non è più tornata ai livelli record raggiunti a fine 2025, e questo segna il ciclo di ripresa più lungo mai registrato tra un massimo storico e il pieno recupero.

Punti chiave

  • L’hashrate di Bitcoin ha toccato quasi 1,3 zettahash a fine 2025 prima di iniziare un calo costante
  • Il ribasso ha raggiunto circa il 22-24% dal picco, secondo i materiali presentati da Zagury
  • Quasi tutte le società minerarie quotate stanno abbandonando il mining di Bitcoin su larga scala per puntare su intelligenza artificiale e infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni
  • La difficoltà di mining si è ridotta di circa il 19,9% dal picco di novembre, secondo dati Bitcoin Magazine Pro
  • TeraWulf ha superato per la prima volta i ricavi da mining Bitcoin con quelli da hosting AI e HPC, arrivati a 21 milioni di dollari nel primo trimestre

Il primo bear market della hashrate di Bitcoin

Il termine coniato da Zagury descrive una fase inedita per la rete: un periodo prolungato in cui la potenza di calcolo stimata non riesce a tornare sui massimi precedenti. Non è una classificazione ufficiale del protocollo, ma un’etichetta interpretativa che il CEO ha usato per inquadrare un fenomeno che finora non aveva precedenti comparabili.

Picco e declino della hashrate

Secondo quanto riportato da Zagury, l’hashrate della rete Bitcoin si è avvicinato a 1,3 zettahash al secondo verso la fine dello scorso anno, prima di intraprendere un calo costante e prolungato. I materiali presentati durante il keynote hanno quantificato il ritracciamento tra il 22% e il 24% rispetto al picco. Le stime restano comunque soggette a oscillazioni quotidiane, perché Bitcoin non pubblica un conteggio esatto delle macchine attive: gli analisti ricavano l’hashrate dai tassi di produzione dei blocchi e dagli aggiustamenti di difficoltà. Piattaforme come CoinWarz hanno rilevato circa 829 exahash al secondo il 2 settembre, dopo giornate in cui le letture avevano superato lo zettahash a fine agosto.

Il ciclo di recupero più lungo mai registrato

Zagury ha messo a confronto la fase attuale con lo shock del 2021, quando il divieto cinese sul mining aveva provocato un crollo rapido della potenza di calcolo, seguito però da una ripresa altrettanto veloce grazie al trasferimento delle macchine in Nord America e Asia Centrale. Il ciclo odierno, ha spiegato, si sta invece sviluppando in modo più graduale: gli operatori non stanno semplicemente spostando le stesse macchine altrove, ma si stanno chiedendo se nuova capacità elettrica e nuovi data center debbano essere destinati al mining di Bitcoin. “Questo è stato il periodo più lungo che abbiamo visto tra un massimo storico e il recupero”, ha dichiarato il CEO, sottolineando come la ripresa rete Bitcoin non abbia ancora un orizzonte definito.

Il cambiamento del mining verso AI e computing ad alte prestazioni

Il motivo principale del calo prolungato della hashrate risiede in una competizione nuova per le risorse: l’intelligenza artificiale offre oggi ai miner un uso alternativo per la capacità energetica e infrastrutturale che prima veniva destinata esclusivamente al Bitcoin.

La svolta strategica delle aziende minerarie quotate

Zagury ha affermato che “se si guarda alle società minerarie pubbliche, non c’è praticamente nessuno che continua a fare mining di Bitcoin su larga scala. Quasi tutti stanno lasciando il settore in questo momento”. Un’affermazione forte, da leggere però con cautela: società come MARA, CleanSpark, Riot e Bitdeer continuano a gestire flotte di mining consistenti, anche mentre esplorano o costruiscono infrastrutture AI. Il cambiamento risulta più avanzato in realtà come TeraWulf, IREN, Core Scientific, HIVE e Cipher. TeraWulf ha riportato 21 milioni di dollari di ricavi da hosting AI e HPC nel primo trimestre, superando per la prima volta i ricavi da mining Bitcoin e diventando la sua principale fonte di entrate. Cipher, dal suo lato, ha ottenuto una linea di credito revolving da 200 milioni di dollari per finanziare l’espansione in contratti di data center AI a lungo termine.

Implicazioni per infrastrutture e mercato

Perché conta questo passaggio? Perché ridefinisce il modo in cui il capitale viene allocato nel settore. I miner di Bitcoin e i data center AI competono per le stesse risorse critiche: grandi connessioni elettriche, sistemi di raffreddamento, terreni, edifici e accesso ai capitali. Convertire un sito minerario in un’infrastruttura AI non è però immediato: richiede chip diversi, apparecchiature di rete differenti e standard costruttivi distinti dalle semplici macchine ASIC. I siti che dispongono già di potenza elettrica assicurata e accesso in fibra possono comunque rappresentare un punto di partenza per lo sviluppo di high performance computing. Secondo Zagury, questa opzione cambia strutturalmente il ciclo della hashrate, perché i miner possono oggi indirizzare il capitale verso un altro mercato di calcolo invece di espandere automaticamente le proprie flotte Bitcoin.

Aspetti economici ed energetici del mining di Bitcoin

Zagury ha respinto l’idea che il mining sia intrinsecamente un business debole o uno spreco energetico, spiegando che la redditività dipende più dalla gestione dei costi che dalle oscillazioni di prezzo di Bitcoin.

Fattori di redditività oltre il prezzo di Bitcoin

Secondo il CEO, le attività di tipo commodity riescono o falliscono in base alla posizione occupata sulla curva dei costi, non in base alla materia prima in sé. Un miner con macchine efficienti e costi elettrici bassi può restare profittevole anche quando un concorrente con costi più alti è costretto a chiudere. La struttura del capitale conta altrettanto: un debito elevato con scadenze brevi può creare pressione anche su impianti operativamente competitivi. A differenza di materie prime come il petrolio, dove prezzi più alti attirano nuova offerta, Bitcoin resiste strutturalmente al sovraccarico grazie al meccanismo di aggiustamento della difficoltà, che mantiene la produzione dei blocchi vicino ai dieci minuti indipendentemente da quanta hashrate si aggiunga alla rete. “Il bello del mining di Bitcoin in un bear market della hashrate è che, per chi resta, si ottiene naturalmente una quota di mercato più alta”, ha osservato Zagury, aggiungendo però che questo vantaggio non garantisce automaticamente profitti maggiori: i ricavi restano legati al prezzo di Bitcoin, alle commissioni di transazione, ai costi elettrici e all’efficienza delle attrezzature.

Il ruolo del mining nella flessibilità energetica e stabilità della rete

Le macchine ASIC possono essere spente e riavviate molto più rapidamente rispetto a impianti industriali pesanti, rendendo il mining uno dei carichi industriali più flessibili disponibili sul mercato. Questa capacità di ridurre i consumi quando la domanda elettrica sale e di riprendere l’attività quando c’è capacità inutilizzata ha spinto diversi miner a partecipare a programmi di stabilizzazione della rete, in particolare nei mercati energetici caratterizzati da generazione rinnovabile variabile. I data center AI, al contrario, richiedono generalmente un’alimentazione più costante, perché i carichi di lavoro dei clienti non possono essere interrotti con la stessa facilità. Il mining consumo energetico flessibile potrebbe quindi conservare un ruolo specifico nei siti dove l’elettricità è abbondante ma poco affidabile o difficile da trasmettere in modo economico.

La difesa di Zagury sull’economia e l’energia del mining

Per rafforzare il proprio argomento sul valore sociale dell’energia, Zagury ha citato un progetto nella città amazzonica brasiliana di Manicoré, dove l’assenza di elettricità limitava l’accesso a medicine e sistemi di refrigerazione. “L’energia è il substrato di tutto ciò che chiamiamo sviluppo”, ha detto il CEO, riflettendo su quell’esperienza. Ha poi sintetizzato la sua visione parlando di quattro forme di opzionalità offerte oggi dal mining e intelligenza artificiale combinati: domanda energetica flessibile, quota di rete crescente quando i concorrenti escono dal mercato, vicinanza al protocollo Bitcoin e infrastrutture di data center riutilizzabili. Secondo lui, questi benefici restano ancora sottovalutati nel modo in cui le società minerarie vengono attualmente prezzate dal mercato.

Sul piano degli investimenti, Zagury ha suggerito un approccio prudente: per chi dispone di capitale limitato, meglio acquistare Bitcoin direttamente prima di considerare l’esposizione al mining. “Se hai solo un dollaro, compra Bitcoin“, ha detto, coerentemente con l’approccio dichiarato da Twenty One Capital, che misura ogni potenziale investimento rispetto alla performance di Bitcoin stesso. Le società minerarie affrontano infatti rischi di costruzione, elettricità, attrezzature, gestione e finanziamento che non esistono per chi detiene semplicemente un ETF spot su Bitcoin, anche se possono offrire una leva operativa quando il prezzo di Bitcoin cresce più velocemente dei costi e della concorrenza in rete.

Che la direzione del settore sarà uniforme appare improbabile. Alcuni operatori manterranno il mining puro, altri lo combineranno con l’hosting AI, e le società che controllano i siti energetici più pregiati potrebbero spostarsi con più decisione verso il computing ad alte prestazioni. I prossimi aggiustamenti di difficoltà e i risultati trimestrali delle società quotate diranno quanto capitale viene davvero indirizzato verso nuove macchine ASIC rispetto alla costruzione di infrastrutture AI.

FAQ

Cosa significa “bear market della hashrate” nel contesto di Bitcoin?

Si riferisce a un calo inusualmente lungo della potenza di calcolo della rete Bitcoin, senza un ritorno ai massimi storici precedenti, come descritto dal CEO di Twenty One Capital Rapha Zagury.

Perché le società minerarie di Bitcoin quotate in borsa si stanno spostando verso infrastrutture AI e HPC?

Le società minerarie stanno diversificando a causa della domanda concorrente per capacità di calcolo e infrastrutture, spostando gli investimenti verso l’intelligenza artificiale e il computing ad alte prestazioni.

Come influisce l’aggiustamento di difficoltà del mining di Bitcoin sull’offerta e la concorrenza?

L’aggiustamento di difficoltà mantiene la produzione dei blocchi vicino ai dieci minuti, impedendo un eccesso di offerta nonostante le oscillazioni della hashrate.

Il mining di Bitcoin è intrinsecamente inefficiente o non profittevole dal punto di vista energetico?

Secondo Rapha Zagury, il mining non è né un business intrinsecamente debole né uno spreco di energia, quando viene gestito con un adeguato controllo dei costi e una struttura del capitale solida.

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