Oggi su La Stampa è stato pubblicato un articolo intitolato: “La capitale italiana delle criptovalute abbandona i Bitcoin. Ma il sogno non tramonta” con riferimento alla Bitcoin Valley di Rovereto, in provincia di Trento.

Read this article in the English version here.

L’articolo ha un titolo molto forte ed è diviso in due parti: nella prima vengono raccolte interviste che raccontano soprattutto i problemi avuti dagli esercenti locali che avevano deciso di accettare pagamenti in bitcoin, mentre nella seconda sono raccolte quelle positive.

Abbiamo chiesto quindi un commento riguardo questo articolo a Marco Amadori, CEO di inbitcoin, nonché uno degli ideatori della Bitcoin Valley di Rovereto.

Il quadro che ci ha descritto Amadori differisce da quello dipinto da Luca Zanini su La Stampa.

Innanzitutto, Amadori ha rivelato che sono stati intervistati moltissimi esercenti di Rovereto, compresa sua madre, ma non tutte le testimonianze sono state pubblicate. Nell’articolo pubblicato da La Stampa sembra che le esperienze negative superino quelle positive, tanto che solo alcune di quest’ultime sono confinate in fondo all’articolo.

Inoltre, il titolo “La capitale italiana delle criptovalute abbandona i Bitcoin” non risulta veritiero.

Amadori racconta che le dichiarazioni positive dei commercianti della città sono state più di quelle riportate nell’articolo, tanto che il numero dei negozianti che accetta bitcoin è in aumento: “Bitcoin Valley è più viva che mai. Ci saranno novità a breve, le cose stanno andando avanti”.  

Inoltre, sottolinea che alcune delle motivazioni che hanno portato degli esercenti ad abbandonare i pagamenti in criptovaluta non sono state riportate correttamente: in alcuni casi, ad esempio, si è trattato di incompatibilità di gestione con la società, mentre in altri si è trattato di inadeguatezza tecnologica che ha portato i gestori del servizio di pagamento in criptovalute a togliere il servizio stesso agli esercenti, qualcuno, infatti, non usava smartphone per accettare pagamenti in bitcoin, ma un computer con Windows 95 installato nel retro del negozio.

Infine, fa notare che le esperienze negative riportate nell’articolo risalgono al 2015, ovvero a prima che inbitcoin iniziasse ad operare nel 2016.

Anche Nicola Vaccari, co-fondatore di inbitcoin e CEO di Bmanity, proprietaria del marchio Comproeuro, ha commentato questo articolo, dicendo:

“Titolo ad effetto. L’ATM dall’ottica è stato spostato 3 anni fa così come drogheria e hotel che si erano avvicinati e staccati subito circa due anni e mezzo fa. Il servizio pubblico che accetta Bitcoin è attivo anche quest’anno come l’anno scorso. Abbiamo stretto una convenzione in questi giorni con la Confcommercio locale per aiutare Rovereto a Natale e stiamo lavorando anche con l’unione artigiani locale ed il consorzio dei commercianti del centro. I punti che li accettano aumentano. Resta la più grande demo live d’europa visibile dallo spazio per la tecnologia Bitcoin“.

Alessio Salvetti, Vicepresidente di Bcademy e socio di Impact Hub Trento, ha aggiunto:

“Chi aderisce ad un sistema per meri fini di lucro, è normale che ne esca quando questo non paga dividendi. Chi ha capito che Bitcoin è un’alternativa al sistema centralizzato coercitivamente imposto, non guarda alla cassa, ma ad un futuro degno di essere vissuto, dove la coercizione è sostituita dal consenso, le frodi evitate a priori, la responsabilità individuale”.