Il Web 3.0 consiste in un profondo cambiamento nell’infrastruttura alla base della rete per come la conosciamo oggi. Secondo molti, sarà un cambiamento ben più profondo di quello generato dal web 2.0 che ha portato la rete da passiva fonte di informazioni ad esser interattiva.

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Ma quindi cos’è il Web 3.0? Non esiste una concreta definizione del Web 3.0, ma i più recenti sviluppi in campi come AI, IoT, crittografia avanzata e sistemi decentralizzati ci danno alcuni suggerimenti su cosa ci aspetta.

L’Intelligenza Artificiale porta una capacità di comprensione delle informazioni ai sistemi con cui interagiamo. I primi segni di questa dinamica si vedono già oggi. Infatti, se prima si chiede all’assistente Google chi è il Presidente degli Stati Uniti e dopo quanto è alto, il software saprà che parliamo di Trump. Questa tendenza è destinata ad aumentare.

Altro trend visibile è la fusione del mondo virtuale con quello fisico. L’IoT (Internet of Things) consiste esattamente in questo: oggetti comuni come aspirapolvere, lampadine e tostapane che sono collegati ad Internet.

Ad esempio: Stai arrivando a casa? Il microonde sta scaldando il pranzo e il termostato ha acceso i riscaldamenti o il condizionatore.

La sicurezza in un mondo connesso

Tutta questa comodità, però, porta con sé molti pericoli.

Infatti, una casa smart è potenzialmente molto meno sicura di una casa normale per aprire la quale basta una classica chiave, e molte sono le critiche nei confronti dei bassi standard di sicurezza informatica tipici degli apparecchi IoT odierni.

La blockchain, con buona probabilità, ricoprirà anche il ruolo di sistema di autenticazione sicuro e senza intermediari, migliorando la sicurezza di simili apparecchi.

Infatti, esistono progetti come Slock che lavorano per collegare le serrature smart alla blockchain, in questo caso quella di Ethereum.

Il web decentralizzato

Difficile aspettarsi che l’infrastruttura decentralizzata verrà utilizzata soltanto come mezzo di autenticazione o pagamento.

Progetti come IPFS cercano di portare la decentralizzazione e la ridondanza tipici della blockchain all’hosting.

Non mancano anche progetti di DNS decentralizzati che dovrebbero ulteriormente contribuire al miglioramento apportato alla privacy dalla prossima generazione di servizi online.

Mentre oggi ogni sito o servizio online che utilizziamo è offerto per mezzo di un server gestito da una azienda che ha accesso a tutti i dati dei suoi utenti, ciò, con buona probabilità, è destinato a cambiare in futuro.

Infatti, con infrastrutture come IPFS, i dati sono salvati con ridondanza su numerosi nodi e quindi la censura è piuttosto difficile.

Al contempo, la privacy è aiutata anche dal fatto che i singoli nodi contengono dati che fanno parte di diversi siti, perciò per comprendere quale sito visionano gli utenti non basta sapere con quale IP interagiscono.

I primi servizi basati su questa infrastruttura decentralizzata, esistono già.

Un buon esempio è dTube, lo YouTube decentralizzato, ma esiste anche l’eBay anonimo e decentralizzato OpenBazaar.

Il direttore di Coinbase stesso, recentemente, ha dichiarato che siamo vicini ad aver il web decentralizzato e molti segni indicano che probabilmente sarà così.