Hai una nuova idea basata sulla blockchain per la tua startup?

Ecco le 6 domande da porsi per verificare se quello che si vuole sviluppare abbia come risposta la tecnologia della catena dei blocchi.

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Trovare un’idea innovativa integrata con blockchain è sicuramente un plus di questo momento, ma c’è da considerare in quali reali occasioni questa tecnologia risolve davvero le eventuali problematiche, rispetto invece a quei casi in cui viene citata solo per catturare l’attenzione.

Ecco come due ricercatori svizzeri Karl Wüst e Arthur Gervais con il loro documento, Do you need Blockchain?, aiutano l’universo imprenditoriale e delle startup a comprendere se la risposta alla propria nuova idea ingloba o meno la blockchain.

Da qui, insieme ad altri input, è possibile dedurre le 6 domande da farsi per sviluppare una nuova idea su blockchain:

  1. C’è bisogno di memorizzare i dati?

La prima domanda in assoluto da farsi sul proprio progetto è capire se si ha bisogno di un archivio dati, in quanto la blockchain è una forma speciale di DLT, e cioè un registro dati distribuito che funziona con la tecnologia della catena di blocchi.

Qualora la propria idea riguardasse, per esempio, la velocità di registrazione, invece che l’archiviazione, allora blockchain non è la risposta adatta e ci si può fermare qui con il questionario. Al contrario, se la risposta è affermativa, ecco la prossima domanda.

  1. Quanti attori registrano i dati?

Se per la registrazione di dati si occupa un solo attore, allora blockchain è inutile. Essendo lo scopo di un database distribuito quello di evitare incongruenze, avrebbe senso usare la tecnologia blockchain nei casi in cui ci siano piú attori coinvolti per la registrazione e verifica dei dati, cosí che ci sia interesse a voler avere copia del registro.

Non a caso, parlando della Blockchain di Bitcoin il primo riferimento che si fa riguarda le transazioni di pagamento. In questo caso, infatti, sia l’emittente che il destinatario vorranno avere la copia incorruttibile della transazione che ha coinvolto entrambi.  

Se ci sono più persone coinvolte, allora procedi con il questionario.

  1. C’è la necessità di affidarsi ad una terza parte?

Un altro concetto fondamentale della blockchain è quello di essere un sistema peer-to-peer o P2P, e cioè creato in modo che esista una disintermediazione tra le parti.

Qualora la nuova idea in questione prevedesse una terza parte fidata insostituibile, allora blockchain non risolve alcuna problematica, se invece l’intenzione è affidarsi alla tecnologia come terza parte per risolvere il contratto tra le parti coinvolte, allora si può passare alla prossima domanda.

  1. C’è bisogno di tutelare la privacy?

Quando si vuole offrire la possibilità di accedere e quindi registrare i dati anche a persone che vogliono rimanere anonime allora blockchain risponde in positivo.

Al contrario, se per la partecipazione alla nuova idea è necessario una chiara identificazione degli attori coinvolti allora si può definire nulla la presenza della tecnologia della catena di blocchi nel progetto.

Un esempio lampante in cui la blockchain è adatta è la tutela alla privacy nell’esercitare il diritto di voto. Se il voto fosse pubblico associato a nomi e cognomi dei cittadini perderebbe la sua caratteristica intrinseca di segretezza.

  1. C’è bisogno di fiducia tra gli attori coinvolti?

“Don’t trust, verify” è il motto della blockchain.

Se per la nuova idea deve esserci fiducia di una certa autorità che può intervenire modificando o correggendo i dati raccolti, allora usare blockchain è un vero e proprio spreco. Al contrario della decentralizzazione, se i dati vengono centralizzati da un’autorità rimarrà valida la possibilità di manipolazione dei dati registrati.

Per rendere l’idea, si può pensare ad un progetto che prevede la raccolta di recensioni su una piattaforma riguardo un certo argomento. Se il proprietario della piattaforma vuole possedere l’accesso riservato sui dati, avendo cosí la possibilità di modificarli, oppure se le persone che desiderano lasciare una recensione lo fanno solo perchè si fidano del meccanismo preposto centralizzato, allora non serve usare blockchain.

Al contrario, se il progetto prevede piena libertà d’accesso a tutte le parti coinvolte senza doversi fidare, allora passiamo all’ultima domanda.

  1. È necessaria una verifica pubblica?

Infine, la blockchain risponde alla necessità di trasparenza dei dati pubblicati.

Chiunque può verificare e tracciare la filiera dei dati su un determinato argomento pubblicamente.

Se si vuole dunque rendere pubblica la registrazione dei dati aziendali, per esempio, allora blockchain è una risposta. Questo non succede spesso, in quanto proprio le aziende per motivi commerciali e forse anche legali, preferiscono non esporre al pubblico i propri dati aziendali privati per non svelare le proprie strategie sia ai consumatori che ai concorrenti. Per cui, se questa è la missione del nuovo progetto, allora blockchain non è da tenere in considerazione.

Al contrario, nei casi per esempio della supply chain di un prodotto, usare applicazioni blockchain diventerebbe quella soluzione che per eccellenza costituisce verità e trasparenza dei dati, verificabili e tracciabili pubblicamente senza che esista un proprietario detentore e quindi forse più condivisi.

 

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Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.