Durante questo 2018 sono state tante le voci intorno alla questione Ripple vs Swift. Si è parlato di partnership, ma anche di competizione o addirittura di sostituzione, tra le due società.

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Ripple vs Swift: il glossario

Swift, ovvero Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, è la società che ha istituito il codice attuale riferito ai bonifici bancari internazionali. Esiste dal 1973 con sede a Bruxelles, Belgio, e si può dire sia onnipresente: più di 11.000 istituti finanziari utilizzano Swift in tutto il mondo, in più di 200 Paesi, rendendo possibile il trasferimento di denaro da e verso praticamente ovunque.

Ripple è invece una società privata con sede a San Francisco, fondata nel 2012, che offre servizi di pagamenti, in particolare transfrontalieri, utilizzando la tecnologia dei ledger distribuiti (DLT) e Blockchain, cosí da renderli più veloci, trasparenti e sicuri. La rete di Ripple si chiama RippleNet.

XRP è la criptovaluta o digital asset che alimenta parte dell’ecosistema di Ripple, creata per un uso principalmente imprenditoriale e finanziario, e consente alle banche di reperire velocemente la liquidità necessaria per effettuare i pagamenti transfrontalieri.

XRP può anche essere acquistato da privati, ma lo usano principalmente le banche come denaro pronto all’uso attraverso la soluzione xRapid, che fornisce dunque liquidità a basso costo per le banche che operano trasferimenti di denaro in ogni parte del mondo, anche nei mercati emergenti.

Il servizio di Ripple che in questo 2018 ha preso piede è xCurrent, che funziona come applicazione di pagamento basato su blockchain ma senza usare XRP, al contrario di xRapid.

Ripple conta al momento 100 istituti finanziari che utilizzano xCurrent e cioè quella messaggistica in tempo reale per consentire pagamenti transnazionali col modello distribuito che si pretendono di regolare in pochi secondi all’interno della rete di istituti finanziari (4 secondi a transazione).

Ripple vs Swift: differenze e somiglianze

Fatto questo quadro generale della situazione, vediamo da dove nasce il paragone tra Swift e Ripple.

Il colosso Swift ha sicuramente sentito la pressione per l’introduzione di nuove tecnologie come blockchain e DLT che hanno invaso il settore finanziario e dei pagamenti, smuovendo la propria situazione.

Non a caso, dal 2017 è stato lanciato il servizio Swift gpi, con lo scopo di fornire pagamenti transfrontalieri in 24h, rispetto i 3 giorni d’attesa del tradizionale, e di offrire il servizio di tracciamento in cloud del pagamento, con maggiore trasparenza di costi, seppur utilizzando la stessa rete di messaggistica Swift.

In questo 2018, il servizio Swift gpi ha registrato il 10% di utilizzo sull’intero volume dei pagamenti internazionali del colosso mondiale, che si aggira intorno 100 miliardi di dollari al giorno.

Dall’altro canto Ripple introducendo l’innovazione blockchain con xCurrent ha avuto fiducia anche da istituti importanti tra cui Lloyds Bank, Santander, Royal Bank of Canada e PNC Bank. Ed anche XRP, seppur fuori dal servizio paragonabile a Swift, ha comunque visto una crescita quest’anno, piazzandosi in secondo posto e superando Ethereum per volume d’affari.

In sostanza, seppur il mese scorso Swift abbia smentito le voci su una possibile partnership con Ripple, non ci sarebbe motivo di temerla, nonostante le affermazioni del CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, che in un’intervista ha affermato:

Quello che stiamo facendo ed eseguendo giorno per giorno è, in effetti, prendendo il controllo di Swift”.

I numeri attuali e l’esperienza parlano chiaro, e la strada affinché Ripple possa sostituire Swift è ancora lunga.

Basterebbe un cambio di rotta da parte del colosso mondiale dei pagamenti bancari verso l’adozione di blockchain per mettere in stato d’allarme il lavoro di Ripple.

All’inizio di questo 2018 Swift aveva dichiarato di aver testato blockchain, ma di non vederla ancora di utilizzo mainstream.