Aspettando il nuovo meetup di Iota Italia che si terrà il prossimo 4 aprile durante l’evento Blockchain Now di Milano, Cryptonomist ha intervistato Stefano della Valle, evangelist del progetto crypto e anche CEO di Things Lab.

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Quali sono le novità riguardo al progetto IOTA?

Diverse novità. Iniziamo dalle ultime novità tecnologiche. È stata attivata una rete di test senza il famoso coordinatore. Questo è un passo decisivo verso la conclusione del percorso di validazione del modello operativo di IOTA descritto in termini matematici nel WP, contestato soprattutto da chi non lo ha le competenze matematiche per comprenderlo.

Qui si può vedere lo stato del tangle gestito da una rete di nodi senza coordinatore.

Il coordinatore non mi ha mai dato grandi preoccupazioni perché non ha la possibilità di firmare transazioni, modificare il tangle o controllare i nodi; assomiglia molto a un validatore di un sistema POS più che a un gestore centralizzato. Tuttavia sono molto felice che si avvicini il momento in cui potremo vedere la rete attiva senza coordinatore perché in effetti costituisce un “collo di bottiglia”. La rete senza coordinatore sarà molto più veloce e questo permetterà di attivare molti interessanti progetti che necessitano di transazioni economiche molto piccole e frequenti.

Una seconda novità riguarda il rilascio di una libreria per la georeferenziazione delle transazioni. Lo scenario applicativo che abilita è molto interessante: usando questa libreria un dispositivo può “taggare” le proprie transazioni usando il codice univoco della propria posizione geografica.

Questa etichetta permette all’applicazione di “mettersi in ascolto” su un nodo IOTA filtrando le transazioni in arrivo in tempo reale con il codice di georeferenziazione di suo interesse. Un esempio pratico: una centralina meteo pubblica dati ogni 10 minuti creando transazioni georeferenziate. Un sistema di monitoraggio, selezionando una data area geografica, è in grado recuperare dal tangle dati specifici per quell’area ed elaborare previsioni e allarmi in tempo reale.  Oggi questo scenario applicativo è oggi realizzabile ma con complessità (quindi costi) molto superiori.

Un’altra interessante novità riguarda il rilascio in open source del codice del Data Marketplace. Si tratta di un’intera piattaforma in grado di gestire dispositivi IoT che producono dati. La caratteristica principale di questo sistema consiste nel permettere ai sensori di vendere i dati e ovviamente a chiunque di comprarli.

Si tratta di un sistema unico che risolve una notevole quantità di problemi in modo semplice ed efficace: certezza della sorgente del dato, distribuzione del dato in tempo reale, memorizzazione del dato per analisi in differita, valorizzazione del dato e gestione del processo di pagamento.

In Italia cosa state facendo?

La community italiana di IOTA è molto attiva con vari gruppi di sviluppatori indipendenti impegnati sia in progetti open che privati.

Il 4 Aprile si terrà il prossimo meetup italiano all’interno dell’evento IOTHINGS e avremo l’onore e il piacere di ospitare Domink Shiener, co-chairman of board of directors e co-founder di della Fondazione IOTA.

Quindi colgo l’occasione per invitare tutti a questo evento per conoscere IOTA, noi e confrontare i vari punti di vista su questo progetto e il futuro delle tecnologie crypto.

Lato business posso raccontarti quello che stiamo facendo come Things Lab, società nata specificatamente per fare ricerca e sviluppo sulla tecnologia IOTA, di cui sono amministratore.

In primo luogo stiamo lavorando un tema molto specifico e interessante: “l’identità delle cose”.

Si tratta di un building block utilizzabile in moltissimi contesti, dall’anticontraffazione, all’industry 4.0 o alla tracciabilità. Lo abbiamo chiamato ProductID in quanto permette di attribuire un’identità digitale inviolabile a qualsiasi prodotto.

Il secondo prodotto si chiama TrackingID ed è sostanzialmente uno strumento che permette di tracciare il ciclo di vita di un prodotto, durante la sua produzione, nel percorso di distribuzione e vendita e consumo o, per i prodotti che non vengono consumati, la proprietà.

Entrambi questi strumenti sono basati completamente si IOTA quindi, nell’uso non sono gravati da costi derivanti dalle fee di transazioni.

Interessante, come pensate di portare queste soluzioni sul mercato?

Siamo pronti illustrare la semplicità e la potenzialità di questi strumenti a tutte le aziende interessate specialmente nei settori moda, alimentare e farmaceutico, ma la no notizia interessante è che abbiamo attivato una partnership con HPE.

Ci puoi dare qualche dettaglio sui contenuti di questa partnership?

Certo. Ma prima di tutto mi preme sottolineare come Hewlett Packard Enterprise sia il primo grande player del mercato IT/ICT che ha compreso l’importanza della tecnologia IOTA e ha iniziato a proporla in collaborazione con Things Lab ai propri clienti per indirizzare esigenze oggi non pienamente soddisfatte dalle soluzioni tradizionali.

A mio parere questa è una duplice grande notizia: con un pizzico di orgoglio segnalo che l’iniziativa è nata dalla direzione italiana di HPE e spero potrà presto contagiare anche le altre countries, ma soprattutto è la prima volta (almeno ufficialmente) che una azienda di IT global adotta e propone soluzioni basate su un distributed ledger pubblico.

Per quanto concerne i contenuti della partnership, vogliamo lavorare insieme per fornire alle medie e grandi aziende soluzioni a molteplici problemi sfruttando a pieno le nostre competenze, la tecnologia IOTA e i sistemi HPE.

Poi, data la nostra natura di sviluppatori-ricercatori ai limiti estremi dell’innovazione IT/ICT, cercheremo sinergie e possibilità di integrazione di IOTA con il progetto “The Machine” di HPE.

“The Machine” di cosa si tratta?

IOTA si occupa di IoT e i dispositivi IoT producono dati. Miliardi di dispositivi produrranno una quantità enorme di dati che può essere utilizzata per molteplici scopi ma per almeno tre di questi occorre un sistema speciale: deep learning, real time problem solving, trend analysis. Questi contesti applicativi richiedono di elaborare in tempo reale la più grande quantità di dati possibile. Il progetto The Machine di HPE punta a realizzare super computer che oltre a disporre di grande capacità di elaborazione possiede anche una enorme quantità di memoria a basso consumo energetico e ad elevatissima velocità di accesso.

La mia idea, che vorrei verificare sul campo, è che IOTA e The Machine possono integrarsi permettendo di semplificare la raccolta dei dati grazie a IOTA e potendo poi realizzare con the Machine una elaborazione massiva. Interessante poi verificare gli scenari di integrazione tra Qubic e The Machine, permettendo di ottenere consenso (quindi validità pubblicamente riconosciuta) di informazioni derivate dalla mole di dati messa a disposizione da The Machine.

Molto interessante. Di Qubic cosa ci puoi dire?

Lo sviluppo procede e penso a breve si potrà vedere qualche risultato concreto. Per chi guarda a IOTA come token speculativo, penso sarà un momento interessante.

Perché?

Qubic è un sistema di elaborazione dati distribuito che produce consenso sia sull’output che sui dati di input utilizzati. I nodi che eseguono i Qubic (equivalente di uno smart contract Ethereum) saranno remunerati. Quindi in pratica Qubic sarà l’equivalente del sistema di mining di Ethereum o Bitcoin, solo che invece che consumare energia per “minare”, i nodi Qubic producono dati utili che qualcuno è disposto a pagare, quindi un consumo energetico utile ed efficiente perché coinvolge il solo quantitativo di nodi necessario alla validazione di uno specifico dato.

Questo scenario da una parte apre a interessanti applicazioni che potremmo definire una versione evoluta del cloud computing, dall’altra innesca un’economia del Token IOTA. In Bitcoin e Ethereum il token è necessario per sfruttare il ledger e ciò ha prodotto nel tempo la crescita di valore; IOTA diviene essenziale per usare Qubic ed è quindi ragionevole aspettarsi lo stesso effetto sul prezzo.

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Federico Izzi
Analista finanziario e #trader indipendente – Socio S.I.A.T. & Assob.it. Opera attivamente sui mercati azionari e dei derivati (futures ed opzioni) dal 1997. Precursore dell’analisi ciclica-volumetrica è noto per aver individuato i più importanti movimenti al rialzo ed al ribasso sui mercati finanziari degli ultimi anni. Partecipa annualmente come relatore all’ ITForum di Rimini dall’edizione del 2010 ed InvestingRoma e Napoli dalla prima edizione del 2015. Interviene come ospite ed esperto dei mercati durante le trasmissioni “Trading Room” e “Market Driver” di Class CNBC, Borsa Diretta.tv e nel TG serale di Traderlink. Da luglio 2017 è ospite fisso su LeFonti.TV nell’unico spazio nazionale settimanale dedicato alle criptovalute insieme ai più importanti esperti internazionali del settore. Da maggio 2017 è ufficialmente analista tecnico di BigBit. Periodicamente pubblica articoli su ITForum News, Sole24Ore, TrendOnLine, Wall Street Italia. E’ stato intervistato in qualità di esperto di #criptovalute per: Forbes Italia, Panorama, StartupItalia, DonnaModerna. E’ stato riconosciuto come primo analista tecnico italiano ad aver pubblicato la prima analisi ciclica secolare sul #Bitcoin. Federico Izzi è… Zio Romolo