La EBA contro i giganti del web
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Criptovalute

La EBA contro i giganti del web

By Rossana Prezioso - 9 Apr 2018

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La prima ad oscurare gli annunci riguardanti le ICO e le monete virtuali è stata Facebook all’inizio dell’anno.

La motivazione ufficiale è stata quella di proteggere i propri utenti da potenziali truffe nascoste dietro ogni singolo annuncio.

Da lì è partita un’ondata di diffidenza verso l’universo delle criptovalute che piano piano si è estesa anche a Google e Youtube.

Dopo il colosso di Mountain View a rinunciare a questo tipo di pubblicità è arrivata Twitter che, nonostante la necessità di monetizzare la sua base di utenti, ha deciso di frenare questo canale di finanziamenti e bloccare le ADS riguardanti ICO e l’universo crypto.

Risultato: da giugno il colosso della ricerca online metterà al bando gli annunci.

Le reazioni

Troppa censura secondo alcune associazioni di criptovalute e per imprese che operano nel settore.

Da qui le proteste provenienti da Svizzera, Kazakistan e Armenia, cui si sono aggiunte altre associazioni crypto russe, cinesi e sud-coreane riunite in un’associazione chiamata Eurasian Blockchain Association (EBA).

Il risultato è un’azione collettiva di denuncia delle multinazionali di Internet.

Facebook, LinkedIn, Twitter e Google saranno perciò presto chiamate in tribunale nello Stato di New York come dichiarato da Yuri Pripachkin, presidente dell’EBA sottolineando che:

“Le cause legali possono essere presentate anche in altre giurisdizioni statunitensi, compresi gli stati in cui sono registrate le società”.

A coprire le spese sarà un fondo in criptovalute registrato in Estonia.

Rossana Prezioso
Rossana Prezioso

Appassionatasi alle nuove frontiere dell’editoria online, ha deciso di approfondire ulteriormente le sue conoscenze dedicandosi allo studio dei cambiamenti culturali ed economici derivati dalla nascita della finanza hitech, sviluppando le tematiche riguardanti i nuovi modelli di business ad essa legati e le influenze geopolitiche della new economy criptovalute

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