Anche al Nasdaq il future sul bitcoin
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Anche al Nasdaq il future sul bitcoin

By Daniele Chicca - 12 Apr 2018

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La prima volta che la leggi pensi a una fake news di sicuro. Poi strabuzzi gli occhi e scopri che l’ha detta veramente.

“Le persone hanno più fiducia nelle criptovalute che in alcune banche centrali”, parola di Jeffrey Sprecher, ad dell’Intercontinental Exchange (ICE).

Nientemeno. Dunque non un fanatico dei bitcoin bensì il dirigente della società che controlla la Borsa di New York.

Un nuovo future per le crypto

La dichiarazione è stata fatta nel corso di un’intervista a Bloomberg TV.

Tra l’altro, Jeffrey Sprecher, non ha escluso la possibilità di lanciare dei future sulle monete digitali, come hanno già fatto altre piattaforme di exchange concorrenti.

A dicembre CME Group e CBOE Global Market hanno iniziato a offrire future con sottostante il bitcoin, ora anche il Nasdaq sta prendendo in considerazione una misura analoga.

“C’è un trend che non possiamo più ignorare, pertanto non lo escludo”, ha detto Sprecher, facendo anche un riferimento al fondatore del bitcoin che “la gente ha più fiducia in un tizio chiamato Satoshi Nakamoto, che nessuno ha mai incontrato, piuttosto che nella Federal Reserve americana”.

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ICE intende lanciare un contratto legato al bitcoin nella seconda metà del 2018.

Del resto, decine di piccole piattaforme di scambio sono nate negli ultimi anni con l’obiettivo di cavalcare l’onda delle crypto, ma solo di recente il mondo delle monete digitali inizia a raccogliere consensi anche nei piani alti delle istituzioni finanziarie.

“Le persone si sentono più a loro agio con le tecnologie rispetto agli istituti governativi e alla società nella quale sono cresciuto”, osserva Sprecher.

E così, dopo un lungo periodo di ostracismo nei confronti delle crypto, stanno arrivando i primi attestati di fiducia anche da parte delle autorità finanziarie centrali.

A dare legittimità alle crypto è stato per esempio quest’anno anche uno degli economisti della Federal Reserve di New York.

Crypto più affidabili anche dei contanti

In un’intervista concessa al World Economic Forum circa un mese fa, Micheal Lee, economista finanziario del gruppo di Statistica e Ricerche della Federal Reserve di New York, ha precisato che “come una qualsiasi altra forma di valuta, quelle digitali facilitano i pagamenti tra le parti e offrono un valore”. Quello che le rende speciali rispetto alla concorrenza, tuttavia, è il fatto che “possono servire questi ruoli anche in contesti in cui la fiducia – o piuttosto la mancanza di questa – costituisce un problema”.

La fiducia è implicita in tutte le forme di pagamento. Se una persona ha bisogno di comprare della frutta al mercato e paga con un assegno, il commerciante deve fidarsi della qualità creditizia del cliente, ossia che ci sono fondi a sufficienza nel conto in banca.

Lo stesso discorso vale anche per i metodi di pagamento tradizionali come le carte di credito e i bancomat: il negoziante e il cliente devono fidarsi della banca che fa da tramite.

Con i contanti alcuni di questi problemi spariscono, dal momento che non entra in gioco alcun intermediario. Ma, spiega Lee, le crypto sono ancora più affidabili del cash perché “anche i contanti richiedono una certa forma di fiducia”.

Potrebbero, per esempio, essere stati falsificati, oppure potrebbero perdere di valore nel caso in cui venissero erosi dall’inflazione o da misure di confisca monetaria. Ciò significa che bisogna avere fiducia nella banca centrale. Con le crypto, che si fondano su un sistema decentralizzato, si risolve questo problema.

Un elemento importante dei pagamenti di denaro è il processo di convalida, con il quale si determina quali transazioni possono essere portate a termine dal sistema e quali invece vanno rifiutate. Se si scopre che non ci sono fondi a sufficienza, il pagamento non viene eseguito.

Quando si passa una carta di credito su un lettore POS bisogna aspettare l’approvazione di un programma “validatore”. Con il bitcoin e le altre criptovalute non c’è alcuna persona predeterminata incaricata di ricoprire tale ruolo: ogni partecipante della rete blockchain potrebbe essere scelto a caso per la verifica.

Bitcoin in rimonta sui mercati

Le prove di fiducia da parte delle autorità monetarie e centrali stanno aiutando le criptovalute anche sui mercati, dove sta proseguendo la rimonta delle quotazioni di molti player del settore. Una mano al bitcoin, la moneta digitale numero uno per capitalizzazione, l’ha data anche l’ultimo rapporto di Barclays firmato da Joseph Abate in cui si dice che “la stagione dell’influenza” si è conclusa.

Con la particolare metafora lo strategist della banca inglese intende dire che la fase di speculazione è terminata, sebbene questo significhi anche che il picco dei prezzi è probabilmente già stato toccato. “Siamo convinti che la fase speculativa degli investimenti nella criptomoneta è alle spalle”, dichiara Abate nella nota.

Il modello di Abate divide le persone in tre gruppi: malati (“infetti”), suscettibili e immuni, all’influenza da bitcoin. Le persone che sono suscettibili o che hanno comprato per paura di perdere il treno, rappresentano circa il 25% della popolazione. Molti altri sono però immuni e difficilmente compreranno bitcoin, spiega l’analista.

Dalla ricerca della banca emerge che, come avviene a un certo punto nei casi di epidemia, nel caso del bitcoin “la soglia di immunità è stata raggiunta”. Più sale il numero di gente che diventa proprietaria di bitcoin, più scende la percentuale di persone (rimaste fuori) che potrebbero comprare e sale quella di chi potrebbe vendere. Questo alla fine impone un limite massimo ai prezzi e progressivamente a una “riduzione degli shock”, e quindi a una loro stabilizzazione.

Le quotazioni del bitcoin sono precipitate a inizio 2018 fino a toccare i minimi della fase attuale in area 6 mila dollari, dopo che a dicembre dell’anno scorso avevano sfiorato i 20 mila dollari, massimo assoluto. Alle 17.30 di giovedì 12 aprile valgono circa 7.600 dollari stando ai dati di Coinmarketcap.com.

Daniele Chicca
Daniele Chicca

Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

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