Nel caos del Venezuela, ecco il primo exchange
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Nel caos del Venezuela, ecco il primo exchange

By Fabio Lugano - 23 Apr 2018

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Il Venezuela è balzato agli onori della cronaca per la democrazia divenuta una farsa e l’iperinflazione che sta devastando l’economia e riducendo la vita dei cittadini alla miseria: non si trovano più neanche le medicine per i bambini.

I numeri ci riportano alla Germania di Weimar, quasi un secolo fa, per vedere qualcosa di simile.

Nel caos del Venezuela, ecco il primo exchange
Fonte: Bloomberg

Le ultime rilevazioni ufficiose (diciamo ufficiose perché quelle ufficiali sono controllate dal governo Maduro) parlano di un tasso inflazionistico del 454%.

Questo rende difficile la vita dei venezuelani. Non solo perché spesso i redditi sono inadeguati, ma perchè è difficile ritirare dai bancomat il denaro contante necessario per operazioni banali come comprare il giornale o pagare il caffè: l’inflazione è talmente alta che non c’è convenienza a stampare moneta.

Non a caso il governo ha dovuto togliere tre zeri dalle banconote per evitare che quelle di piccolo taglio fossero utilizzate per fare coriandoli.

Il mining venezuelano

In questo Armageddon monetario, le criptovalute sono apparse una possibile soluzione ideale perchè, per quanto volatili, lo sono meno di una valuta ormai scomparsa.

Approfittando dell’energia elettrica a prezzo quasi nullo, più o meno 0,0000125 US$ per Kwh, il mining diventa molto profittevole, soprattutto per chi è disperato e si accontenta di poche decine di dollari al mese.

Per questo motivo è partita un’attività di estrazione illegale, nascosta e repressa duramente dalla polizia.

Addirittura, corrono voci che lo stesso governo crei bitcoin con le attrezzature sequestrate, obbligando chi è stato catturato ad eseguire le necessarie ottimizzazioni.

Il Petro del Venezuela

Se questo è stato il primo approccio del Paese al mondo delle valute virtuali, vi è stato anche un approccio istituzionale. Il governo Maduro, bloccato sul mercato finanziario internazionale a causa della scarsità di fondi e dall’ostilità degli Stati Uniti, ha pensato di rivolgersi alle criptovalute per risolvere i problemi finanziari creando il Petro, valuta virtuale legata, almeno in teoria, al petrolio.

Data la sua natura di asset-backed token, il Petro è pre-minato, il che vuol dire che la sua emissione è predeterminata. Come sua blockchain è stata scelta NEM, recentemente onorata con il premio Satoshi a Mosca.

Il Petro(lio)

Ma quanto è reale il suo collegamento con il petrolio? Per capirlo bisogna leggere il decreto istitutivo del progetto:

Nel caos del Venezuela, ecco il primo exchange

l petrolio venezuelano è in teoria il backing del Petro, ma se qualcuno volesse incassarlo in Venezuela otterrebbe in cambio un bel pacco di Bolivar.

Tra l’altro, la garanzia petrolifera è temporanea perché il governo si riserva di sostituirla con qualsiasi commodity che la nazione desideri.

probabilmente è per incertezza che, nonostante roboanti proclami, il Petro non è ancora partito, anche se è possibile che governi amici abbiamo versato nelle stremate casse venezuelane un po’ di contante.

Nel frattempo, un decreto presidenziale USA vieta vieta ogni investimento in Pedro ai cittadini a stelle e strisce.

Insomma, il mercato delle criptovalute venezuelano è in una situazione caotica. Anche se qualcosa si sta muovendo.

Il primo exchange del Venezuela

E’ nato, infatti, il primo exchange venezuelano legale: Cryxto, che permette di comprare direttamente Ripple con Bolivar e viceversa, consentendo ai venezuelani di prelevare la moneta nazionale direttamente dai propri conti correnti.

Il volume scambiato non è elevato, ma è dignitoso, approssimativamente pari a 150 milioni di dollari.

Certo, vi è solo una sola coppia di scambio, ma una volta acquistato XRP gli operatori possono spostarli su un altro exchange internazionale e cambiarli in altre valute virtuali.

Le commissioni sono piuttosto costose se confrontate con quelle degli altri servizi simili, ma comunque sono una frazione dei costi bancari e sono un’alternativa al pericoloso ed illegale mercato nero.

Tra l’altro, incrociando i cambi di Ripple, Bolivar e Dollaro USA possiamo avere una valutazione realistica del valore del Bolivar su un mercato libero, che in questo momento (ricordiamo l’iperinflazione) sarebbe pari a 0,000001345 dollari.

Se non sarà il Petro, magari qualche altra soluzione derivata dalla blockchain potrà servire a risollevare il Venezuela.

Fabio Lugano
Fabio Lugano

Laureato con lode all'Università Commerciale Bocconi, Fabio è consulente aziendale e degli azionisti danneggiati delle Banche Venete. E' anche autore di Scenari Economici, e conferenziere ed analista di criptovalute dal 2016.

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