Anche la Fed apre al Bitcoin
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Anche la Fed apre al Bitcoin

By Marco Cavicchioli - 24 Apr 2018

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La Fed di St Louis, parte integrante della Banca Centrale degli Stati Uniti, ha pubblicato i risultati di uno studio condotto sulle criptovalute.

Si tratta di risultati di grande importanza, soprattutto vista la fonte.

Innanzitutto hanno provato a stabilire se la definizione classica di “moneta” si può adattare al bitcoin.

Il risultato è che, secondo questo studio, il bitcoin non andrebbe considerato una moneta classica, ma richiede in realtà una nuova definizione.

Ovvero una conclusione decisamente simile a quella fornita dalla FINMA svizzera, che ha definito il bitcoin un “token di pagamento“.

Il fatto che diverse banche centrali di grandissimo rilievo finiscano per condividere il medesimo approccio teorico al bitcoin, significa che si sta per raggiungere un certo consenso nella definizione tecnico-finanziaria della madre di tutte le criptovalute.

Diciamo che è più vicino il raggiungimento di un “modello standard”.

Perché in effetti, il discorso che riguarda altre monete digitali è decisamente più complesso.

Il secondo punto è quello relativo alla decentralizzazione – che costituisce la vera innovazione del bitcoin.

Nel documento si legge che Bitcoin è il primo denaro virtuale per il quale i diritti di proprietà delle varie unità monetarie sono gestiti in una rete decentralizzata. Non esiste un’autorità centrale, nessun capo e nessuna direzione. Eppure funziona“.

Questo paragrafo, riportato in un documento ufficiale della più importante Banca Centrale del mondo, appare di una notevole importanza.

Di fatto costituisce il riconoscimento della legittimità della decentralizzazione monetaria, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

Si badi bene: non hanno scritto che “funziona bene”, ma solo che “funziona”, pertanto questo non è un giudizio, ma solo una constatazione derivata dall’evidenza di ciò che inevitabilmente oramai si può osservare.

Il terzo punto, connesso al secondo, è la portata innovativa (o rivoluzionaria). Il documento dice: La blockchain di Bitcoin è il sistema contabile decentralizzato,…ha il potenziale di interrompere l’attuale infrastruttura di pagamento e il sistema finanziario.

Vale lo stesso ragionamento fatto prima: appare come un riconoscimento ufficiale della portata innovativa, se non rivoluzionaria, di Bitcoin dovuta alla sua natura decentralizzata.

In realtà il documento prosegue il discorso accennando ad alcuni evidenti vantaggi: La caratteristica speciale delle criptovalute è che combinano i vantaggi transazionali della moneta virtuale con l’indipendenza sistemica dell’elaborazione delle transazioni decentralizzata. Inoltre, come per l’oro, la creazione di nuove unità Bitcoin è competitiva. Chiunque può impegnarsi nella creazione di nuove unità Bitcoin scaricando il rispettivo software e contribuendo al sistema“.

Va però anche necessariamente detto che a questi vantaggi contrappongono anche alcuni svantaggi (come la concentrazione di potere nelle mani dei grossi miner).

Infine, dopo aver finalmente compreso cosa significhi realmente “decentralizzazione”, e quali siano i vantaggi derivanti, sono costretti ad ammettere che “ha poco senso che le banche centrali creino delle criptovalute, anche se sarebbe semplice da un punto di vista tecnologico farlo“.

D’altronde una criptovaluta di Stato non può essere decentralizzata per definizione, e visto che è proprio la decentralizzazione a rendere le criptovalute così tanto innovative, le eventuali criptovalute di Stato di sicuro non apporterebbero alcun vantaggio innovativo.

Al massimo posso essere delle forme digitalizzate, e moderne, di emissione delle tradizionali valute fiat.

Questo documento potrebbe essere destinato ad entrare nella storia monetaria degli USA (e forse del mondo intero).

Chi conosce bene le criptovalute sa che tutto ciò che abbiamo appena detto è vero.

Anzi, sa benissimo che probabilmente era inevitabile che prima o poi se ne sarebbero accorte anche le istituzioni, qualora avessero affrontato l’argomento in modo oggettivo.

Insomma, d’ora in poi è possibile che l’atteggiamento della Banca centrale americana sia molto più “onesto” nei confronti delle criptovalute. Forse inizia una nuova era.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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