Algorand, una lotteria geniale per la blockchain
Algorand, una lotteria geniale per la blockchain
Interviste

Algorand, una lotteria geniale per la blockchain

By Daniele Chicca - 7 Mag 2018

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Un professore di origini italiane sostiene di avere trovato la soluzione a uno dei problemi più complessi della blockchain: la scalabilità.

Stiamo parlando di Silvio Micali, informatico palermitano già insignito del Turing Award nel 2012 per il suo lavoro pionieristico nella crittografia.

In questa intervista esclusiva a The Cryptonomist spiega come funziona la sua piattaforma.

Battezzato Algorand, il sistema del professore del M.I.T. promette di essere sicuro, veloce e a basso consumo.

Adottando un approccio rivoluzionario che consente di risolvere il problema della scalabilità, la nuova piattaforma potrebbe aprire molteplici opportunità ancora inesplorate per le criptovalute e favorire molte applicazioni della blockchain nell’economia reale.

Quali possibilità apre una blockchain che consuma meno e può supportare registri di informazioni su grande scala?

La primissima applicazione è quella di essere veramente un mezzo di scambio. Attualmente, nessuna delle criptovalute lo è. Bitcoin, in particolare, può forse essere paragonato a un investimento in oro, ma non è un mezzo di scambio. Con nove transazioni al secondo, non può essere usato per pagare il conto al ristorante e ancor meno un caffè! Inoltre il costo base, nascosto, di ogni transazione è così elevato da rendere piccole transazioni praticamente impossibili.

Quindi?

Una volta risolto il problema di scala, le criptovalute ci offriranno molto di più di un mezzo di scambio. Ci permetteranno di transare a bassissimo costo e in modo diretto, senza l’intervento di un mediatore comune e fidato. Questo è importante non solo perché’ un intermediario rallenterebbe la transazione tra due parti, e perché tale mediatore vorrebbe giustamente essere pagato per i suoi servizi, ma anche perché due parti residenti in continenti diversi, o comunque totalmente estranei, potrebbero non conoscere alcuna terza parte di cui entrambi si fidano.

Come funziona Algorand e come è arrivato a questa idea

In Algorand non ci sono minatori, né problemi computazionali difficilissimi da risolvere. Gli unici utenti sono quelli che posseggono denaro nel sistema. In estrema sintesi, in Algorand, un blocco di transazioni valide è generato in due fasi magiche, dove la magia è sostituita dalla matematica. Nella prima fase un utente è scelto a caso tra tutti gli utenti, proporzionalmente alla quantità di denaro che possiede nel sistema.

Questo utente propone e propaga un nuovo blocco da aggiungere alla catena. Nella seconda fase, un comitato di mille utenti è scelto a caso, di nuovo proporzionalmente alla quantità di denaro posseduto da ognuno. La responsabilità di questo comitato è di raggiungere un accordo sul blocco proposto dal primo utente. Questa seconda fase è resa necessaria dal fatto che, nel raro caso che il primo utente fosse un imbroglione e mandasse blocchi diversi a utenti diversi, il comitato ridurrebbe questa molteplicità di blocchi a un blocco singolo. Il processo di scelta del primo utente e quello del comitato è automatico e sicuro.

E’ qualcosa di simile a una lotteria? O il paragone è fuori luogo?

Diciamo che la scelta consiste di una speciale lotteria crittografica, che ogni utente esegue individualmente (cioè senza comunicare con nessun altro) e brevissimamente (in meno di un millesimo di secondo). Chiunque vince, ottiene un “biglietto vincente”, facilmente verificabile da tutti, cioè una prova che è stato legittimamente scelto per il suo ruolo di propositore del blocco o membro del comitato. Neanche se uno possedesse tutti i computers del pianeta sarebbe in grado di alterare la probabilità di essere scelto.

Il tutto con velocità e sicurezza?

Questo sistema non solo è velocissimo ma anche sicurissimo. Se un avversario volesse, per esempio, corrompere tutti i membri del comitato in modo da controllare il blocco da aggiungere alla catena, non saprebbe da dove cominciare. All’inizio, perché non può prevedere chi sarà scelto nel comitato. E dopo, cioè quando i membri del comitato propagano i loro biglietti vincenti con la loro opinione sul blocco proposto, perché sarebbe inutile corromperli. I membri del comitato hanno già detto quello che avevano da dire, e nessuno può più imbottigliare messaggi che si stanno propagando viralmente nell’Internet.

Quando mi è stato spiegato per la prima volta come funziona Bitcoin, ho trovato meraviglioso il problema da risolvere, ma poco elegante la sua soluzione. Ho deciso quindi di ricominciare da capo. E dopo alcuni mesi di ricerca frenetica è venuto alla luce Algorand.

Io sono un teorico. I miei colleghi del MIT che invece si occupano di sistemi si sono chiesti se il sistema fosse “troppo bello da essere vero”. Abbiamo quindi affittato mille grossi computer da Amazon e verificato sperimentalmente il suo funzionamento su larga scala. A risultato positivo ottenuto, abbiamo pensato di fondare una società che permettesse l’utilizzo globale di questa tecnologia.

Quanto può ridursi il consumo energetico con il suo sistema?

Il consumo energetico di Algorand è sinceramente trascurabile. Diciamo meno dell’un per cento di quello delle criptovalute tradizionali.

A che punto siete con i finanziamenti? Chi sostiene il progetto?

Abbiamo ottenuto il primo round di finanziamenti lo scorso anno, da Pillar, un VC locale, e Union Square Ventures di New York, uno dei due VC più famosi in questo campo. Annunceremo in seguito ulteriori informazioni sui nostri piani.

A suo avviso, la “token economy” è già matura, quanto tempo ci vorrà per vedere completata questa rivoluzione sociale e industriale?

Come agli albori di Internet, la tecnologia si sta sviluppando e sono sicuro che progetti come Algorand permetteranno l’adozione su scala mondiale.

Daniele Chicca
Daniele Chicca

Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

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