Neufund ICO: la nostra mission è tokenizzare l’economia
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Neufund ICO: la nostra mission è tokenizzare l’economia

By Daniele Chicca - 3 Giu 2018

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Fare da ponte tra i protagonisti dell’economia tradizionale e il “nuovo mondo” della blockchain e delle ICO: è questa la missione di Neufund, startup tedesca il cui compito è reso però complicato da regolamentazioni ancora assenti. Una volta fatta chiarezza sulla normativa, il settore delle criptovalute e delle token sale potrà procedere spedito.

E’ quanto spiega a The Cryptonomist Agnieszka Sarnecka, VP Venture presso la piattaforma di equity token offering con sede a Berlino. L’imprenditrice vorrebbe aiutare a colmare il gap tra inventori-imprenditori e investitori, forte di una convinzione: “l’innovazione non si può fermare”.

Come nasce Neufund? Con quali obiettivi?

Sono in grado di rispondere a questa domanda in qualsiasi momento, ovunque e in qualsiasi circostanza. Neufund intende colmare il divario tra investitori e inventori, aprendo la strada all’innovazione. Crediamo che la creatività sia un diritto umano fondamentale e che chiunque debba essere in grado di farlo.

Le modalità attuali di raccolta di capitali e fondi mancano di efficienza. Al giorno d’oggi, chi ha bisogno di finanziamenti si trova di fronte a un processo costoso e che richiede tempo. E ogni volta che hai bisogno di più capitale, devi passare attraverso lo stesso processo più volte. Ciò è in netta contraddizione con la facilità con cui le grandi imprese che hanno già effettuato le loro IPO possono ottenere maggiori capitali e crea un vantaggio profondamente ingiusto.

Quindi?

Noi intendiamo cambiare questa situazione consentendo a qualsiasi entità registrata in tutto il mondo di condurre una quasi-IPO su blockchain e di tokenizzare una parte delle loro azioni in modo giuridicamente vincolante e sicuro.

La vostra azienda accorcia il gap tra le aziende che operano fuori dal settore della blockchain e le opportunità offerte dai contratti intelligenti e dalla tecnologia che sta alla base delle criptovalute. Come si è evoluto questo concetto rispetto agli inizi di Neufund?

Esattamente. Come lei ha sottolineato, intendiamo creare un ponte tra il mondo off-chain e quello on-chain. Questo significa consentire a qualsiasi tipo di azienda, anche da una panetteria o una gelateria, di utilizzare i poteri delle tecnologie blockchain e, in particolare, usare in un processo di raccolta fondi i meccanismi dell’ICO. Che, nella sua essenza, è un concetto brillante. Tuttavia, vogliamo garantire che tali società conducano queste ICO in modo legale, tokenizzando i loro titoli in un processo semplice e trasparente: una Equity Token Offering.

Le offerte di Token che abbiamo visto finora nello spazio delle criptovalute sono state di solito condotte da progetti che lavoravano strettamente con la tecnologia blockchain, e questo è dovuto principalmente al fatto che avresti dovuto essere uno sviluppatore per sapere come impostare il processo di raccolta fondi attraverso una ICO. La complessità del processo è stata finora uno dei maggiori ostacoli. Stiamo cambiando questo stato di cose.

Fin dall’inizio di Neufund abbiamo affrontato una questione fondamentale: come possiamo rendere i crypto token giuridicamente vincolanti e quindi legalmente applicabili in tribunale? Da un lato abbiamo contratti intelligenti che stabiliscono regole di governance affidabili dei token crittografici. Dall’altro abbiamo accordi giuridici che stabiliscono le regole di una relazione d’affari basate sulla fiducia. La nostra più grande innovazione è stata trovare un modo per collegare entrambi i contratti tra loro sulla base di un linguaggio comune. Proprio così, il linguaggio.

Sia i contratti intelligenti che quelli legali sono redatti in un linguaggio specifico. Lo abbiamo unificato su entrambi i lati, rispecchiando gli uni negli altri. Ora è possibile trattare il contratto legale come una traduzione letterale del codice in un linguaggio comunemente comprensibile, come l’inglese. In questo modo sia lo sviluppatore che l’avvocato sono in grado di leggerlo. A partire dal term sheet, dall’accordo di investimento, dall’accordo per il titolare del gettone e fino al prospetto, tutti i documenti legali sono allegati allo smart contract, che sta eseguendo il processo di raccolta fondi. Tutte le norme sono allineate in modo tale da risultare coerenti l’una con l’altra.

Per quanto riguarda l’emissione di equity token, quale industria o settore risulterà più investito dall’adozione di questa pratica?

Il nostro processo di raccolta fondi sta migliorando tecnologicamente il mercato del Venture Capital, il mercato delle IPO e in generale l’intero mercato degli investimenti. Pur non ritenendo che le ETO sostituiranno il modo in cui le imprese raccolgono capitali, siamo fermamente convinti che, adottando le ETO come metodo alternativo di finanziamento, il mercato darà un impulso verso una maggiore efficienza, trasparenza e sicurezza.

Quello che vale la pena menzionare è che gli equity token possono essere emessi da qualsiasi entità costituita in qualsiasi parte del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti (per ora). Il vostro business non deve essere necessariamente una startup tecnologica, potete essere un business tradizionale che opera da molti anni o un progetto early-stage. Questo apre la strada alla raccolta di fondi per molte startup che prima non avevano questa possibilità.

Come funziona esattamente l’ICBM (Initial Capital Building Mechanism)?

Si tratta di un concetto innovativo e, sebbene cruciale per risolvere il problema dell’uovo e della gallina in qualsiasi piattaforma di investimento, fondamentalmente è stato un esercizio una tantum. L’ICBM, che di fatto si traduce in meccanismo iniziale di costruzione della comunità, ci ha permesso di costruire una comunità intorno alla piattaforma e di suscitare l’interesse iniziale degli investitori per le future quotazioni. È stata una dimostrazione del fatto che la nostra idea di legalizzare le ICO e di introdurre il concetto di ETO, un nuovo modo di raccogliere fondi, è interessante per il nostro target principale.

Essendo una startup che sfugge a una rigida categorizzazione e che opera nel settore delle criptovalute, qual è la vostra opinione sullo stato attuale della regolamentazione dell’industria della blockchain?

L’innovazione dovrà sempre trovare nuovi modi per essere classificata, in quanto crea qualcosa che non è mai esistito prima. Eppure qualche anno fa pochissimi conoscevano o sentivano parlare di parole come “blockchain” o “ICO”, mentre oggi sono sulle labbra di tutti noi. Neufund non sfugge alla categorizzazione di per sé, siamo solo consapevoli che tale categorizzazione non esiste ancora.

E per rispondere alla sua domanda: non c’è niente di peggio dell’incertezza normativa per la crescita del business. Riteniamo che solo regole trasparenti e definite chiaramente possano contribuire a far crescere gli investimenti nelle criptovalute. Prendiamo l’esempio degli Stati Uniti: Neufund non può accettare investitori o società provenienti da quel Paese, in quanto né la legge statale né quella federale definiscono chiaramente le norme intorno alle criptovalute. L’incertezza frena lo sviluppo dell’intera industria.

Allo stesso tempo dobbiamo ricordare che la blockchain è qualcosa di completamente nuovo. I regolatori di tutto il mondo si rendono conto di quello che sta accadendo e molti di loro stanno facendo passi avanti per rimuovere gli ostacoli intorno a questo soggetto. Malta, Germania, Liechtenstein, Svizzera o Francia per citarne solo alcuni. Più il mercato è piccolo, più l’approccio ai cambiamenti è rapido, alla vista del potenziale di creazione di qualcosa che ne costruisce l’economia.

Naturalmente vi sono anche mercati più consolidati in cui lo status quo è protetto da avidi intermediari e da attori attivi nel settore degli ecosistemi. Sicuramente questi ultimi adotteranno l’innovazione più lentamente, ma alla fine dovranno farlo. L’innovazione non è una cosa che si può fermare.

Intervista in collaborazione con Matteo Oddi

Daniele Chicca
Daniele Chicca

Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

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