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Si chiama Spot.IM, ed è una Internet company. Si occupa di consentire alle società che si occupano di mass media di interagire con il proprio pubblico direttamente, senza dover passare da social network esterni.

Ha sede a Tel Aviv, in Israele, e sta trattando con l’Israel Securities Authority (ISA) per ottenere l’autorizzazione per poter pagare gli stipendi ai propri dipendenti anche in bitcoin.

L’ipotesi è quella di concedere ai dipendenti la possibilità di scegliere di incassare lo stipendio, o una parte di esso, direttamente in bitcoin, in modo facoltativo. L’azienda inoltre si farebbe carico dei costi delle transazioni e di quelli per convertire la moneta locale, lo shekel, in bitcoin.

Le trattative pare riguardino principalmente il tasso di cambio da applicare, e si prevede che le parti possano raggiungere un accordo nel prossimo mese.

Ogni mese, in un giorno prestabilito, la società convertirà l’importo richiesto in bitcoin e trasferirà i BTC ai wallet dei dipendenti che ne avranno fatto esplicita richiesta. Il tasso di conversione dovrebbe essere calcolato in base alla media del minimo e del massimo registrato nel giorno della conversione.

In questa trattativa è stato coinvolto anche lo stesso Ministero del lavoro israeliano, tanto che quest’ultimo conferma che i suoi funzionari stanno esaminando il caso.

L’avvocato dell’azienda Itay Bracha ha dichiarato che, secondo una circolare dell’Agenzia delle Entrate, “Qualsiasi somma in denaro o beneficio concesso al dipendente, è riconosciuto dall’Autorità Fiscale come parte del reddito”.

Quindi, sebbene la legge israeliana non riconosca ufficialmente bitcoin come una valuta, il loro sistema fiscale consente di includere qualsiasi cosa abbia un valore nella remunerazione degli stipendi.

Visto che sono sempre di più i tribunali che hanno decretato senza ombra di dubbio che bitcoin abbia un valore, in Israele pertanto non c’è nessuna legge che vieta di utilizzarlo per pagare gli stipendi.

Tuttavia la società ha preferito rivolgersi preventivamente ai regolatori onde ottenere un’autorizzazione certa e definitiva, in modo da non correre alcun rischio dal punto di vista legale, e soprattutto evitare possibili complicazioni con il sistema bancario.

Ido Goldberg, responsabile delle operazioni di Spot.IM, ha dichiarato: “Come società che lavora quotidianamente con una delle tecnologie più avanzate, crediamo nel futuro delle criptovalute. Tuttavia queste sono basate sulla fiducia e per creare tale fiducia le aziende, le organizzazioni e le istituzioni dovranno riconoscerle come legittime“.