Garlinghouse: la Cina controlla oltre il 50% di bitcoin
Garlinghouse: la Cina controlla oltre il 50% di bitcoin
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Garlinghouse: la Cina controlla oltre il 50% di bitcoin

By Marco Cavicchioli - 15 Giu 2018

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Brad Garlinghouse è il CEO di Ripple, quindi non è esattamente considerabile come fonte imparziale, tuttavia, quello che dice su bitcoin è piuttosto plausibile.

In una recente intervista, infatti, durante la Stifel Cross Sector Insight Conference del 2018, ha parlato di Bitcoin, dichiarando:

La blockchain non distruggerà le banche [ma] svolgerà un ruolo importante nel modo in cui funziona il nostro sistema“.

Per comprendere questa dichiarazione bisogna tenere presente che Ripple lavora con le banche e, se da un lato questo gli garantisce una buona conoscenza del settore, dall’altro non lo rende completamente imparziale.

Alla luce di ciò sostiene anche che “le banche useranno ciò che è più efficiente ed economico, e se fornisci un prodotto migliore ad un prezzo migliore … lo useranno“.

Ovviamente in questo caso non si riferisce solo a Bitcoin, ma soprattutto ai servizi forniti alle banche proprio dalla sua azienda.

Quindi la successiva dichiarazione potrebbe essere giudicata di parte: “Bitcoin non è la panacea che pensavamo sarebbe stato“.

A questo punto ha aggiunto: “Un certo numero di persone di spicco, anche Steve Wozniak, ha detto di vedere un mondo in cui Bitcoin è la valuta principale. Penso che sia assurdo. Non penso che nessuna economia importante lo consentirà. Anzi, non ha proprio senso“.

Ha continuato dicendo: “Il Bitcoin è controllato dalla Cina, ci sono quattro miner in Cina che controllano oltre il 50% di Bitcoin. Come facciamo a sapere che la Cina non interverrà? Quanti paesi vogliono usare una valuta controllata dai cinesi? Non accadrà mai“.

In effetti la sola Bitmain, che controlla due delle prime tre mining pool più grandi del mondo (BTC.com e AntPool), è cinese, e da sola controlla già ben il 40% dell’hashpower. Anche ViaBTC, che detiene il 9% dell’hashpower, è cinese, pertanto il dato riportato da Garlinghouse è credibile.

Sappiamo che il potere che può esercitare il governo cinese sulle aziende che operano sul proprio territorio è elevato, ma ciò non significa che lo stia esercitando.

Ad oggi le aziende cinesi controllano più del 50% dell’hashpower di Bitcoin, ma non sembrano essere né coordinate tra di loro, né manovrate dal governo cinese.

Tuttavia non è impossibile immaginare che in futuro lo diventino.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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