Il bitcoin di domani. Aspettando Lightning Network
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Il bitcoin di domani. Aspettando Lightning Network

By Massimo Chiriatti - 5 Ago 2018

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Ancora non si è trovato un modo per fornire massima sicurezza alle transazioni con un consenso decentralizzato che abbia anche una conferma immediata, che supporti molte migliaia di transazioni anonime contemporaneamente e che non richieda quindi neanche un rapporto fiduciario.

Ad oggi la gestione di un registro delle informazioni relative alle crypto richiede di stabilire:

– Chi lo può leggere (permesso);

– Chi lo può scrivere aggiungendo dati (permesso soggetto al consenso);

– Dove è custodito;

– Il processo, che definisca le procedure e un metodo di organizzazione dei dati.

L’accesso alla lettura è un problema facilmente risolvibile, mentre sul tema della scrittura dobbiamo riflettere più a lungo.

I sistemi centralizzati impediscono la scrittura dello stesso dato da parte di più utenti in contemporanea, tramite il meccanismo del lock. Ma nei sistemi dove si possono solo aggiungere informazioni (append-only) nessuno può mettere il lock, proprio come nella blockchain.

Così un dato registrato rimane per sempre, con tale immutabilità separiamo la lettura dell’informazione dalla sua scrittura.

Quello che è immutabile non sono i dati, ma è la regola con la quale si raggiunge il consenso per scriverli.

La blockchain è in pratica un registro permanente dei consensi che abbiamo raggiunto in un dato momento della storia.

Ci sono tante differenze tra le blockchain.

Le blockchain che richiedono un’autorizzazione all’accesso (permissioned) spostano il problema della mancanza di fiducia dal terreno tecnologico al politico (consenso derivante dalla maggioranza dei soggetti conosciuti).

Le aperte (permissionless) non si fermano a quello politico, ma arrivano fino al piano economico, in particolare fino all’insostenibilità economica nel poter cambiare il consenso precedente e quindi la storia.

In queste modalità tutti hanno lo stesso accesso alle stesse informazioni, la conseguenza logica è che non c’è nessun proprietario.

In Bitcoin è previsto un equilibrio dei poteri: non esiste il creatore che può imporre scelte alla comunità e c’è distinzione tra chi esercita il potere (miner, dev) e chi ha il potere (gli utenti, che lo delegano ai full node).

Così gli incentivi sono allineati verso il consenso quando sempre più utenti, rappresentati dai full node, validano il lavoro svolto con successo dal miner.

Il potere è della cosiddetta maggioranza economica, cioè di chi controlla la maggioranza (in valore) degli scambi economici.

Questa maggioranza economica è la somma degli utenti più gli exchange più i custodial wallet.

Inoltre, si viene ricompensati solo se il miner lavora insieme agli altri sulla stessa catena (infatti c’è una regola secondo cui i bitcoin guadagnati dall’attività di mining possono essere spesi solo dopo 100 blocchi, al fine di scoraggiare chi non coopera).

In questo modello non ci sono amministratori, in quanto non è una rete gerarchica: gli amministratori sono estratti a sorte e durano solo per quel blocco minato.

Dove vengono raccolti i dati

Riguardo al luogo in cui sono custoditi i dati, in fase di progettazione dovremmo sempre pensare a una rete non gerarchica e decentralizzata. Se i dati sono in un solo luogo, o se c’è soltanto un soggetto che può controllarli, allora siamo di nuovo nel campo della centralizzazione.

Il registro è organizzato in funzione dei requisiti applicativi: quanti utenti si devono soddisfare, in quanto tempo e quanti contemporaneamente?

Tutto ciò ha un impatto importante sulle performance, sulla scalabilità, e – nel caso delle crypto basate sulla PoW (proof of work) – su quanta energia elettrica dobbiamo impiegare per aumentare la sicurezza della tenuta di detto registro.

Il risultato che osserviamo da quasi dieci anni, ma che stiamo ancora sperimentando, è la fiducia in un registro gestito – ma non controllato – da un’interazione tra soggetti non-cooperativi.

Questo percorso ha sicuramente dei vantaggi in termini di libertà nei movimenti dei propri capitali nel tempo e nello spazio, ma è oneroso, molto più costoso e lento di un meccanismo basato sulla fiducia umana.

Al dunque, per avere anonimato, sicurezza, decentralizzazione, conferme immediate, scalabilità e bassi costi, non ci resta che attendere la realizzazione delle promesse di Lightning Network.

Massimo Chiriatti
Massimo Chiriatti

Tecnologo, collabora con Università e centri di ricerca per eventi di formazione sull’economia digitale. Prende parte attivamente a congressi e forum su temi riguardanti in particolar modo. l’innovazione nell’ICT. Membro di Assob.it, un’associazione senza scopo di lucro per lo studio delle criptovalute e per promuovere la tecnologia Blockchain.

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