Digipulse, “Ecco come de-tokenizzeremo il nostro progetto”
Digipulse, “Ecco come de-tokenizzeremo il nostro progetto”
Interviste

Digipulse, “Ecco come de-tokenizzeremo il nostro progetto”

By Amelia Tomasicchio - 9 Ago 2018

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Qualche giorno fa, Digipulse – uno storage digitale per qualsiasi tipo di asset che ha raccolto 1 milione durante la propria ICO – ha annunciato la sua decisione di cancellare e delistare dagli exchange tutti i suoi token DGPT perché inutilizzati dalla community.

Questi token verranno bruciati e, in cambio, gli utenti riceveranno azioni della società. Al momento ci sono 2 milioni di token in circolazione e la conversione delle azioni sarà solo per coloro che hanno più di 10.000 token. Quindi 10k = 0.05% opzioni su azioni.

Cryptonomist ha intervistato il CEO di Digipulse Normunds ‘Norm’ Kvilis per comprendere meglio questa decisione dell’azienda.

Di che cosa si occupa il vostro progetto? Come è andata la ICO?

Digipulse è la prima memoria digitale ereditabile al mondo. Il nostro obiettivo è garantire che tutti i titolari di patrimoni digitali e crypto possano tramandare i loro patrimoni in modo crittografato, automatico e anonimo. Senza intermediari o terzi.

La nostra token sale, tenutasi dall’1 al 31 ottobre 2017, ci ha aiutato a raccogliere circa 1 milione di dollari in ETH da più di 420 finanziatori, assicurando il successo del lancio di Digipulse per il 1° luglio. Ognuno può ora archiviare in modo sicuro le proprie risorse digitali e crypto in un deposito personale gratuito.

Pensate che tutti i progetti dovrebbero decidere di rimuovere, cancellare e bruciare i loro token se non vengono utilizzati?

Ciò dipende dal progetto e dal suo obiettivo principale. I token emessi tramite ICO non hanno di per sé alcun valore intrinseco. I token guadagnano valore se supportati da un modello di business crypto economicamente valido.

Il problema è che il settore crypto è altamente suscettibile a rapidi cambiamenti e volatilità, il che significa che tutti i token, compresi i security e utility token, sono valutati esclusivamente sulla base del loro prezzo sugli exchange e non hanno alcun legame con la performance reale dell’azienda.

La nostra decisione di detokenizzare il progetto si è basata in parte sull’inutilità del token (dopo aver introdotto il freemium per ottenere l’adozione di massa da parte degli utenti) e in parte sullo scetticismo degli investitori e dei collaboratori esterni al mondo crypto.

La volatilità dei mercati crypto, di cui il nostro token fa ancora parte, ha ostacolato una partnership vitale con una banca europea di primo piano e ha allontanato le imprese Venture Capital.

Nel nostro caso, avevamo un periodo di tempo limitato per determinare l’utilità del nostro token. Avevamo un’ipotesi, ovvero che la maggior parte dei possessori dei token avrebbe usato il nostro token per il suo scopo principale – pagare per il nostro servizio, ma questo non è stato il caso.

I nostri dati indicavano che la maggior parte dei possessori dei token lo utilizzavano esclusivamente a fini speculativi e che l’adozione del servizio stesso non veniva dai possessori di token. Direi quindi che si tratta di capire se un token raggiunge il suo obiettivo principale.

I servizi decentralizzati stanno diventando un nuovo trend, credi possano essere applicati a tutti i settori?

Il punto della decentralizzazione è che, affinché possa funzionare, tutto deve essere automatizzato. Ethereum assicura l’esistenza delle DApp, il che significa che i loro backend vengono eseguiti su contratti intelligenti pre-scritti.

Inizialmente abbiamo optato anche per questo approccio, ma abbiamo capito che i contratti intelligenti non sono abbastanza avanzati da aiutarci a realizzare tutto ciò che volevamo creare.

Detto questo, ritengo che la decentralizzazione possa essere applicata alle industrie dove ha senso, ad esempio i media.

La blockchain potrebbe essere vitale per creare e sostenere una ‘Rete di Notizie Decentralizzata’: senza alcuna autorità centrale, il sito sarebbe curato dalle persone che lo utilizzano, rendendo molto più difficile la diffusione di notizie distorte o false.

Perché non avete usato la blockchain di bitcoin invece di crearne una vostra?

Perché la rete bitcoin permette solo l’archiviazione dei dati di transazione, mentre avevamo bisogno di un blocco che potesse memorizzare informazioni aggiuntive – l’accesso al deposito dell’utente e informazioni sul destinatario.

Poiché la memorizzazione di informazioni sensibili e crittografate è soggetta ad attacchi di forza bruta, abbiamo dovuto migliorare il metodo di gestione di queste informazioni, il che ci ha portato ad allontanarci dalla catena dei blocchi.

La sicurezza dei dati degli utenti era e rimane la nostra priorità assoluta.

Inutile dire che sarebbe impossibile memorizzare i tipi di file di cui avevamo bisogno sulla blockchain, poiché essa opera sulla base di informazioni storiche rimaste intatte e aggiungere altre informazioni ne aumenterebbe solo la dimensione.

Perché avete deciso di dare agli utenti delle azioni della vostra azienda e non dei security token?

Dopo aver capito che non potevamo sostenere il nostro modello di business basato sul token, abbiamo creato un piano per offrire valore ai nostri sostenitori attraverso l’allocazione di azioni nella nostra azienda.

Digipulse è un’azienda che stiamo lavorando duramente per creare per noi stessi, i nostri dipendenti, i nostri utenti e ora – i nostri azionisti possono godere di una maggiore protezione normativa rispetto ai possessori di token.

Perché avete deciso di dare agli utenti le azioni di una azienda ancora non quotata invece di restituire i loro soldi?

Poiché non c’è denaro da restituire, abbiamo investito tutti i nostri fondi della token sale nello sviluppo del progetto e nella fornitura del nostro servizio, che ora è stato lanciato. Per espanderci ulteriormente, stiamo cercando di attrarre ulteriori finanziamenti (più tradizionali), quindi l’unica cosa che possiamo effettivamente offrire ai nostri possessori di token sono le azioni (anche se di una società non quotata).

Amelia Tomasicchio
Amelia Tomasicchio

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di Cointelegraph e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder e direttrice di Cryptonomist.

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