I notai italiani abbracciano le blockchain
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I notai italiani abbracciano le blockchain

By Marco Cavicchioli - 25 Ott 2018

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In Italia, Notarchain intende mettere a disposizione dei notai degli strumenti di registrazione di informazioni e documenti basato su blockchain.

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Sebbene il progetto per ora sembri in una fase veramente preliminare, è interessante il fatto vedere che anche in Italia si inizi a muovere qualcosa.

In un primo momento il progetto era basato su una catena dei blocchi “chiusa”, con nodi affidati a soggetti qualificati. Tuttavia il Consiglio nazionale dei notai, e la sua società informatica Notartel, ora si sta orientando invece verso ecosistemi diffusi e aperti, come ad esempio quello di Bitcoin.

La scorsa settimana il Notariato ha organizzato insieme al Devo Lab della Sda Bocconi un incontro con una decina di aziende per una “gara di idee”: erano presenti Microsoft, Deloitte, Pwc, ma anche startup con esperienza nello sviluppo e l’implementazione di progetti basati su blockchain e DLT.

Giampaolo Marocoz, consigliere nazionale del Notariato, ha dichiarato: “Dopo aver ragionato a una struttura permissioned come la Notarchain, andiamo ora verso l’approfondimento delle strutture permissionless, con l’intento di superare alcuni limiti legati all’anonimato delle operazioni e all’effettiva impossibilità di identificare i beneficiari delle transazioni. In questo senso, è come se i notai si proiettassero verso una “meta-blockchain”, che vada a coprire ipunti “deboli” delle reti esistenti, guardando anche all’off-chain”.

La gara è stata vinta da due startup, Proofy e Craftain, che hanno presentato una soluzione basata su blockchain che sfrutta le reti pubbliche esistenti per incentivare gli utenti ad associare la propria identità digitale a un indirizzo.

Una blockchain chiusa e permissioned infatti rischia di non essere poi così tanto innovativa. Ovvero anche qualora fosse distribuita, può facilmente non essere trustless, perdendo la caratteristica più rivoluzionaria di questa tecnologia.

Pertanto limitarsi all’utilizzo di blockchain chiuse restringe moltissimo la portata innovativa di soluzioni tecnologiche di questo tipo. In altre parole può aver senso utilizzare anche una blockchain chiusa, ma solo quelle aperte sono realmente innovative.

Il Notariato ha pertanto scelto di non limitarsi allo studio e all’utilizzo di blockchain chiuse, ma di avventurarsi anche nel mondo tutto nuovo delle blockchain aperte, pubbliche e trustless, ovvero quelle che non richiedono nè intermediari, nè garanti, nè enti certificatori.

Infatti, nonostante non siano necessari soggetti terzi per poter operare su queste blockchain, in determinati casi un soggetto terzo può essere necessario e potrebbe trarre vantaggio dall’utilizzo di strumenti basati su blockchain trustless.

L’esempio è quello dell’utilizzo di multisig per l’accesso ad un wallet: onde evitare di perdere definitivamente l’accesso ad un proprio wallet, in caso di perdita della chiave privata, un utente potrebbe affidare ad un notaio una seconda firma in modo che il notaio stesso possa operare sul wallet su richiesta del proprietario in caso di smarrimento della sua chiave.

Altro esempio è quello di dover collegare la propria identità ad un indirizzo pubblico: un notaio potrebbe fare da garante davanti alla legge dell’identità di chi opera su una blockchain pubblica, qualora dovesse servire.

In altre parole i notai si propongono come intermediari per specifici utilizzi anche di strumenti basati su blockchain trustless, perchè non sempre si può realmente fare a meno di un garante (soprattutto davanti alla legge).

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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