Il 60% degli smart contract Ethereum non sono mai stati utilizzati
Il 60% degli smart contract Ethereum non sono mai stati utilizzati
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Il 60% degli smart contract Ethereum non sono mai stati utilizzati

By Adrian Zmudzinski - 5 Nov 2018

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Una recente ricerca condotta dalla Northeastern University e dall’Università del Maryland mette in guardia sul riutilizzo dei codici degli smart contract Ethereum.

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La ricerca, parzialmente finanziata dalla fondazione scientifica nazionale statunitense, dopo aver analizzato il codice contenuto in ben 5 milioni di blocchi, ha notato tratti tanto interessanti quanto preoccupanti.

I ricercatori affermano che la maggior parte degli smart contract ospitati da Ethereum siano praticamente delle copie di altri contratti. Il pericolo contro il quale la ricerca intende mettere in guardia è la possibilità che il codice di un contratto contenente vulnerabilità o bug possa essere stato copiato e riutilizzato più volte.

Detto ciò, oltre a mettere in guardia contro i pericoli dovuti a questa pratica, i ricercatori hanno anche affermato che il riutilizzo del codice è anche causa del successo della piattaforma.

Un altro dato interessante del report: oltre il 60% degli smart contract Ethereum non sono mai stati utilizzati da alcun utente; e i contratti hanno 3 volte più possibilità di essere creati da altri contratti piuttosto che da utenti.

Un’opinione fondata

Ethereum ha subito vari hack dovuti a vulnerabilità e bug in contratti di rilievo come quello del wallet multisignature di Parity o il famoso hack del DAO che ha portato alla nascita di Ethereum Classic.

Un esempio più recente è quello portato dall’hack subito dall’exchange di Bancor.

Quest’ultimo ha suscitato particolari critiche per via del potere degli sviluppatori e quindi della centralizzazione dell’exchange che invece si dichiarava decentralizzato.

Adrian Zmudzinski
Adrian Zmudzinski

Adrian è un appassionato di tecnologia e IT, specializzato nell'analisi di token, tecnologia blockchain e crypto. Il suo interesse verso Bitcoin risale al 2009, espandendosi al mondo delle crypto più in generale. Le sue analisi si concentrano per lo più sulle potenzialità tecnologiche alla base dei token.

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