Beppe Grillo e la blockchain contro banche e agenzie di rating
Beppe Grillo e la blockchain contro banche e agenzie di rating
Blockchain

Beppe Grillo e la blockchain contro banche e agenzie di rating

By Marco Cavicchioli - 21 Nov 2018

Chevron down

Oggi sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato un articolo intitolato Blockchain: perché banche e agenzie di rating si oppongono a firma di Fabrizio Dalle Nogare.

Read this article in the English version here.

Purtroppo l’articolo contiene alcune inesattezze in merito alla blockchain.

A proposito di Bitcoin, ad esempio, afferma:

“Certo, stiamo parlando di una catena di blocco che non è “pubblica” né tanto meno “democratica”. Perché i bitcoin sono fabbricati in soli 4 o 5 posti al mondo e tre di questi sono in Cina”.

Questa parte non è del tutto chiara, visto che poi sostiene che

“Questa è la blockchain “democratica”: via le banche e via gli intermediari, via la BCE e via la moneta unica, via i dollari e le monete fisiche.”

La Blockchain di Bitcoin è democratica?

Bisogna sicuramente chiarire che la blockchain di bitcoin è pubblica: live.blockcypher.com/btc. Il fatto stesso che tutte le transazioni registrate nella blockchain di bitcoin siano pubbliche è in realtà uno dei principi fondanti della criptovaluta decentralizzata.

Tra l’altro, poco prima veniva detto in maniera corretta, invece,

“che i bitcoin siano vostri non lo dite voi, ma lo dice il bitcoin stesso che possedete, perché è stato creato con il “consenso” della community dei bitcoin e da questi certificato con algoritmi che rendono immutabile il suo stato”

Ebbene, questo è possibile ottenerlo proprio perché la blockchain è pubblica.

Senza decentralizzazione questa tecnologia, infatti, non sarebbe nè rivoluzionaria né disruptive.

Il secondo errore dell’articolo è che i bitcoin non vengono fabbricati: nessuno, infatti, può creare bitcoin, al massimo si possono estrarre durante il processo di mining.

Il concetto di fabbricazione dei bitcoin è estraneo al progetto: c’è un protocollo informatico che ne rilascia un certo quantitativo per ogni blocco convalidato e questo quantitativo va a chi riesce a confermare il blocco.

Il terzo errore è che non è affatto vero che ci siano solo 4 o 5 posti al mondo in cui si minano bitcoin: ad esempio, negli ultimi 7 giorni più di una quindicina di pool è riuscita a minare almeno un blocco e molte di queste hanno potenza di calcolo sparsa un po’ in tutto il mondo.

È però vero che i principali miner sono cinesi o pool con sede in Cina.

Ad un certo punto, si fa riferimento ad un altro non meglio specificato tipo di blockchain con “milioni e milioni di nodi” senza però rendersi conto che non è credibile che possano esistere blockchain con milioni e milioni di nodi.

Un nodo di una blockchain, ad oggi, è un dispositivo informatico che non riesce a girare su uno smartphone ed impegna notevolmente anche un computer.

Bitcoin ha circa diecimila nodi ed è una delle blockchain con più nodi al mondo.

Forse in futuro ci saranno blockchain in grado di essere realmente distribuite su milioni di nodi, ma questa è solo un’ipotesi.  

Altro argomento è quello affrontato con queste parole:

“Cosa resta allora delle Banche Centrali e dei Governatori che, lo vediamo in questi giorni, mirano al governo delle democrazie occidentali? Più nulla. Zero. Annientati“.

In realtà, le cosiddette stable coin stanno dimostrando che blockchain possa essere utile anche per gestire le transazioni delle valute fiat.

Ad oggi è piuttosto difficile immaginare che le valute fiat davvero possano scomparire e le Banche Centrali essere annientate, soprattutto se, come suggerito dall’FMI, decidessero di abbracciare anche loro queste nuove tecnologie.

Infine, l’articolo contiene un concetto che è poco chiaro, quello delle “blockchain democratiche”.

Si può presumere che si riferisca a sistemi basati su blockchain gestiti dagli Stati, ovvero in modo centralizzato e non disintermediato.

È difficile esprimere un giudizio a riguardo con così poche informazioni, ma l’idea di un sistema basato su blockchain e gestito da uno Stato in modo non decentralizzato e non disintermediato, non sembra molto rivoluzionaria.

Anzi, sembra solo una semplice adozione da parte degli Stati stessi di queste tecnologie pensate invece per essere utilizzate in modo decentralizzato e disintermediato.

La cosa curiosa è che l’articolo sul blog di Grillo decanta gli elogi della blockchain proprio in quanto tecnologia di disintermediazione ma poi sembra suggerirne una versione centralizzata.

Certo è che il blog di Beppe Grillo non è una fonte imparziale, visto il suo coinvolgimento in politica, e questo articolo sembra rientrare nel filone tipico di Beppe Grillo nel promuovere l’innovazione e contrastare le banche.

 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.