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La sicurezza della blockchain contro le truffe del Black Friday
La sicurezza della blockchain contro le truffe del Black Friday
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La sicurezza della blockchain contro le truffe del Black Friday

By Marco Cavicchioli - 21 Nov 2018

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Durante il Black Friday, come anche succede in occasione del Cyber ​​Monday, storicamente si verifica il picco massimo di vendite annuali, ma oltre ad essere un periodo molto redditizio per i commercianti, purtroppo lo è anche per le truffe, che potrebbero essere risolte grazie alla sicurezza data dalla blockchain.

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Negli anni scorsi proprio in questo periodo, secondo quanto rivelato da frankonfraud.com, si è verificata una crescita degli attacchi del 67%.

Il Black Friday è così preso di mira dai truffatori tanto che i responsabili della lotta alle truffe oramai spesso si riferiscono ad esso come il Black Fraud Day.

Il timore è che anche quest’anno si verifichi un incremento simile, anche perchè il numero di frodi potrebbe essere superiore rispetto agli anni precedenti, a causa dell’elevato numero di violazioni dei dati già successi quest’anno.

Inoltre, i truffatori stanno adottando nuove tecnologie per automatizzare i loro attacchi, come ad esempio bot per testare i dati rubati per verificare che le carte siano ancora attive: questo rende gli attacchi potenzialmente più veloci ed ampliabili su scala maggiore.

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Per incrementare la sicurezza si potrebbe immaginare di utilizzare le nuove tecnologie basate su blockchain.

Infatti, queste truffe si basano sostanzialmente su furti di dati, a causa del fatto che i dati rubati siano facilmente leggibili in chiaro.

Ad esempio, i dati di una carta di credito sono scritti, esplicitamente, sulla carta stessa: è molto facile rubarli se si ha accesso alla carta.

La stessa cosa vale quando questi dati vengono inseriti su un sito web: essendo inseriti in chiaro chi li riceve può leggerli e rubarli facilmente, qualora volesse.

Ciò non capita, in genere, perché tali dati solitamente vengono rivelati solo a chi deve processare il pagamento, ma i truffatori ormai sono abilissimi a farsi passare, ad esempio, per operatori o piattaforme di pagamento, facendosi quindi consegnare i dati direttamente dai proprietari delle carte.

Invece, nei sistemi di pagamento basati su blockchain non tutti i dati devono essere rivelati: la chiave privata infatti non va mai rivelata a nessuno, e senza di essa non si possono utilizzare i token che si hanno nel wallet.

Qualsiasi transazione deve essere letteralmente firmata con la propria chiave privata per essere eseguita, pertanto è sufficiente non rivelarla mai a nessuno per evitare che altri possano scoprirla e rubare i token del proprietario.

Infine, tutte le transazioni possono essere pubbliche, quindi anche in caso di furto si può sempre sapere qual è l’indirizzo pubblico del truffatore e segnalarlo alle forze dell’ordine che, grazie a tecniche di chain analysis, possono analizzare le attività sul wallet dei truffatori per cercare di risalire a loro.

La blockchain non può impedire tutte le truffe, ma può limitare moltissimo quelle dovute a furti di dati.

Da questo punto di vista, la sicurezza di un wallet basato su blockchain è notevolmente superiore a quella, ad esempio, di una carta di credito o di debito, proprio per via del fatto che per poterlo usare non è necessario fornire al destinatario tutti i propri dati.

Inoltre, non è nemmeno necessario doversi affidare ad intermediari (come le piattaforme di pagamento), perché le transazioni su blockchain possono avvenire in modo diretto tra mittente e destinatario, senza dover per forza coinvolgere anche un intermediario.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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