Unit-e: la crypto delle università statunitensi
Unit-e: la crypto delle università statunitensi
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Unit-e: la crypto delle università statunitensi

By Matteo Gatti - 31 Ago 2019

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Le migliori università degli USA stanno collaborando per creare la propria crypto. Alcuni professori del MIT, di Stanford, ma anche di Berkeley, sono al lavoro infatti su Unit-e.

Unit-e si pone come obiettivo quello di riuscire in quello che bitcoin non riesce ancora a fare: processare migliaia di transazioni al secondo. Questo progetto è la prima iniziativa del Distributed Technology Research (DTR), fondazione no-profit supportata da Pantera Capital Management LP in cui i migliori professori lavorano su tecnologia decentralizzata.

Cos’è Unit-e?

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Il logo di Unit-e.

Bitcoin, ad oggi ancora regina indiscussa delle crypto, non è ancora adottato su scala globale e il principale freno è la scalabilità della rete. Di fatto il network non è in grado di gestire migliaia di transazioni al secondo anche se gli sviluppatori stanno tentando di risolvere il problema con Lightning Network.

Unit-e dovrebbe risolvere proprio i problemi che stanno affrontando gli sviluppatori di Bitcoin. La rete, se le promesse verranno rispettate, sarà molto veloce: si parla di  10.000 operazioni al secondo (più di quelle che può gestire Visa, circa 1700/s) contro le 3 al massimo 7 di Bitcoin e le 10 / 30 di Ethereum.

Per raggiungere questi obiettivi i ricercatori stanno cercando di implementare in modo intelligente lo sharding (processo per cui ogni nodo contiene solo parte della blockchain).

Unit-e garantirà bassa latenza, un throughput molto alto e si appoggerà alla Proof of Stake. Gli sviluppatori implementeranno le migliori tecnologie e i protocolli più avanzati (UTXO snapshot, Dandelion Lite, SegWit).

Secondo Pramod Viswanath, ricercatore e professore all’Università dell’Illinois Urbana-Champaign, il team ha dapprima studiato la tecnologia blockchain per comprenderne i limiti e poi ha iniziato a progettare Unit-e.

“Bitcoin ci ha dimostrato che la decentralizzazione è possibile, ma il network non scala sufficientemente alla svelta per essere utilizzabile a livello mondiale. È stata un’invenzione che ha la capacità di cambiare le vite umane, ma ciò non accadrà a meno che non venga risolto questo problema.

Il codice sorgente è disponibile su GitHub e sul sito ufficiale è possibile consultare il whitepaper.

Matteo Gatti
Matteo Gatti

Ingegnere informatico appassionato di tecnologia e di tutto ciò che vi ruota attorno. Segue con interesse il mondo delle criptovalute e lo sviluppo della tecnologia Blockchain. Scrive anche di Linux su LFFL.

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