Lo strano caso dell’Italia schiacciata tra due crypto hub
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Lo strano caso dell’Italia schiacciata tra due crypto hub

By Giorgi Mikhelidze - 10 Set 2019

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L’Italia è un caso unico nel settore crypto. Non perché ha una delle industrie blockchain più sviluppate, o perché è la sede della più grande azienda al mondo in termini di crypto mining, ma perché è situata proprio al centro tra due Paesi che in Europa sono essenzialmente diventati crypto hub.

I due Paesi sono Malta e la Svizzera. Malta è uno dei posti, se non il migliore, per essere un crypto trader, mentre la Svizzera è il posto migliore per le aziende crypto.

Questi due Paesi, insieme a Gibilterra, rappresentano la sorgente di tutti gli elementi blockchain per i vari Stati membri dell’UE e l’Italia, essendo il Paese più vicino, ha effettivamente percepito una qualche forma di influenza da parte dei propri paesi vicini.

Nessun rancore verso le criptovalute

Una caratteristica fondamentale dell’Italia è che non ha una vera e propria definizione delle criptovalute sul proprio territorio. I beni digitali sono relativamente incontaminati dalle organizzazioni governative, che non impediscono ad alcun tipo di azienda blockchain o impresa di mining di avviare le proprie operazioni all’interno dei confini del Bel Paese.

Ci sono state alcune disavventure in passato in cui diverse istituzioni locali hanno accusato bitcoin di non essere altro che una truffa stravagante, il che ha dato inizio a discussioni sull’identificazione potenziale di ogni titolare, trader e distributore di crypto nel Paese. Tuttavia, questo non è mai successo.

Ben presto si è scoperto che c’erano effettivamente diverse società fraudolente nel paese, per lo più rivolte a clienti stranieri, ma essendo membro dell’Unione Europea significa in qualche modo dover proteggere gli altri stati membri. Quindi il governo italiano è stato abbastanza veloce a sbarazzarsi del problema.

Al giorno d’oggi, se dovesse esserci qualche tipo di attività fraudolenta nel Paese a forma di stivale, di solito viene contrastata immediatamente considerando quanto piccole siano queste attività. 

Uno dei casi più recenti in cui diversi cittadini hanno segnalato una società potenzialmente fraudolenta è stato Bitcoin Era, che prometteva un algoritmo di crypto trading ai suoi clienti. 

L’errore più grande è stato quello di aver offerto questo servizio ai cittadini dell’UE, il che naturalmente ha spinto il governo a reagire.

Cosa ha imparato l’Italia dai Paesi vicini

Una delle tante lezioni che il governo italiano potrebbe imparare sia dalla Svizzera che da Malta è che questa nuova industria tecnologica è incredibilmente redditizia. 

Il che significa che gli imprenditori locali potrebbero facilmente dedicarsi a un progetto serio e trasformarlo in una sensazione globale. Oppure, i cittadini comuni potrebbero semplicemente generare maggiori profitti attraverso la volatilità dei mercati e quindi influire direttamente o indirettamente sul potere d’acquisto e di spesa dei consumatori del paese.

Considerando che la maggior parte dell’Unione Europea, e del mondo intero, sta affrontando seri problemi di crescita economica, questo costituirebbe uno sviluppo estremamente vantaggioso per mitigare in qualche modo i danni causati da una potenziale recessione economica.

Inoltre, per quanto divisa e contesa possa essere la politica italiana, sembra che la maggior parte dei politici si trovi d’accordo su alcuni punti delineati dalla blockchain. 

Molteplici rappresentanti di partiti politici di primo piano nel paese hanno approvato la tecnologia blockchain come strumento per un sistema di voto molto più sicuro, trasparente ed efficace nel paese.

L’implementazione non è ancora stata realizzata, ma il fatto che sia stata menzionata è già un passo importante verso lo sviluppo della tecnologia a livello centralizzato (anche se i fan delle crypto non amano questa parola).

Possibilità di IDE

Sia Malta che la Svizzera sono riuscite a raccogliere milioni di euro attraverso gli Investimenti Diretti Esteri grazie alla loro inclinazione favorevole nei confronti delle criptovalute, ed anche in Italia c’è la stessa opportunità.

Come già accennato, in vista dell’imminente recessione, l’Italia dovrà trovare un settore rifugio sicuro su cui poter contare per una stabilità relativamente migliore. 

Se tuttavia non dovesse davvero investire nel settore blockchain, la differenza nelle implicazioni economiche che la recessione avrà sull’economia italiana e svizzera o maltese renderà evidente la disparità, inducendo così il Paese ad una maggiore adozione.

Potrebbe essere una conclusione inverosimile, eppure l’Italia ha la capacità di diventare l’ennesimo crypto hub per i trader europei ed essendo una delle maggiori economie della regione, può probabilmente portare l’industria ad un nuovo picco di valutazione, insieme ai paesi asiatici e nordamericani.

 

Giorgi Mikhelidze
Giorgi Mikhelidze

Giorgi è un software developer che vive in Georgia con due anni di esperienza nel trading sui mercati finanziari. Ora lavora per aumentare la conoscenza della Blockchain nel suo Paese e cerca di condividere le sue scoperte e ricerche con quanta più gente possibile.

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