Bitcoin consuma meno del porno
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Bitcoin consuma meno del porno

By Marco Cavicchioli - 17 Set 2019

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Secondo recenti stime, il consumo annuale della rete Bitcoin sarebbe inferiore a quello della fruizione di video porno online. 

Infatti, le stime che riguardano il consumo totale della rete Bitcoin nel mondo dicono che nel 2019 questo sarà di poco inferiore ai 75 TWh. 

Nel rapporto Lean ICT di The Shift Project sono invece riportati alcuni dati che consentono di stimare il consumo derivante dalla fruizione online di video per adulti. 

Il rapporto stima un consumo complessivo di energia dell’intero settore digitale compreso tra i 2.312 TWh del 2015 ed i 2.878 TWh del 2020. Pertanto la stima per il 2019 sarebbe di circa 2.750 TWh. 

In totale, questo consumo produce emissioni di CO2 per una quantità compresa tra gli 1,4 Gt (Giga tonnellate) del 2015 ed 1,7 Gt nel 2020: insomma, la stima per il 2019 sarebbe di circa 1,64 Gt. 

Quanto consuma il porno?

Il rapporto analizza però anche nel dettaglio questi consumi, isolando e calcolando quelli di alcuni sottosettori dell’insieme di tutte le attività digitali nel mondo. Uno di questi sottoinsiemi analizzati è quello della fruizione di video online, per il quale nel 2018 viene stimata una produzione di CO2 superiore alle 300 Mt (Mega tonnellate). 

Il 27% di questa produzione si deve ai video pornografici, che da soli hanno generato emissioni superiori alle 80 Mt di CO2. Grazie a questi dati è possibile stimare che il consumo di energia generato dalla visione online di video per adulti è stato di circa 134 TWh. 

Presupponendo che il consumo di energia relativo al 2019 non sia inferiore a quello del 2018, possiamo affermare che la fruizione di video porno online consumi quasi il doppio di energia rispetto al mining di Bitcoin. 

A questo punto sorge spontanea una domanda: coloro che sostengono che il consumo energetico di Bitcoin andrebbe ridotto, come giustificano il fatto che invece accettano che il consumo energetico della fruizione dei video pornografici sia così tanto più elevato? Ovvero, perché il porno sì, ma Bitcoin no? 

Probabilmente la causa è che non sono a conoscenza della quantità complessiva e della distribuzione dei consumi energetici generati dalla fruizione dei servizi offerti via Internet, non riuscendo quindi a confrontare i consumi energetici di Bitcoin con quelli di altri servizi online. 

Infatti, se analizzato a sé, Bitcoin risulta effettivamente molto energivoro, ma se confrontato con altri servizi, magari molto meno utili ed interessanti per l’umanità, non risulta particolarmente dispendioso: i suoi consumi sono elevati in valori assoluti, ma non molto elevati in proporzione agli altri. 

Questo significa, ad esempio, che l’impatto concreto sull’ambiente di una eventuale riduzione dei consumi di Bitcoin sarebbe davvero poco significativo, visto che rappresenta una percentuale minima dei consumi energetici complessivi e che sono altri i settori in cui si potrebbe davvero fare la differenza in questo senso.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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