Mining, il consumo di energia è minore rispetto ad internet
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Mining, il consumo di energia è minore rispetto ad internet

By Marco Cavicchioli - 15 Set 2019

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Spesso si accusa il mining, in particolare di Bitcoin, di un eccessivo consumo di energia.

In effetti il consumo di energia elettrica a livello globale per poter minare bitcoin è abbastanza elevato, visto oltretutto che l’hashpower è in costante crescita, ma se confrontato con quello dell’insieme di tutti i servizi online appare in realtà decisamente contenuto. 

Secondo alcune stime recenti l’intera rete Bitcoin consumerebbe più o meno 70 TWh all’anno – il consumo del mining delle altre criptovalute è trascurabile. 

Invece secondo il rapporto Lean ICT di The Shift Project, il consumo annuale complessivo delle attività digitali sarebbe superiore a 3.000 TWh. 

Quindi il mining di bitcoin consumerebbe solamente poco più del 2% di quanto consumano nel complesso tutte le attività digitali del mondo. 

Di questo 98% di consumi non dovuti a Bitcoin una parte significativa è dovuta agli enormi data center che ad esempio vengono utilizzati per il cosiddetto cloud computing

Quindi l’enorme quantità di dati, file, foto, immagini, che ad esempio vengono memorizzati su Google Drive, o su Facebook, o su WhatsApp, o YouTube, generano un consumo energetico superiore a quello della rete Bitcoin nel suo complesso. 

Anche lo streaming audio/video, come ad esempio lo stesso YouTube, oppure Netflix e Spotify, consuma moltissima energia a livello globale: si è calcolato che il solo streaming nel 2018 ha generato la stessa quantità di emissioni di una nazione come la Spagna.

La stessa rete Internet inoltre è costituita da un’infrastruttura fisica fatta di cavi, router, switch, eccetera, che nel suo complesso consuma quantità decisamente significative di energia.  

Inoltre, la quantità di dati che circola su Internet e viene memorizzata sul cloud cresce anno dopo anno, finendo per aumentare in proporzione anche la quantità di energia utilizzata. Pertanto quel 2% di cui sopra potrebbe anche non venir sconvolto più di tanto nel prossimo futuro, visto oltretutto che alcune nuove tecnologie come il 5G o l’Internet of Things (IoT) potrebbero portare nel prossimo futuro ad un incremento di miliardi di unità dei dispositivi connessi in rete. 

Nel suo complesso comunque Internet è responsabile solamente di circa il 7% del consumo energetico globale, e di questo 7% solo una minima parte si deve a Bitcoin. 

Una delle cause maggiori di tali consumi, che si verifica anche nelle mining farm, è la necessità di raffreddare i data center, visto che questi producono immense quantità di calore come prodotto di scarto delle loro attività computazionali. 

Il raffrescamento dei data center si effettua utilizzando enormi quantità di energia, che sono una delle cause principali del consumo di elettricità in questo settore. 

A prescindere da Bitcoin, le principali soluzioni per ridurre l’impatto ambientale di questi consumi fondamentalmente sono tre: 

  1. spostare i data center in luoghi freddi, in cui poter utilizzare l’atmosfera locale per il raffrescamento; 
  2. incrementare l’efficienza in modo da ridurre i consumi a parità di risultati finali; 
  3. incrementare l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili, diminuendo al contempo l’utilizzo di fonti fossili. 

Per quanto riguarda l’ultimo punto molte aziende che gestiscono data center, come Amazon ed Apple, si stanno già attivando o si sono già attivate, mentre altre, come Google e Microsoft, stanno studiando a soluzioni innovative. 

D’altro canto invece già ad oggi una parte significativa dell’energia utilizzata per minare bitcoin proviene da fonti rinnovabili, visto che circa il 70% dell’hashrate proviene dalla Cina, ed in particolare dalla regione dello Sichuan in cui vengono utilizzate soprattutto centrali idroelettriche. 

Per quanto riguarda il primo punto qualche azienda si è già attivata, ma non è così semplice trasferire grossi data center nei luoghi freddi del pianeta. 

Sull’efficienza invece purtroppo ad oggi non pare si siano già attivate misure concrete. Esistono diverse ipotesi allo studio, come ad esempio non visualizzare i video a chi ascolta musica su YouTube, oppure togliere l’autoplay dai video su Facebook, oppure incoraggiando gli utenti di Netflix a non guardare film o serie tv sempre in alta definizione, ma allo stato attuale queste rimangono solamente ipotesi.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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