Le stablecoin contro la riserva bancaria frazionaria
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Le stablecoin contro la riserva bancaria frazionaria

By Marco Cavicchioli - 19 Nov 2019

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Izabella Kaminska su Alphaville del Financial Times sostiene che le stablecoin siano in realtà un tentativo di costruire un sistema bancario a riserva piena, e non a riserva frazionaria come ora. 

In particolare ha citato un articolo di qualche giorno fa dell’ex capo economista di Deutsche Bank, Thomas Mayer, pubblicato sempre sul Financial Times, in cui scriveva a proposito dell’idea di creare un euro digitale

“Il primo passo verso un tale euro digitale sarebbe quello di introdurre un deposito bancario completamente sostenuto con denaro della banca centrale. La BCE potrebbe effettivamente creare i fondi necessari per coprire il deposito acquistando titoli di Stato della zona euro in circolazione”. 

In effetti ci si aspetta che le stablecoin siano coperte al 100% da riserve, mentre invece il denaro che viene immesso sul mercato dalle banche viene coperto solo in parte da riserve, con la cosiddetta riserva frazionaria. 

Kaminska scrive che i beni ed i servizi in commercio devono essere differenziati dalla spesa per investimenti o prodotti finanziari, perché questi ultimi sono progettati per incentivare le persone a non spendere per cose disponibili oggi sul mercato. 

Questo crea grandi accumuli di capitali finanziari e di liquidità, che la regolamentazione post-crisi impone alle banche di bloccare nel debito pubblico o nelle riserve di cassa della banca centrale. 

In un tale scenario Kaminska sostiene che le banche siano già troppo vincolate a scegliere strategie a basso rischio, e che privandole anche della capacità di emettere credito grazie alla riserva frazionaria, le stablecoin finirebbero per favorire il settore privato limitando la creazione di credito bancario. 

Questo potrebbe persino portare maggiore instabilità finanziaria e peggiorare il problema che le stesse stablecoin dovrebbero risolvere. 

Inoltre, in un ipotetico mondo in cui le stablecoin supportate al 100% da riserve regnassero sovrane, le banche dovrebbero prefinanziare i crediti emessi, aumentando la quantità totale di liquidità di cui l’intero sistema avrebbe bisogno per funzionare. 

Il parere dell’esperto

Paolo Barrai, di TerraBitcoin, però non è d’accordo con questa ipotesi. Infatti, Barrai fa notare che le stablecoin non sono solo quelle emesse dalle banche centrali, ma ci sono anche quelle emesse da privati, come ad esempio Tether o USDC, che sono sì coperte al 100%, ma da denaro tradizionale, in deposito presso le banche stesse e di fatto di proprietà delle medesime. 

Queste stablecoin raccolgono il consenso degli utenti, ma lasciano alle banche enormi quantità di liquidità con le quali le banche possono a loro volta emettere grandi quantità di crediti grazie alla riserva frazionaria. Pertanto Barrai fa notare che le stablecoin in realtà aumentano la liquidità e non la riducono. 

Inoltre, se venissero utilizzate su larga scala darebbero la possibilità alle banche presso cui sono depositate le riserve di acquistare molto più debito pubblico rispetto ad ora. 

Questo potrebbe contribuire ad incrementare la stabilità finanziaria, e non a ridurla.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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