Cryptopia: le ultime novità sulla causa
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Criptovalute

Cryptopia: le ultime novità sulla causa

By Marco Cavicchioli - 8 Apr 2020

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Oggi sul profilo Twitter ufficiale di Cryptopia sono stati pubblicati degli aggiornamenti in merito alla causa per il fallimento dell’exchange. 

Il giudice Gendall ha emesso un giudizio, con il quale definisce le criptovalute “proprietà” a tutti gli effetti, a norma della definizione del Companies Act neozelandese del 1993. Inoltre, ha dichiarato che i token posseduti dall’exchange al momento della chiusura sono di proprietà dei titolari dei conti, e non sono asset della società. 

Cryptopia scrive

“Oggi, 8 aprile 2020, il giudice Gendall ha emesso il suo giudizio rilevando in primo luogo che le criptovalute sono “proprietà” all’interno della definizione delineata in s2 del Companies Act del 1993 e, in secondo luogo, che la criptovaluta dei titolari di conti era detenuta su più trust, separati da singole tipologie di crypto-asset. Ciò significa che le criptovalute sono di proprietà dei titolari del conto e non sono attività della società”. 

Questo costituisce una vera e propria svolta, non solo per il caso del fallimento di Cryptopia, ma anche per eventuali casi futuri. 

Infatti, negli altri casi simili occorsi nel resto del mondo, i token conservati nei wallet degli exchange al momento del fallimento sono sempre stati utilizzati come asset aziendali utili per ripagare i creditori. 

Nel caso di Cryptopia, invece, a quanto pare ciò non avverrà, perché se i token non vengono ritenuti di proprietà dell’exchange, ma degli utenti, probabilmente verranno restituiti a questi ultimi e non utilizzati per ripagare i debiti della società. 

In genere, il denaro custodito da una società per conto terzi viene ritenuto un possedimento della società stessa e quindi in caso di fallimento non viene restituito ai terzi per conto dei quali veniva custodito, ma utilizzato proprio per ripagare i debiti della società. 

Questo caso cambia le carte in regola, stabilendo invece che, in Nuova Zelanda, le criptovalute degli utenti conservate dagli exchange su propri wallet sono in realtà proprietà degli utenti, e quindi non possono essere utilizzate per ripagare i debiti dell’exchange fallito. 

Il capitolo S 284, comma 1 A, del Companies Act neozelandese del 1993 riguarda proprio la categorizzazione e la distribuzione degli asset aziendali in caso di fallimento. 

Secondo la sezione S 2, le criptovalute detenute dai liquidatori dell’exchange sono riconosciute “proprietà” a tutti gli effetti. 

Inoltre, secondo il giudice, i liquidatori detengono queste criptovalute per conto dei titolari degli account, ovvero gli utenti, e non per conto della società fallita. 

La causa non è ancora terminata, ma dopo questo giudizio sarebbe lecito attendersi che i token rimasti vengano restituiti agli utenti.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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