Il voto su blockchain
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Il voto su blockchain

By Marco Cavicchioli - 2 Giu 2020

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A differenza di quanto comunemente non si pensi, il voto su blockchain esiste già. Ma è molto diverso da quello tradizionale. 

Innanzitutto va detto che le vere blockchain sono solo quelle decentralizzate, ed all’interno di un sistema veramente decentralizzato non ci può essere verifica dell’identità. 

Infatti la verifica dell’identità la deve giocoforza effettuare un ente centralizzato, ovvero lo Stato, e su una blockchain veramente decentralizzata non è possibile concedere agli Stati il compito di certificare le identità. 

Una rete basata su una blockchain decentralizzata è peer-to-peer e permissionless, e questo significa che tutti i partecipanti hanno gli stessi permessi per eseguire le stesse operazioni. 

Tuttavia il voto su blockchain esiste già, senza la verifica dell’identità. 

Ci sono diverse DAO (organizzazioni autonome decentralizzate) che utilizzano la blockchain per consentire ai proprietari di token di votare, ma senza prevedere la verifica dell’identità del votante, e soprattutto senza assegnare ad ogni singolo votante un singolo voto. 

Nelle votazioni che vengono effettuate e gestite in modo decentralizzato su piattaforme basate su blockchain, può votare chi detiene un certo specifico token, ed in genere può esprimere tanti voti quanti token possiede. 

Questa modalità non è utilizzabile ad esempio per le elezioni politiche all’interno di un sistema democratico. 

Pertanto quando si parla di voto su blockchain, ovvero su una piattaforma decentralizzata, bisogna distinguere tra il voto dei singoli individui aventi diritto, e quello dei possessori dei token. 

Concentriamoci in particolare sul voto politico all’interno di sistemi democratici. 

L’ostacolo principale da superare per poter consentire di effettuare delle elezioni politiche a distanza utilizzando piattaforma basate su blockchain decentralizzate, è proprio la verifica dell’identità. 

Anzi, in teoria da questo punto di vista la blockchain non solo non può essere di aiuto, ma risulta essere un ostacolo molto difficile da superare, visto che non c’è modo di assicurarsi che a votare siano proprio gli aventi diritto se questi votano da remoto utilizzando dei token. Ad esempio l’utilizzo di token per votare faciliterebbe di molto il voto di scambio, probabilmente generando un vero e proprio mercato di questi token, difficilmente arrestabile. 

Un altro ostacolo, ma superabile, è quello di rendere il voto anonimo. Infatti esistono blockchain sulle quali i dati vengono registrati in modo pubblico, ma criptato, potendo rendere in questo modo impossibile sapere per chi ha votato il possessore di un certo token. Questo non vale per blockchain come quella di Bitcoin, o di Ethereum, ma in teoria è fattibile. 

A dire il vero la blockchain può essere utilizzata anche con un altro scopo, quando si tratta di votazioni politiche. 

Infatti sebbene ad oggi rimanga ancora praticamente impossibile fare votare gli elettori a distanza in sicurezza, ed in modo legittimo, utilizzando una piattaforma decentralizzata basata su blockchain, questa può essere tuttavia utilizzata per memorizzare in modo virtualmente immodificabile i risultati di un’elezione, dopo averli raccolti. 

Per ora questo è l’unico vero utilizzo concreto della blockchain per quanto riguarda le votazioni politiche. 

Da anni sono allo studio diverse soluzioni per creare delle piattaforme decentralizzate basate su un registro distribuito che consentano il voto politico a distanza, ma nessuna è ancora riuscita a risolvere i numerosi problemi che rendono di fatto ancora impossibile utilizzarle per tale scopo.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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