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Stati Uniti: no al voto su blockchain
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Stati Uniti: no al voto su blockchain

By Eleonora Spagnolo - 10 Apr 2020

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Un’associazione di scienziati degli Stati Uniti ha scritto una lettera ai governatori, ai segretari di stato e ai direttori delle elezioni dello Stato per chiedere di non ricorrere al voto su blockchain

Il mittente di questa lettera è l’American Association for the Advancement of Science (AAAS), un’associazione che ha come mission quella di “contribuire all’avanzamento della scienza, dell’ingegneria e dell’innovazione per il benessere delle persone”.

Gli Stati Uniti infatti sono in un momento politico delicato: a novembre 2020 si dovranno tenere le elezioni presidenziali. Nel frattempo sono in corso le primarie del partito democratico per scegliere chi sarà lo sfidante di Donald Trump. In questo scenario si è abbattuto il Coronavirus, con le restrizioni che stanno condizionando la campagna elettorale in corso. Se l’emergenza non terminerà, anche il voto potrebbe esserne affetto. 

Basti pensare che l’Italia, che è stato uno dei paesi più colpiti dalla pandemia, ha già rinviato sia un referendum costituzionale previsto a fine marzo, sia le elezioni regionali e amministrative che erano fissate a maggio.

Per aggirare il problema dell’organizzare la macchina elettorale, una delle possibili soluzioni potrebbe essere il voto online. Ma questa prospettiva non convince affatto gli scienziati della AAAS. 

Nella loro lettera scrivono esplicitamente:

“In questo momento, il voto su internet non è una soluzione sicura per gli Stati Uniti, né lo sarà in un prossimo futuro”.

Perché gli scienziati degli Stati Uniti dicono no al voto su blockchain

Gli scienziati temono non solo la manipolazione del voto ma anche potenziali attacchi DOS, malware, violazione della privacy. Per questo il loro consiglio è quello di non assecondare l’utilizzo del voto online, e di preferire piuttosto il voto per posta o il voto anticipato per garantire sicurezza, accuratezza, e protezione in questo momento in cui gli elettori statunitensi sono alla prese con la pandemia da Coronavirus. 

I loro dubbi non sarebbero fugati eppure dall’utilizzo di un sistema di voto basato su blockchain. Perché, dicono:

“Se fosse utilizzata un’architettura basata su blockchain, emergerebbero domande serie circa il contenuto archiviato su di essa, come la blockchain sarà decriptata per permettere l’accesso pubblico, e come il voto può essere trasferito infine su un qualche tipo di registro cartaceo durevole”.

La loro sentenza è netta:

“Il sistema blockchain non risponde alle questioni fondamentali che riguardano il voto via internet.”

Anzi, il voto su blockchain sembra essere ancora più temuto. Secondo un report citato nella lettera infatti, usare la blockchain come sistema di voto aumenterebbe il rischio di attacchi da parte di “attori maligni”.

A questo punto gli esperti passano ad analizzare una app che permette il voto su blockchain, Voatz, già in passato al centro delle analisi del MIT (Massachusetts Institute of Technology). Gli esperti che hanno studiato l’app avrebbero individuato diverse vulnerabilità a partire dalla violazione della privacy. Ma non solo, il rischio insito nell’app è anche quello che potrebbe controllare l’esito delle elezioni. Nessuno inoltre garantisce che il voto resti effettivamente segreto e al riparo da eventuali attacchi.

L’altra questione seria che sottolineano gli scienziati dell’AAAS riprendendo il report del MIT rispetto a Voatz, è che per iscriversi alla piattaforma vanno lasciati dei dati sensibili. Questo esporrebbe gli elettori al rischio di furto dell’identità, e in definitiva potrebbe essere un pericolo per la sicurezza nazionale.

La loro conclusione è che le elezioni vanno garantite a tutti, nonostante il Covid-19. Per questo è essenziale ricorrere a metodi alternativi che non siano però né via internet né via app. Né via blockchain. 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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