Human Rights Foundation “Bitcoin è libertà”
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Human Rights Foundation “Bitcoin è libertà”

By Eleonora Spagnolo - 9 Feb 2021

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Alex Gladstein, chief strategy officer di Human Rights Foundation, ha espresso il suo apprezzamento per Bitcoin, ancora una volta.

Ne ha parlato in un video e in un articolo apparso su Reason.

La teoria di Gladstein è che Bitcoin è un mezzo potente per rafforzare i diritti umani. Nell’articolo e nel video, vengono sottolineate le caratteristiche principali di Bitcoin, moneta elettronica, anti censura, difficile da sequestrare, senza confini, senza permessi, pseudo anonima, programmabile, peer to peer. Bitcoin non richiede intermediari bancari e ha una supply limitata a 21 milioni di pezzi. Tuttavia, nonostante grandi nomi anche del mondo finanziario hanno annunciato investimenti in Bitcoin (ultima ieri è stata Tesla), c’è ancora molto scetticismo intorno a Bitcoin.

Tutto va rapportato nell’ambiente in cui si vive. Alex Gladstein richiama le parole del 2017 dell’economista Paul Krugman che sosteneva che nessuno ha ben compreso Bitcoin, che non era di aiuto nelle transazioni economiche e che non aveva valore. Ma, sostiene l’esponente di Human Rights Foundations, è facile sostenere questa tesi quando si ha il privilegio di vivere in una democrazia con protezioni garantite dalla costituzione. Non in tutto il mondo è così. Anzi, secondo Gladstein oltre 4,2 miliardi di persone vivono i regimi autoritari che hanno il controllo dei soldi. 

Non è un caso che in questi paesi, agli oppositori sono spesso congelati i conti corrente bancari, gli stessi dove magari avviano le raccolte fondi essenziali per condurre le loro lotte. Gladstein riporta gli esempi di quanto accade in Cina, Hong Kong, Russia, Bielorussia, Nigeria. Infine, il casi più recente è avvenuto con il colpo di stato in Birmania, in cui i militari hanno messo offline il sistema bancario e gli ATM. 

Bitcoin un alternativa libera secondo Human Rights Foundation

Per questi attivisti, l’alternativa si chiama Bitcoin, che nel corso della sua storia non è mai stato hackerato: 

“Per gli attivisti che vivono sotto la repressione statale, bitcoin fornisce un modo per preservare il loro denaro nel cyberspazio, rinchiuso dalla crittografia, al sicuro dalla svalutazione, in una rete che non è mai stata violata. Per loro, è denaro digitale e oro digitale in uno solo”.

In questi regimi dove la libertà finanziaria e non solo quella democratica è utopia, Bitcoin fa la differenza: 

“A differenza della democrazia, il bitcoin è universalmente disponibile. Non c’è bisogno di avere un particolare passaporto o carta di credito o stato di voto per usarlo. Nessun governo può spegnere il tuo bitcoin se è minacciato dalle tue idee”.

E ancora, aggiunge: 

“Bitcoin fornisce un’alternativa al nostro sistema finanziario sempre più centralizzato. Dà a qualsiasi attivista o giornalista un modo per raccogliere fondi senza censura, un modo per risparmiare nonostante l’impatto corrosivo dell’eccessiva stampa di denaro, e un modo per teletrasportare valore senza permesso”.

Oggi Bitcoin è ancora più potente perché i vari exchange hanno raggiunto tutto il mondo e se questo ha aumentato la speculazione, secondo il CSO di Human Rights Foundation ha avuto anche un altro compito, quello di restituire speranza a chi sogna la libertà:

“Forse non hai bisogno di bitcoin. Forse non capisci i bitcoin. Forse PayPal, Venmo, o il tuo conto corrente bancario servono bene alle tue esigenze.

Ma non cancellare il bitcoin come un semplice veicolo per la speculazione finanziaria. Per milioni di persone in tutto il mondo, è una via di fuga dalla tirannia, niente di meno che denaro libero”.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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