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Craig Wright fa causa ai dev di Bitcoin
Craig Wright fa causa ai dev di Bitcoin
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Craig Wright fa causa ai dev di Bitcoin

By Eleonora Spagnolo - 24 Feb 2021

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Craig Wright ha subito un hack informatico che gli è costato un furto da 3,5 miliardi di sterline, e ora vuole fare causa ai developer di Bitcoin per recuperare le criptovalute rubate.

È questo quanto comunicato dallo studio legale Ontier LPP, che segue Tulip Trading di cui Craig Wright è proprietario.

L’azione legale in realtà si estende anche ai developer di  BCH, BCH ABC e BSV.

Tutto parte dal furto che risale a febbraio 2020. Spiegano i legali che il personal computer di Craig Wright fu hackerato, e i Bitcoin che erano contenuti in due indirizzi e che appartenevano alla Tulip Trading Limited furono rubati. Sostengono gli avvocati:

“Quegli asset erano e continuano ad essere di proprietà di TTL”. 

E ancora: 

“TTL chiede che gli sviluppatori permettano a TTL di riottenere l’accesso e il controllo del suo Bitcoin sulla base del fatto che essi devono ai proprietari di Bitcoin sia obblighi illeciti e fiduciari secondo il diritto inglese come risultato dell’alto livello di potere e controllo che essi detengono sulle loro rispettive blockchain”.

La causa di Craig Wright contro i developer di Bitcoin può fare scuola

A Craig Wright furono rubati all’epoca circa 111.000 Bitcoin, che oggi valgono 3,5 miliardi di sterline.  Scopo della causa è poter “obbligare” in qualche modo i developer a far ritornare i Bitcoin al loro indirizzo di partenza. 

Craig Wright, spiega una nota, che peraltro lo definisce “inventore di Bitcoin” non ritiene che i developer abbiano colpe in quanto accaduto, ma ritiene che possano comunque risolvere la questione. 

“Il nostro cliente ha sempre voluto che Bitcoin operasse all’interno delle leggi esistenti, nonostante l’originale etica dell’indipendenza che aveva previsto per la moneta digitale.

Affermiamo che ci sono obblighi legali identificabili attribuibili a coloro che sviluppano e controllano Bitcoin. Come vittima di un furto di una certa gravità, Tulip Trading sta cercando di recuperare il suo accesso e il controllo dei suoi beni digitali da coloro che sono in grado di rimediare alla sua perdita. Il fatto che qualcuno ha rubato le chiavi Bitcoin private detenute digitalmente da Tulip Trading non impedisce agli sviluppatori di distribuire il codice per consentire al legittimo proprietario di riprendere il controllo del suo bitcoin. Una sentenza a favore di Tulip Trading avrà notevoli implicazioni per gli altri che hanno perso l’accesso al loro Bitcoin o hanno avuto monete rubate”.

In pratica, la causa potrebbe essere destinata a diventare una pietra miliare in caso di furti di criptovalute.

L’indirizzo legato a Mt. Gox 

Il caso però apre una finestra su un’altra storia simbolo delle criptovalute, che è il fallimento di Mt. Gox. Infatti uno dei due indirizzi che sarebbero stati derubati e che gli avvocati dicono appartenere alla Tulip Trading, conterrebbe 80.000 Bitcoin provenienti da Mt. Gox. 

Già nel giugno 2020 qualcuno notò questa coincidenza, tra cui Riccardo Spagni di Monero, e si arrivò a dire che Craig Wright aveva hackerato Mt. Gox sulla base di una conversazione in cui Mark Karpeles parlava di una transazione (quella che appunto coinvolge l’indirizzo 1Feex della Tulip Trading) con cui erano stati rubati 80.000 Bitcoin dall’exchange che poi dichiarò bancarotta negli anni successivi.

Craig Wright aveva preso posizione sulla vicenda con una dichiarazione: 

“Ho accettato di acquistare il bitcoin nell’indirizzo 1Feex alla fine di febbraio 2011 ed è stato trasferito in quell’indirizzo il 1 marzo dello stesso anno. L’intero importo del Bitcoin, che ora è di proprietà di Tulip Trading Limited, rimane oggi in quell’indirizzo”.

Non solo, Craig Wright ha anche precisato che, almeno fino a giugno 2020, non c’erano indagini su quell’indirizzo e la bancarotta di Mt. Gox, né Mt. Gox ha mai cercato di recuperare quegli 80.000 Bitcoin. Neppure i liquidatori hanno mai avanzato richieste in tal senso. In più, aggiungeva, era almeno dal 2018 che era noto che lui fosse il proprietario di quell’indirizzo. E concludeva:

“Se qualcuno, compresi i liquidatori di Mt Gox, desidera rivendicare la proprietà del bitcoin nell’indirizzo 1Feex, allora dovrebbe farsi avanti e l’identità del legittimo proprietario del bitcoin può essere determinata dalle autorità giudiziarie competenti. Chiunque abbia una tale rivendicazione dovrebbe contattare i miei avvocati inglesi, SCA ONTIER LLP”.

 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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