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La Cina chiude un sito che offriva servizi crypto
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Criptovalute

La Cina chiude un sito che offriva servizi crypto

By Marco Cavicchioli - 6 Lug 2021

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Oggi la banca centrale cinese (PBoC) ha chiuso il sito web di un’azienda sospettata di fornire servizi software per transazioni in criptovalute. 

La società si chiama Beijing Tongdao Cultural Development, e nel comunicato della PBoC si fa esplicito riferimento alla decisione del Comitato Centrale del Partito sulla repressione delle transazioni in valute virtuali. 

L’intervento è stato eseguito dall’Ufficio di supervisione e amministrazione finanziaria locale di Pechino, insieme al Dipartimento di gestione aziendale della banca centrale ed il governo del distretto di Huairou. 

Inoltre nel comunicato scrivono: 

“Avvertiamo solennemente le istituzioni competenti all’interno della nostra giurisdizione di non fornire locali commerciali, esposizione commerciale, marketing e servizi a pagamento ad attività commerciali legate alle valute virtuali. Gli istituti finanziari e gli istituti di pagamento all’interno della giurisdizione non devono fornire direttamente o indirettamente servizi relativi alla valuta virtuale ai clienti”. 

La Cina pertanto stavolta fa sul serio con il ban sulle criptovalute, ma i mercati questa volta hanno reagito bene. 

Infatti sebbene al momento della pubblicazione della notizia il prezzo di bitcoin nel giro di un’ora sia sceso da 34.900$ a 33.800$, quando i mercati statunitensi erano ancora addormentati, non appena si sono addormentati quelli cinesi il prezzo di BTC è tornato a salire fino a 34.400$, ovvero un prezzo superiore a quello di 24 ore prima. 

Il comunicato della PBoC invita anche i cinesi a non partecipare alle attività di trading di criptovaluta, ricordando che i conti bancari personali non dovrebbero essere utilizzati per la ricarica ed i prelievi da e verso i conti in valuta virtuale. 

La cosa curiosa è che questa volta l’intervento delle autorità pare sia scattato a fronte solamente del sospetto che la società in questione avesse a che fare con transazioni crypto, cosa che fa presumere che stiano ormai facendo davvero sul serio. 

Il peso della Cina sui mercati crypto

Infatti in realtà è dal 2017 che sarebbe vietato nel paese scambiare valuta fiat con criptovalute, ma i cinesi nonostante tutto hanno sempre continuato a farlo. Quest’anno invece la repressione non solo si è irrigidita, ma è diventata anche molto più attenta ed attiva, pertanto anche quei cittadini cinesi che erano abituati lo stesso ad operare sui mercati crypto hanno iniziato un po’ a tirarsi indietro. 

Lo si nota proprio osservando quante volte il prezzo di bitcoin ultimamente è sceso quando i mercati USA erano addormentati, a causa probabilmente di maggiori pressioni di vendita sui mercati asiatici, mentre si è poi ripreso quando ad addormentarsi sono stati i mercati asiatici. 

Questa dinamica sembra suggerire che il peso della Cina sui mercati crypto stia diventando sempre minore, come già accaduto ad esempio per il mining, forse proprio a causa del fuggi fuggi generale da questo mercato innescato dal recente inasprimento degli eventi repressivi. 

In altre parole l’importanza ed il peso dei mercati USA diventano sempre più forti nel settore crypto, mano a mano che quelli cinesi si riducono.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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