Facebook, i giornali e la guerra della pubblicità
Facebook, i giornali e la guerra della pubblicità
News dal Mondo

Facebook, i giornali e la guerra della pubblicità

By Eleonora Spagnolo - 14 Ott 2021

Chevron down
Ascolta qui
download

Il caso Frances Haugen ha riportato i giornali a parlare di Facebook, ma i toni scontrosi nascondono un problema che si chiama pubblicità.

Facebook drena la pubblicità dai giornali

A far notare questa contraddizione è il CEO di Coinbase Brian Armstrong

Secondo Armstrong i giornali che sono tanto bravi a svelare conflitti, nei loro articoli contro Facebook dovrebbero ammettere che sono “di parte”, perché Facebook è loro competitor per la raccolta della pubblicità. 

Il post è corredato anche da un grafico che mostra come dal 2001 al 2017 sia aumentato l’importo speso per la pubblicità ma si è progressivamente ridotto quello conferito a magazine e giornali, divorato dal 33% di entrate pubblicitarie registrato dai canali digitali. 

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

I canali digitali hanno moltiplicato di 10 volte i loro fatturati per advertising. 

Questo secondo Brian Armstrong giustifica il fatto che i toni dei giornali nei confronti di Facebook sono sempre piuttosto scontrosi. 

Come cambia il mondo della pubblicità

Il cambio del modo di fare pubblicità è probabilmente dovuto alla diminuzione delle vendite dei giornali stampati, uniti al proliferare dei canali digitali. 

Grazie agli algoritmi i canali digitali sono in grado di massimizzare i risultati. Questo è possibile intercettando le preferenze degli utenti a cui mostrare i banner di loro interesse.

Spiega Deloitte nel report Global Marketing Trends, citando il caso di Norwegian Air:

“Per esempio, Norwegian Air ha usato algoritmi di apprendimento automatico per identificare gli attributi e le attività dei clienti che più spesso portano alle prenotazioni dei voli. Così facendo ha aiutato la compagnia a ridurre il suo costo per prenotazione del 170%. Mentre allo stesso tempo abbinava le migliori pubblicità ad ogni cliente”.

Facebook e il caso Frances Haugen

Proprio di algoritmi ha parlato Frances Haugen, ex dipendente di Facebook, che ha riportato le numerose criticità della piattaforma al Wall Street Journal e poi in un’intervista alla CBS. La donna ha poi testimoniato al Senato degli Stati Uniti, con parole che hanno provocato una bufera (mediatica) sul social di Mark Zuckerberg. 

Nei suoi racconti, ha narrato di una realtà “fuori controllo” dove interessano solo i profitti e non gli utenti, dove dominano gli algoritmi che possono influenzare i fruitori e dove nessuno interviene per combattere la dipendenza che Instagram crea nei pre-adolescenti:

“Sono qui oggi perché credo che i prodotti di Facebook danneggino i bambini, alimentino la divisione, indeboliscano la nostra democrazia e molto altro. La leadership dell’azienda sa come rendere più sicuri Facebook e Instagram e non apporterà i cambiamenti necessari perché hanno messo i loro immensi profitti prima delle persone. L’azione del Congresso è necessaria. Non possono risolvere questa crisi senza il vostro aiuto.”.

A queste parole ha replicato direttamente Mark Zuckerberg con un post proprio su Facebook:

“Molte delle affermazioni non hanno alcun senso. Se volessimo ignorare la ricerca, perché avremmo creato un programma leader del settore per capire questi importanti problemi, in primo luogo? Se non ci interessasse combattere i contenuti dannosi, allora perché impiegheremmo così tante persone dedicate a questo scopo più di qualsiasi altra azienda? Anche di quelle più grandi di noi? Se volessimo nascondere i nostri risultati, perché avremmo stabilito uno standard leader del settore per la trasparenza e il reporting su ciò che stiamo facendo? E se i social media fossero responsabili della polarizzazione della società come alcuni sostengono, allora perché stiamo vedendo la polarizzazione aumentare negli Stati Uniti mentre rimane piatta o diminuisce in molti paesi con un uso altrettanto pesante dei social media nel mondo?”.

Parole che non sono bastate a frenare le polemiche. E chissà che non abbia ragione Brian Armstrong.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.