NFT e meditazione: Giovanni Motta e la ricerca del bambino interiore
NFT e meditazione: Giovanni Motta e la ricerca del bambino interiore
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NFT e meditazione: Giovanni Motta e la ricerca del bambino interiore

By Ivan Quaroni - 10 Nov 2021

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Giovanni Motta è uno dei crypto artisti italiani che meglio incarna l’epocale transizione dall’arte fisica al mondo immateriale degli NFT. 

Nato a Verona nel 1971, arriva all’arte dopo un passato di creativo e pubblicitario di successo. Il disegno, però, è una sua passione fin dall’infanzia. A soli 9 anni, infatti, vince un concorso internazionale di disegno indetto dalla FAO, ma dovrà aspettare fino al 2000 per esporre in gallerie e spazi pubblici le proprie opere, disegni, dipinti e sculture 3D che rivelano la sua passione per i manga e gli anime, ma anche per i cartoni animati americani. 

Jonny Boy, la metafora del bambino interiore

Al centro del suo lavoro c’è Jonny Boy, un personaggio che incarna la forza e l’innocenza dell’infanzia, ma che è anche la metafora del bambino interiore che abita la coscienza di ogni uomo. La sua pittura quasi iperrealista, ma contaminata dalla cultura pop e dall’immaginario consumistico degli anni Ottanta, ha un messaggio tanto semplice quanto potente: la riscoperta della creatività infantile come energia vitale che risiede nella memoria degli individui e che può essere riscoperta attraverso un lavoro di scavo psicologico e spirituale. Tutte le sue opere, infatti, nascono dalla quotidiana pratica della meditazione regressiva, una tecnica che gli permette di far riaffiorare dalle profondità sepolte dell’inconscio ricordi vividi del passato, che poi traduce in immagini che catturano il senso di stupore ed eccitazione delle esperienze infantili. 

Sono lavori che nascono sotto forma di progetti digitali, attraverso l’uso di software come Photoshop e Cinema 4D, per essere poi trasformati in dipinti o in sculture. Il primo impulso creativo, però, resta affidato al disegno. Motta riempie centinaia di fogli di schizzi, bozzetti, studi prima di realizzare qualsiasi opera, si tratti di un quadro o di una video-animazione, di una scultura o di un’opera crypto. 

Giovanni Motta
Giovanni Motta

Jonny Boy negli NFT di Giovanni Motta

I suoi NFT, tutti su piattaforma SuperRare, sono infatti curati in ogni dettaglio e realizzati con una precisione ottica quasi maniacale. Un’attitudine, questa, che ha imparato osservando artisti come Takashi Murakami, il fondatore del movimento giapponese Superflat che ha saputo fondere lo stile dei mangaka con l’attitudine degli artisti pop americani, e che è noto anche per la sua ricerca di una rigorosa perfezione formale. 

Nei lavori crypto di Giovanni Motta, che fondono pittura digitale, elaborazione 3D, animazione e suoni, il personaggio di Jonny appare come un’entità sospesa, fluttuante, che trascina nel suo vortice una pletora di oggetti che, come appendici della sua personalità, ne rivelano gusti e passioni, desideri e aspirazioni. Questa personificazione del Bambino interiore non tocca mai terra, ma vola e plana come i cyber-cowboy di William Gibson, ma a differenza del personaggio inventato dallo scrittore americano, il Johnny Mnemonic interpretato da Keanu Reeves nel famoso film del 1995 diretto da Robert Longo, il personaggio di Motta non lotta contro lo strapotere delle multinazionali, ma combatte per perpetuare la dimensione del gioco e l’esperienza del piacere come uniche forme di resistenza spirituale. 

Nelle sue opere digitali, il sentimento di entusiasmo è codificato nella forma della metafora videoludica. Le fluttuazioni di Jonny richiamano la condizione del giocatore estraniato dalla realtà quotidiana, immerso nel flusso del gioco, in una dimensione di dilatazione sinestetica in cui la percezione dello scorrere del tempo è alterata da massicce dosi di endorfina. 

Matteo Bittanti, uno dei massimi esperti di Digital Game Culture, sostiene che il videogioco sia una macchina della felicità, appositamente sviluppato per creare una gratificazione istantanea (Machinima: dal videogioco alla videoarte, 2017, Mimesis), ma nella visione di Giovanni Motta esso si trasforma nel simbolo di uno stato d’animo che consiste in quella particolare sensazione di “divino invasamento” che accompagna i momenti di gioia ed euforia della fanciullezza e che purtroppo sbiadiscono con l’andare degli anni.

Ivan Quaroni

Laureato con lode in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Critico, curatore e giornalista, ha scritto per le riviste Flash Art, Arte e Arte in. Ha curato numerose mostre in spazi pubblici e gallerie private e ha pubblicato i libri Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura (2008, Johan & Levi), Italian Newbrow (2010, Giancarlo Politi) e Beautiful Dreamers. Il nuovo sogno americano tra Lowbrow Art e Pop Surrealism (2017, Falsopiano). Insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como e Fenomenologia delle arti contemporanee allo IED - Istituto Europeo di Design di Milano.

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