I Navajo cercano il riscatto con il mining di Bitcoin
I Navajo cercano il riscatto con il mining di Bitcoin
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I Navajo cercano il riscatto con il mining di Bitcoin

By Marco Cavicchioli - 11 Nov 2021

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È scattata la scintilla tra i Navajo e Bitcoin. 

Lo rivela un video pubblicato di recente da Compass Mining, i cui inviati si sono recati presso la mining farm della Navajo Nation per vedere in prima persona come i Navajo stanno rivendicando la loro sovranità grazie a Bitcoin. 

I Navajo fanno mining di Bitcoin

La Navajo Nation è la più grande riserva esistente al mondo di nativi americani, ma è anche una delle comunità più povere degli Stati Uniti, con un terzo degli abitanti che vive sotto la soglia di povertà, e con una disoccupazione cronica attorno al 48%.

Come rivela il video però, le cose stanno cambiando, proprio perché ora la Navajo Nation mina Bitcoin. 

La riserva (chiamata anche Navajo Nation) si trova tra gli stati dell’Arizona, del Nuovo Messico e dello Utah, nel sud-ovest degli Stati Uniti. Ha una superficie di 71.000 km² con una popolazione di circa 300.000 abitanti.

Il mining di Bitcoin in quest’area sta incentivando una sana crescita economica, di cui la regione ha molto bisogno da ormai troppo tempo.

Navajo Bitcoin
Utah, la terra dei Navajo

Come tutto è iniziato

Tutto nasce nel 2017, quando un’azienda canadese contattò i Navajo per la realizzazione di una mining farm sulla loro terra. All’inizio del 2021 la mining farm è stata raddoppiata, portandola a 15 megawatt di potenza installata grazie allo sfruttamento delle risorse energetiche della zona. Si stima che riesca a minare circa 400 BTC all’anno, per un controvalore ai prezzi attuali di circa 26 milioni di dollari. 

Tuttavia, secondo molte delle persone intervistata da Compass Mining, la farm crea anche altre prospettive di crescita, ad esempio nei settori della finanza e dell’energia, ritenuti da tempo una sorta di “spina nel fianco” della comunità Navajo. 

Secondo la delegata tribale Amber Kanazbah Crotty, la povertà di questa comunità avrebbe radici molto antiche, risalenti addirittura nel trattato del 1868 con cui il governo degli Stati Uniti istituì la riserva. La pesante eredità di questo trattato sarebbe ancora molto viva oggi, in particolare per quanto riguarda il rapporto dei Navajo con il settore bancario.

Per questi motivi Bitcoin potrebbe consentire loro di ambire ad ottenere quella sovranità che fu promessa, ma che invece non hanno ancora mai ottenuto realmente.

Crotty afferma che i Navajo, pur pagando le tasse federali in dollari, non possono accedere ai normali strumenti finanziari creati per essere utilizzati in dollari, e questa situazione li ha portati ad esplorare delle possibili alternative.

Perché la terra dei Navajo è l’ideale per minare BTC

La terra dei Navajo è ricca di risorse energetiche sia non rinnovabili che rinnovabili, come carbone, energia idroelettrica, gas naturale e luce solare. Con l’aumento della domanda di mining di bitcoin con fonti rinnovabili, i Navajo potrebbero trovarsi avvantaggiati, tanto che già ora la loro farm è alimentata al 59% da fonti di energia rinnovabile, rispetto al 19% medio degli USA.

Per ora comunque Bitcoin deve ancora ottenere la fiducia di gran parte della comunità Navajo, anche se è già prevista l’attivazione di altre mining farm nei prossimi mesi. In caso di un ulteriore incremento dell’adozione di bitcoin probabilmente si diffonderà anche una maggiore consapevolezza del fatto che Bitcoin potrebbe costituire anche un risorsa per ottenere sovranità.

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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