NFT Pulp Fiction, Miramax fa causa a Quentin Tarantino
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NFT Pulp Fiction, Miramax fa causa a Quentin Tarantino

By Eleonora Spagnolo - 17 Nov 2021

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Quentin Tarantino ha messo all’asta gli NFT del suo celebre film Pulp Fiction, ma Miramax, la casa di produzione della pellicola, è pronta a fargli causa. 

La notizia apre orizzonti legislativi inesplorati: la proprietà dei beni messi in vendita sotto forma di non-fungible token.

Gli NFT di Pulp Fiction: la collezione di Quentin Tarantino

Tutto nasce quando nelle scorse settimane il celebre regista ha annunciato l’intenzione di mettere all’asta su OpenSea sette scene mai viste del film Pulp Fiction, film cult del 1994, che consacrò Uma Thurman e diede nuova vita (artistica, si intende) a John Travolta. 

Il contenuto degli NFT (realizzati in collaborazione con SCRT Labs e Secret Network) è del tutto particolare, non a caso si parla di Secret NFT. Chi li acquista avrà accesso a scene tagliate e a segreti della pellicola, raccontati dallo stesso regista, che apriranno a nuove interpretazioni del film. 

Per accedere all’asta però bisogna fare una sorta di pre iscrizione tramite il sito ufficiale.

Il regista, aveva dichiarato:

“Sono entusiasta di presentare queste scene esclusive di PULP FICTION ai fan. Secret Network e Secret NFT forniscono un intero nuovo mondo di collegamento tra fan e artisti e sono entusiasta di farne parte”.

Neanche a dirlo, i fan di Quentin Tarantino e di Pulp Fiction sono andati in estasi.

Del resto Pulp Fiction ha fatto la storia del cinema. Incassò al botteghino oltre 200 milioni di dollari, fu acclamato dalla critica, vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes, fu candidato a sette oscar e si aggiudicò il Premio Oscar proprio per la migliore sceneggiatura. 

Ieri però è arrivata la doccia gelata: Miramax intende fare causa a Quentin Tarantino per violazione del copyright. 

Pulp Fiction
La locandina di Pulp Fiction

Miramax vs Tarantino 

Secondo quel che riporta Variety, Quentin Tarantino non avrebbe coinvolto la casa di produzione Miramax che sostiene di avere i diritti del film. 

In un comunicato stampa, l’azienda tramite l’avvocato Bart Williams ha dichiarato: 

“Questo gruppo ha scelto di ignorare sconsideratamente, avidamente e intenzionalmente l’accordo che Quentin ha firmato invece di seguire il chiaro approccio legale ed etico di comunicare semplicemente con Miramax sulle sue idee proposte. Questo sforzo una tantum svaluta i diritti NFT di ‘Pulp Fiction’, che Miramax intende massimizzare attraverso un approccio strategico e globale”.

E ancora:

“È stato profondamente deludente apprendere di questa deliberata, premeditata, presa di soldi a breve termine da parte del team di Tarantino per aggirare unilateralmente i diritti di Miramax su Pulp Fiction attraverso lo sviluppo, la promozione e la distribuzione illecita di NFT. Miramax difenderà tutti i suoi diritti riguardo alla sua libreria, compresi i diritti relativi alle NFT”.

Dall’account Twitter Tarantino NFTs, il team dietro il progetto ha così replicato: 

“Gli NFT hanno lo scopo di dare potere ai creatori, collegandoli direttamente al loro pubblico e alle loro comunità. Gli NFT segreti su @SecretNetwork portano questo potenziale un passo avanti. Ora alcuni nel mondo dei media vogliono fare un enorme passo indietro.

Noi stiamo dalla parte dei creatori”.

I problemi legali

Il mondo degli NFT è un settore troppo nuovo affinché possa esistere una giurisprudenza di riferimento. Certamente non mancano precedenti. 

Un episodio simile è capitato anche al rapper Jay Z. in quel caso fu l’ex socio Damon Dash a trasformare il primo album del cantante, Reasonable Doubt, in formato NFT in occasione dei 25 anni dall’uscita. Il che ha fatto infuriare la casa discografica che lamentava la mancanza di diritti da parte di Dash. 

Il problema però è: Chi è che può esercitare il copyright sugli NFT? Chi lo ha creato o chi aveva i diritti sul materiale originale poi trasformato in NFT? E come si evolve questo concetto una volta avvenuta la transazione? 

Sugli aspetti legali degli NFT c’è ancora molto da approfondire. Sarà la giurisprudenza a farlo, caso per caso, in attesa che una regolamentazione disciplini l’intero settore.  

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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