Il punk non è morto: rivive nelle opere di XCOPY
Il punk non è morto: rivive nelle opere di XCOPY
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Il punk non è morto: rivive nelle opere di XCOPY

By Ivan Quaroni - 25 Nov 2021

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È una figura leggendaria ed è considerato forse l’artista crypto più influente.

XCOPY e la rivoluzione degli NFT

Personaggio misterioso, di cui si sa poco o nulla, se non che opera a Londra e che è stato uno dei pionieri della rivoluzione NFT, attivo, addirittura prima dello sviluppo della blockchain Ethereum sull’effimera piattaforma di Ascribe, dove si vendevano le opere digitali in Bitcoin, e poi su marketplace d’avanguardia come RARE Art Labs e Digital Objects. 

Le sue opere compaiono già nel 2010 su tumblr con uno stile grezzo e graffiante, che richiama alla memoria le produzioni DIY del punk e delle prime sperimentazioni multimediali. Nell’estetica della rete, allora dominata dall’immaginario Vaporwave e dal gusto retro-futuristico della Synthwave, le sue immagini spiccano come un pugno in un occhio non solo per l’originalità stilistica ed il forte impatto grafico, ma anche per i messaggi critici nei confronti della società contemporanea. 

XCOPY

Realizzati sotto forma di Gif, sovrapponendo immagini sintetiche simili a graffiti e caratterizzate da una palette cromatica essenziale, i lavori di XCOPY colpiscono proprio per la loro efficacia comunicativa, una combinazione di disegno scarno e di animazione minimale, tutta giocata su effetti di intermittenza. 

I soggetti sono volti quasi scarabocchiati, maschere mostruose, teschi o scheletri che lampeggiano su sfondi monocromi, figure che funzionano come gli antichi Memento Mori, delle moderne Vanitas dell’era digitale che ci ricordano quanto vi è di fragile ed effimero nelle nostre esistenze.

La coscienza critica dell’arte 

Le sue sono visioni talvolta disturbate dai glitch oppure dal cosiddetto “effetto neve”, provocato dall’interferenza dei segnali elettromagnetici sugli schermi dei vecchi televisori a tubo catodico, lo stesso evocato da Gibson nel celebre incipit di Neuromante. Si direbbe, infatti, che il linguaggio visivo di XCOPY debba molto all’immaginario antagonista degli hacker, proprio per quella implicita volontà di scuotere l’immaginario collettivo per risvegliarne la coscienza critica. 

Allo stesso tempo, come ha dichiarato in un’intervista su SuperRare, l’obbiettivo dell’artista è di interrompere, con le sue immagini stridenti, la quotidianità delle persone e stimolare la loro creatività: “Voglio che tutti creino di più, io stesso mi sento sempre meglio quando ho creato qualcosa”.

XCOPY rende la creatività virale

Il suo stesso pseudonimo, XCOPY, si riferisce al comando usato in numerosi sistemi operativi per copiare un file da una directory all’altra oppure dalla rete, ed è, infatti, un’evidente allusione alla possibilità di replicazione e distribuzione dei contenuti artistici. Una sorta di diffusione virale della creatività che, però, nel caso delle sue, come delle opere degli altri crypto artisti, non include la proprietà se non attraverso l’acquisto dei token ERC-721 sulla blockchain di Ethereum. XCOPY è figura cardine di un movimento in cui sì fondono la furia anarchica e libertaria del punk e il potenziale rivoluzionario del nuovo cripto-capitalismo.

Ivan Quaroni

Laureato con lode in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Critico, curatore e giornalista, ha scritto per le riviste Flash Art, Arte e Arte in. Ha curato numerose mostre in spazi pubblici e gallerie private e ha pubblicato i libri Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura (2008, Johan & Levi), Italian Newbrow (2010, Giancarlo Politi) e Beautiful Dreamers. Il nuovo sogno americano tra Lowbrow Art e Pop Surrealism (2017, Falsopiano). Insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como e Fenomenologia delle arti contemporanee allo IED - Istituto Europeo di Design di Milano.

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