L’andamento del Nasdaq durante la pandemia
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L’andamento del Nasdaq durante la pandemia

By Marco Cavicchioli - 25 Nov 2021

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La pandemia di Sars-Cov-2 è iniziata a dicembre 2019. 

A partire da inizio ottobre dello stesso anno, l’indice Nasdaq 100 aveva iniziato a salire, e di fatto ha continuato a farlo in modo totalmente indipendente dalla pandemia fino a febbraio 2020. 

Durante quel lasso di tempo salì del 30% circa, passando da 7.700 punti a 9.700 punti. 

Proprio alla fine di febbraio hanno iniziato a diffondersi notizie di un possibile contagio di massa anche negli USA, tanto che l’indice ha iniziato velocemente a scendere. Nel corso di quei giorni, ed in particolare nella prima metà di marzo, si verificò un vero e proprio crollo improvviso del 30%, con il valore dell’indice che scese ben al di sotto del livello di ottobre dell’anno prima, precipitando da 9.700 punti a 6.700 punti in poco più di due settimane. 

A dire il vero in quel preciso momento storico crollarono tutti i mercati finanziari compreso quello crypto, tanto che il governo americano decise di dare il via ad una nuova fase di politica monetaria molto espansiva, la più espansiva che si sia vista negli ultimi anni. 

Il Nasdaq 100 reagì quasi immediatamente a quella notizia, tanto che già ad inizio aprile era tornato sui livelli dell’ottobre precedente, e ad inizio giugno tornò anche sui massimi di fine febbraio. 

Va tenuto presente che questi ultimi all’epoca erano i massimi assoluti di sempre, quindi quando vennero superati alla fine della prima decade di giugno, l’indice Nasdaq 100 fece registrare i suoi nuovi massimi storici assoluti in piena pandemia, sebbene in quel momento l’emergenza sanitaria negli USA non avesse ancora raggiunto il suo massimo. 

La cosa davvero strana è che nei mesi successivi il Nasdaq 100 ha fatto registrare nuovi massimi storici assoluti, nonostante la pandemia procedesse e l’emergenza sanitaria in USA raggiungesse i livelli massimi. 

Partendo dai 9.800 punti dell’8 giugno 2020, arrivò prima ad oltre 12.000 punti ai primi di settembre, per poi ritracciare brevemente e riprendere a correre. 

A fine 2020 l’indice fece registrare nuovi massimi storici quasi a quota 13.000 punti, che fu poi abbattuta nella prima decade di gennaio 2021. 

La corsa è proseguita fino a sfiorare i 13.900 punti a metà febbraio di quest’anno, seguita da un breve ritracciamento, e da una nuova risalita fino a quota 15.700 punti raggiunta a settembre. Dopo un altro breve ritracciamento, l’indice ha ripreso a salire, fino all’attuale massimo storico di sempre di 16.764 punti toccati il 22 novembre. 

Prendendo come riferimento il picco massimo pre-covid (9.736 punti il 19 febbraio 2020), si tratta di un incremento del 72% in poco più di un anno e mezzo, in piena pandemia. 

È ovvio che questo incremento non sia affatto stato generato dalle performance dell’economia americana, nè dalle politiche economiche, finanziarie o fiscali del governo, ma quasi esclusivamente dalla politica monetaria ultra-espansiva della Fed, che ha immesso una tale quantità di dollari in circolazione sui mercati finanziari da generare una poderosa inflazione (o forse addirittura iperinflazione) dei prezzi degli asset scambiati sui mercati finanziari. 

Basti pensare che il bilancio della Fed è cresciuto dai 4.200 miliardi di dollari di inizio marzo 2020 fino agli attuali 8.600 miliardi, ovvero più del 50% dei dollari creati dalla Fed in tutta la sua storia sono stati creati nell’ultimo anno e mezzo

Per avere un punto di riferimento, il valore complessivo di tutte le maggiori società al mondo quotate in borsa è di circa 11.000 miliardi di dollari, ovvero non di molto superiore a quello del solo bilancio della Fed, nonostante tra queste non vi siano solamente società americane, e nonostante la maggior parte delle loro azioni non appartengano certo alla banca centrale statunitense. 

In proporzione nel medesimo periodo il valore complessivo ad esempio del Nasdaq 100 è aumentato meno di quanto non sia aumentato il bilancio della Fed, proprio perchè la Fed di fatto non controlla completamente i mercati finanziari, ma il suo impatto su questi ultimi risulta essere solo parziale, seppur decisivo e molto significativo. 

L’unica cosa che giustifichi tali prestazioni del Nasdaq in piena pandemia è proprio l’enorme quantità di dollari creati e distribuiti dalla Fed sui mercati finanziari in questo periodo. 

Alla luce di ciò c’è chi sostiene che lo stesso dollaro in questo momento potrebbe essere “in bolla”.

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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