Criptovalute e corruzione, una task force negli USA
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Criptovalute e corruzione, una task force negli USA

By Eleonora Spagnolo - 7 Dic 2021

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Le criptovalute ancora una volta entrano nel mirino dell’amministrazione Biden, questa volta per il rischio corruzione. Gli Stati Uniti avranno un’apposita task force per contrastare questo utilizzo illecito. Lo rivela un rapporto della Casa Bianca.

La necessità di combattere la corruzione

Il report United States Strategy on Countering Corruption contiene uno studio sulla corruzione negli Stati Uniti e sulle strategie per combatterla. 

In premessa viene subito ricordato che la lotta alla corruzione è uno dei pilastri dell’amministrazione Biden. Proprio il Presidente degli Stati Uniti lo scorso giugno scriveva:

“La corruzione minaccia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’equità economica, la lotta alla povertà globale e gli sforzi per lo sviluppo e la democrazia stessa… Prevenendo e contrastando efficacemente la corruzione e dimostrando i vantaggi di una governance trasparente e responsabile, possiamo garantire un vantaggio fondamentale per gli Stati Uniti e altre democrazie”

In questo scenario rientrano anche le criptovalute e gli asset digitali. 

Criptovalute e lotta alla corruzione, la strategia USA

Nello specifico, per combattere la corruzione a tema crypto, sarà istituita un’apposita task force. Si chiamerà National Cryptocurrency Enforcement Team. Si concentrerà su indagini complesse e perseguimenti di abusi da parte di criminali crypto o atti illegali commessi utilizzando exchange, servizi di mixing e tumbling (quelli usati per far perdere le proprie tracce e “pulire” le criptovalute frutto di attività criminali). Perseguiterà anche le attività di riciclaggio di denaro.  

Criptovalute corruzione
Gli Stati Uniti vogliono combattere la corruzione

Attenzione agli asset digitali

Nel report si annuncia (per l’ennesima volta) l’arrivo di una regolamentazione sugli asset digitali. La Casa Bianca scrive chiaramente che gli Stati Uniti continueranno a osservare gli asset digitali, compresi i rischi di corruzione ad essi correlati, e si impegneranno a: 

“Perfezionare politiche e normative secondo necessità”. 

In questo contesto, gli Stati Uniti sono pronti a sviluppare le CBDC. Si legge nel report: 

“Se del caso, gli Stati Uniti coinvolgeranno i paesi per aiutare con l’analisi e lo sviluppo delle valute digitali delle banche centrali in un modo coerente con la stabilità, la protezione dei consumatori e degli investitori, e la lotta alla finanza illecita”.

Dunque una valuta digitale della banca centrale potrebbe essere una risorsa nella lotta alla corruzione nella misura in cui ha delle peculiarità tipiche delle criptovalute, ma è centralizzata. Anzi, è direttamente controllata dallo Stato. 

Le criptovalute, spiega il report, hanno mostrato tutto il loro potenziale come alternativa al denaro e il loro uso cresce nel mondo. Ma si sono anche rivleate uno strumento per attività illegali quali: attacchi ransomware, traffico di esseri umani e di stupefacenti, frode, corruzione, evasione delle sanzioni. Sono attività che non disdegnano neppure il dollaro in realtà. 

La strada è tracciata e le direzioni sono due: contrastare le attività illegali con una task force, e incentivare l’uso di monete digitali centralizzate. Oltre che migliorare il quadro regolamentare, qualcosa che è sempre chiamato in ballo ma ancora non realizzato.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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