La Fed aumenta i tassi di interesse di 50 punti base
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La Fed aumenta i tassi di interesse di 50 punti base

By George Michael Belardinelli - 5 Mag 2022

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La Fed, dopo il primo aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, mercoledì è intervenuta nuovamente in modo più aggressivo con un aumento di 50 punti base.

La Fed e il piano di rialzo dei tassi di interesse

tassi di interesse
Primo aumento dei tassi di interesse di 50 punti base da parte della Fed

Puntuale come un treno a Pechino mercoledì è arrivato il secondo aumento dei tassi da parte della Fed. 

La Federal Open Market Committee (FOMC) dopo giorni di full immersion ha decretato l’ennesimo aumento dei tassi di interesse e questa volta si è scelto di essere più incisivi del solito. 

Il FOMC ha optato per un intervento aggressivo di 50 punti base (0,50%).

L’aumento fa seguito al primo già avvenuto a marzo di quest’anno che però aveva un entità minore (25 punti base / 0,25%).

In questa seconda riunione Jerome Powell ha optato per una mossa più dura, se il precedente intervento era stato il primo dal 2018 ad oggi questo è il rialzo più rapido in un unica soluzione dal 2000 ad oggi. 

Le idee sono chiare, riportare l’inflazione ad un livello intorno al 2% è il risultato ideale ma siamo ben lontani e la Fed lo sa. 

Il processo di normalizzazione del CPI secondo le stime richiederà tre anni con sette aumenti dei tassi previsti per l’anno in corso, quattro per il 2023 e interventi mirati secondo necessità per il 2024 che dovrebbe essere l’anno in cui il problema si risolverà. 

Già ad aprile Powell paventava un aumento di 50 punti base ma non vi era certezza. Si sperava in dati migliori per esserne sicuri ma non sono pervenuti e la mano della Fed è stata pesante. 

Le politiche della Banca Centrale non hanno lasciato invariato lo stato delle cose. Ad esempio, da novembre 2021 ad oggi, ovvero da quando la Fed ha annunciato il suo piano di aumento dei tassi per fronteggiare il male atavico dell’inflazione, il prezzo di Bitcoin ha subito una flessione del 40% attestandosi intorno ai $40.000. 

La Fed ha anche annunciato che inizierà a vendere una fetta del suo bilancio di obbligazioni e titoli ipotecari raddoppiato a 9 trilioni di dollari con la pandemia. Fra tre mesi, il tetto del Tesoro aumenterà a 60 miliardi e quello per i titoli ipotecari a 35 miliardi di dollari. L’operazione di pulizia del bilancio comporterà uno shock momentaneo dei mercati finanziari, e potrebbe avere potenzialmente effetti negativi nel lungo termine.

Janet Yellen, segretario del tesoro americano, ai microfoni del Wall Street Journal, ha spiegato che si prevede una crescita economica costante quest’anno e un rientro graduale dall’inflazione senza necessariamente entrare in una spirale recessiva.

Il mercato aveva già messo in conto una politica aggressiva della Fed ed ora si aspetta altri aumenti minimo dello 0,50% ad ogni riunione della Fed e del FOMC, considerando come probabile anche un picco di 75 punti base in un’unica soluzione che appare a dire il vero un po’ troppo aggressivo. 

Nero su bianco il piano per la lotta all’Inflazione 

Già da novembre 2021 e in continuazione con i dati che si registrano, l’inflazione iniziava ad ergersi a grande minaccia del mondo finanziario. 

La crisi pandemica aveva indebolito fortemente le economie di tutto il mondo (che già arrancavano), le principali banche internazionali prevedevano un lungo anno di aumenti dei tassi anche dovuto al fatto che la Banca Centrale americana era stato poco vigile e aveva sottovalutato i dati del CPI.

La Fed aveva dichiarato (in linea con quanto auspicato da Goldman Sachs) di voler operare 175 punti base totali di aumento dei tassi che verranno dilazionati in sette momenti dell’anno, uno per ogni riunione di FOMC e Fed. 

Così avrebbero proceduto anche le altre banche centrali del mondo in un’ottica di contenimento. 

Per il 2023 poi sarebbero seguiti altri quattro aumenti dei tassi, mentre nel 2024 si sarebbe intervenuti step by step monitorando attentamente i dati con l‘obiettivo di riportare l’inflazione a un mero 2% considerato come una percentuale congrua dalla Fed.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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