Il Kenya punta sul mining di Bitcoin
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Il Kenya punta sul mining di Bitcoin

By Vincenzo Cacioppoli - 6 Giu 2022

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La società energetica del Kenya, KenGen, ha lanciato un appello ai minatori di Bitcoin (BTC) per trasferire nel Paese le attività di mining e sfruttare la sua capacità di energia rinnovabile in eccesso.

Il Kenya prova ad attrarre i miner di Bitcoin 

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Grazie alle proprie fonti di energia rinnovabile, il Kenya vuole attirare l’attenzione dei miner di Bitcoin

Il più grande operatore energetico del Kenya, KenGen, ha annunciato l’intenzione di attirare gli operatori di mining di Bitcoin affinché valutino la possibilità di trasferirsi in Kenya per utilizzare l’energia geotermica in eccesso che il Paese produce.

Attualmente il Kenya non ha farming di criptovalute sul suo territorio. KenGen ha affermato che l’86% della sua energia viene ricavata da fonti rinnovabili (divisa tra geotermia, idroelettrico ed eolico) e parte di questa energia rimane inutilizzata. 

Proprio per questo sta pensando di aprirsi a questo nuovo business, che dopo il bando da parte della Cina dello scorso anno, sta cercando nuovi Paesi dove continuare l’attività, che è ancora molto energivora.

Il piano della società energetica keniota prevede la creazione di alcune farm di miners in un parco energetico presso la principale centrale geotermica dell’azienda a Olkaria, a 123 km dalla capitale Nairobi. Secondo Il Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI) di Cambridge, la nazione dell’Africa orientale potrebbe essere una location ideale per i minatori a causa del potenziale stimato di circa 10.000 MegaWatt (MW) di capacità di energia geotermica.

I vantaggi nell’accogliere il business del mining di Bitcoin all’interno del Paese

Aprendo ai minatori di criptovalute nel Paese, KenGen potrebbe aumentare la sostenibilità ambientale dell’attività di mining, che viene considerata ancora come un’attività troppo dispendiosa dal punto di vista energetico. L’estrazione mineraria consuma circa 119,5 Terrawattora (TWh) all’anno, più dell’intero paese dei Paesi Bassi, sempre secondo CBECI.

Inoltre, il governo kenyota potrebbe avere delle entrate aggiuntive dalle tasse pagate da chi fa attività di mining, sull’esempio di stati come il Kazakistan, che è diventato un centro mondiale del mining e che prevede di guadagnare nei prossimi cinque anni circa 1,5 miliardi di tasse dai minatori.

Nei mesi scorsi, la Banca Centrale del Kenya ha pubblicato un documento che descrive in dettaglio il suo progetto di emettere una propria CBDC.

Nel report si legge che:

“L’utilità della tecnologia non risiede nella sua unicità, ma nella sua capacità di risolvere un problema sociale urgente. Un esempio calzante è stata l’ascesa del denaro mobile in Kenya che ha posto il nostro Paese come una culla dell’innovazione in Africa”.

Vincenzo Cacioppoli

Vincenzo è genovese di nascita ma milanese di adozione. E' laureato in scienze politiche. E' un giornalista, blogger, scrittore, esperto di marketing e digital advertising. Dopo una lunga esperienza nel marketing tradizionale, comincia attività con il web e il digital advertising nel 2011 fondando una società Le enfants. Da sempre appassionato di web e innovazione, nel 2018 approfondisce le tematiche legate alla blockchain e alle criptovalute. Trader indipendente in criptovalute dal marzo 2018, collabora con aziende del settore come content marketing specialist. Nel suo blog. mediateccando.blogspot.com, da tempo si occupa soprattutto di blockchain, che considera come la più grande innovazione tecnologia dopo Internet. A novembre è prevista l'uscita del suo primo libro sulla blockchain e il fintech.

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