UK fa marcia indietro sulla norma per i  wallet digitali “unhosted”
UK fa marcia indietro sulla norma per i  wallet digitali “unhosted”
Criptovalute

UK fa marcia indietro sulla norma per i wallet digitali “unhosted”

By Vincenzo Cacioppoli - 21 Giu 2022

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Al contrario dell’UE, l’UK  ha deciso di non obbligare le società crypto ad inviare informazioni sulle transazioni dei cosiddetti wallet digitali “unhosted”.

In UK non è obbligatorio tracciare le attività dei wallet digitali “unhosted”

La Gran Bretagna ha deciso di fare marcia indietro sulla legislazione in materia di criptovalute e non farà come il Parlamento europeo, che lo scorso marzo ha approvato una direttiva che obbliga tutte le società crypto a segnare ogni transazione sia da exchange che da wallet “unhosted” o “freddi”.

Per fare chiarezza, i wallet digitali “unhosted” sono tutti quei portafogli che consentono agli utenti di esercitare un controllo indipendente sui propri fondi, come MetaMask ad esempio. 

All’epoca dell’approvazione della direttiva MiCA, il settore crypto aveva contestato duramente la parte della norma che regolava il tipo di informazioni che dovevano essere inviate alle autorità di controllo, che imponeva appunto l’invio delle informazioni su tutte le transazioni effettuate da portafogli digitali dell’importo maggiore a 1000 euro. 

In un documento pubblicato dal ministero del tesoro britannico, si legge: 

“Invece di richiedere la raccolta di informazioni sul beneficiario e sull’originatore relativi a tutti i trasferimenti di portafoglio unhosted, le aziende di criptovalute dovranno raccogliere queste informazioni solo per le transazioni identificate come a rischio elevato di finanziamento illecito”

La decisione è arrivata dopo aver sollecitato feedback da una varietà di intervistati, inclusi accademici ed esperti del settore.

Gli aggiornamenti sulla direttiva in UK

Si tratta di un vero e proprio ripensamento, anche se in un primo momento la Gran Bretagna non è mai stata tenera con il mondo delle criptovalute. Si ricordi che a Binance, il più grande exchange del mondo, lo scorso anno è stato vietato di operare sul suolo britannico.

Ora, dopo avere ascoltato una commissione di esperti interpellata dal Ministero del Tesoro, sembra essersi convinta che la scelta operata dall’Europa sia fondamentalmente sbagliata. 

Unica eccezione alla normativa che prevede di ricevere informazioni sulle transazioni, ma questo vale non solo per gli asset digitali, è nel caso che ci possa essere un sospetto che il trasferimento possa avere origini illecite, legate al finanziamento del terroismo o al riciclaggio. 

Molti dei consulenti del governo britannico, che hanno stilato a proposito un lungo report, sembravano essere d’accordo con Brian Armstrong, CEO e fondatore di Coinbase, che all’epoca aveva criticato la legge europea definendola anti privacy e anti innovazione.

Secondo alcuni la decisione della Gran Bretagna sarebbe anche l’ennesimo tentativo di smarcarsi dalle regole Europee, dopo la Brexit, adottando una legislazione più favorevole al mondo crypto rispetto all’Europa.

 

Vincenzo Cacioppoli

Vincenzo è genovese di nascita ma milanese di adozione. E' laureato in scienze politiche. E' un giornalista, blogger, scrittore, esperto di marketing e digital advertising. Dopo una lunga esperienza nel marketing tradizionale, comincia attività con il web e il digital advertising nel 2011 fondando una società Le enfants. Da sempre appassionato di web e innovazione, nel 2018 approfondisce le tematiche legate alla blockchain e alle criptovalute. Trader indipendente in criptovalute dal marzo 2018, collabora con aziende del settore come content marketing specialist. Nel suo blog. mediateccando.blogspot.com, da tempo si occupa soprattutto di blockchain, che considera come la più grande innovazione tecnologia dopo Internet. A novembre è prevista l'uscita del suo primo libro sulla blockchain e il fintech.

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