Il quadro macroeconomico e le trimestrali in arrivo non portano il sorriso
Il quadro macroeconomico e le trimestrali in arrivo non portano il sorriso
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Il quadro macroeconomico e le trimestrali in arrivo non portano il sorriso

By George Michael Belardinelli - 4 Lug 2022

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La situazione non è certo delle migliori. In qualsiasi direzione si guardi ci sono problemi da fronteggiare: la buona notizia è che si stanno adottando delle contromisure anche in modo risoluto, la cattiva è che la normalità nei mercati è lontana dall’arrivo.

Il futuro del petrolio per l’Europa

petrolio mondo
La condizione macroeconomica mondiale non aiuta di certo la frenata dei prezzi

In un contesto macroeconomico complicato che vede un ritorno delle superpotenze Americana, Russa e questa volta anche Cinese tornare ad epoche passate, una delle contromisure che il Cremlino vorrebbe adottare per far fronte alle sanzioni della comunità internazionale preoccupano molto. 

Il tema è il petrolio e l’idea di Putin sarebbe quella di ridurre dai 3 ai 5 milioni di barili le forniture dell’oro nero ai Paesi cosiddetti ostili, quindi anche all’Europa. 

Con il petrolio WTI a 108,83 dollari americani e il brent a 112,07 dollari, JP Morgan ci allieta con un’ulteriore pessima notizia. 

Secondo la celebre banca d’affari, il petrolio potrebbe addirittura arrivare ai 150 o addirittura 380 dollari al barile se ci fosse un contingentamento così severo da parte di Putin del petrolio all’Europa. 

La misura potrebbe essere la strada che il Cremlino intende percorrere per tutelarsi dalle sanzioni internazionali ma se così fosse sarebbe un problema enorme che innescherebbe crisi nei trasporti, nell’automotive, la logistica, insomma una vera Caporetto. 

Gli analisti di JP Morgan in una nota ai clienti hanno scritto 

“Le nazioni del Gruppo dei Sette stanno mettendo a punto un complicato meccanismo per limitare il prezzo raggiunto dal petrolio russo nel tentativo di stringere le viti sulla macchina da guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Ma data la solida posizione fiscale di Mosca, la nazione può permettersi di ridurre la produzione giornaliera di greggio di 5 milioni di barili senza danneggiare eccessivamente l’economia”. 

Situazione sui mercati azionari

La cosa sembra non influire sui brand premium o almeno non su Ferrari che chiude un mese in leggero rialzo, trend confermato anche nella giornata odierna dove RACE (Ferrari) guadagna un +2% e gli analisti danno il titolo ancora in rialzo in questa settimana. 

Nonostante il petrolio influisca poco su una società che produce macchine elettriche, Tesla vede rosso e lascia sul campo uno 0,83%.

Il trend dell’azienda dell’uomo più ricco del mondo risente del risultato del secondo trimestre che oramai è alle porte e non lascia presagire nulla di buono. 

La chiusura forzata della gigafactory di Shangai, la difficoltà nell’approvvigionamento di alcune materie prime e il prolungamento della crisi rendono di fatto le gigafactory di Berlino e americane delle vere e proprie macchine brucia soldi. 

Elon Musk aveva previsto tempi duri ma aveva anche posto una discussa soluzione, la riduzione del personale di un 10%.

Il piano di Musk che punta a un taglio del 10% della forza lavoro salariata con aumento di quella ad ore è iniziato e 200 dipendenti sono stati licenziati dagli uffici di San Mateo in California. 

L’ufficio in questione si occupava dello sviluppo dei progetti di guida autonoma e dell’intelligenza artificiale e questo fa salire i dubbi sui piani futuri dell’azienda mettendo sul tavolo anche la discussione della prosecuzione o meno di alcuni importanti progetti. 

Altri dipendenti sono stati licenziati in altri uffici ed hanno intentato una causa milionaria nei confronti della società per presunti vizi di forma del licenziamento legati a mancati termini di preavviso. 

Il titolo (TSLA) da inizio anno lascia sul campo un terzo del suo valore ad oggi. 

Curioso è il caso del Franco che da inizio anno prende sempre più il ruolo di valuta gemella dell’euro sostanzialmente eguagliando nel rapporto di cambio (1,00097 euro). 

Il valore è molto vicino al tasso di cambio riscontrato a fine marzo e questo sembra apparentemente legare i risultati delle valute più importanti del continente all’arrivo delle trimestrali (cosa improbabile) o semplicemente a micro cicli di valore di tre mesi che variano di pochi punti. 

L’euro domina tutte le altre valute tranne il rublo che pur avendo una rapporto di cambio svantaggioso recupera un altro 1,58% guadagnando uno 0,36% sull’euro. Guardando in maniera più ampia ai mercati in generale, complice anche una giornata americana semifestiva, a piazza affari si ha una giornata di pump e dump con un forte rialzo all’avvio per poi avere un brusco calo, il FTSE MIB arriva a un +0,70%.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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