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La Fed alza i tassi di 75 punti base e Powell minimizza sulla recessione
La Fed alza i tassi di 75 punti base e Powell minimizza sulla recessione
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La Fed alza i tassi di 75 punti base e Powell minimizza sulla recessione

By George Michael Belardinelli - 28 Lug 2022

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La Federal Reserve (Fed) ha scelto la strada più indolore alzando ieri sera i tassi di 75 punti base, piuttosto che 100 pb come ipotizzato da alcuni analisti. 

La scelta è stata difficile. Tuttavia, la decisione presa dalla Banca Centrale americana si riflette in maniera blanda sul mercato. 

La Borsa reagisce positivamente al rialzo dei tassi della Fed

inflazione usa fed
La Fed combatte l’inflazione con un ulteriore aumento dei tassi di 75 pb

La mossa del Presidente della Fed, Jerome Powell, era stata già scontata dal mercato che non ha reagito in maniera scomposta alla decisione. Diverso sarebbe stato se si fosse optato per un aumento maggiore, magari di 100 pb come paventato da alcuni insider.

Il mercato ha reagito bene a Wall Street e il Nasdaq ha realizzato addirittura un +2%, segno che al momento la strada tracciata sembra piacere al mercato. 

Mentre tutti i dati macroeconomici lasciano intendere che il futuro vede un forte rallentamento dell’economia statunitense, frutto dell’incrocio di più fattori, quali inflazione, tensioni con la Cina, aumento dei costi delle materie prime, dollaro americano forte, dati sull’occupazione, e così via, si attende la pronuncia dei dati sul PIL per parlare ufficialmente di recessione. 

Si è ufficialmente in recessione quando i dati sul PIL sono negativi per almeno due trimestri consecutivi. Questo è quanto riportato dai libri di testo, ma il tema sembra essere stato recentemente messo in discussione. 

Powell e soci minimizzano sulla recessione, arrivando ad affermare prima di tutto che non dipende da un dato singolo, cosa in parte vera. Inoltre, l’America non vede il pericolo di una recessione, vista la solidità della propria economia. 

Agli analisti queste dichiarazioni sono suonate come un campanello d’allarme. Il rischio che il dato sarà pessimo è alto e la Fed ha già iniziato a mettere le mani avanti per attutire il colpo.

Condizioni macroeconomiche: la scelta di Powell sul rialzo dei tassi

In una nota, infatti, la Fed spiega perché la scelta è ricaduta sui 75 pb e non su 100 pb, descrivendo un quadro non propriamente roseo:

“I recenti indicatori di spesa e produzione si sono indeboliti. Tuttavia, i guadagni sul fronte del lavoro negli ultimi mesi sono stati robusti e il tasso di disoccupazione è rimasto basso. L’inflazione rimane elevata, riflettendo gli squilibri di domanda e offerta correlati alla pandemia, all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia e alle più ampie pressioni sui prezzi. La guerra della Russia contro l’Ucraina sta causando enormi danni umani ed economici. 

La guerra e gli eventi correlati stanno creando ulteriori pressioni al rialzo dell’inflazione e stanno pesando sull’attività economica mondiale. Il Comitato è altamente attento ai rischi inflazionistici e cerca di ottenere il massimo dell’occupazione e di portare l’inflazione al 2% nel lungo periodo. A sostegno di questi obiettivi, il Comitato ha deciso di aumentare l’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali nella fascia 2,25%-2,50%. Inoltre, il Comitato continuerà a ridurre le sue partecipazioni in titoli del Tesoro e corporate bond e titoli garantiti da mutui”.

La mancata previsione dell’iperinflazione in arrivo e le scelte tardive della Fed hanno insegnato che non si dovrebbero sottovalutare i problemi e forse è per questo che ora Powell cerca di anticiparli minimizzando. 

L’aumento dei tassi non aiuta a sventare questo problema, ma a discolpa della Banca Centrale si può dire che il problema dell’inflazione al momento è il nemico pubblico numero uno da combattere, visto che ancora l’economia regge ed è così anche per il dato sull’occupazione. 

Quando il dato sull’occupazione peggiorerà ed arriveranno i tagli (previsti per circa il 10/15%) del personale delle aziende, frutto di bilanci in contrazione, dollaro forte e difficoltà nel reperimento di materie prime, allora la Fed sarà messa spalle al muro e dovrà decidere se salvare l’economia Americana ed il tessuto sociale, piuttosto che correggere l’inflazione e magari accettare un CPI leggermente più alto della norma. 

Durante la conferenza Powell ha spiegato:

“Dal punto di vista del nostro mandato del Congresso per sostenere la massima occupazione e la stabilità dei prezzi, il quadro attuale è evidente: il mercato del lavoro è estremamente teso e l’inflazione è troppo alta. Man mano che la posizione della politica monetaria si inasprirà ulteriormente, probabilmente diventerà appropriato rallentare il ritmo degli aumenti”.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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