Il caso della società italiana ad aver rubato milioni di euro nel settore crypto, la New Financial Technology
Il caso della società italiana ad aver rubato milioni di euro nel settore crypto, la New Financial Technology
Criptovalute

Il caso della società italiana ad aver rubato milioni di euro nel settore crypto, la New Financial Technology

By Eliano Martellucci - 11 Ago 2022

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Qualche giorno fa si è diffusa la notizia di una truffa milionaria, messa in piedi da una società nota come New Financial Technology. 

New Financial Technology: la truffa Bitcoin di una società italiana

Nata a Silea, Treviso, e con sede legale a Londra, la New Financial Technology prometteva guadagni fino al 10% sul capitale investito, grazie ad operazioni di arbitraggio sul mercato crypto. Il deposito minimo richiesto era di €10.000 e le cedole venivano emesse su base mensile. 

Questo tipo di modello è, in realtà, utilizzato da numerose società legit, che, con appositi algoritmi, sfruttano disallineamenti di mercato sui vari exchange per trarre profitto. 

L’acronimo della società, NFT, sembra in qualche modo voler prendere in giro chi conosce questo mondo, ma non è di certo questo il campanello d’allarme. 

Il teatrino messo in piedi dalla società italiana è durato ben 4 anni e ora si pensa che fosse uno schema Ponzi ben organizzato sin dall’inizio. 

Secondo le stime, sono stati truffati circa 6.000 risparmiatori, i quali hanno investito tra i €10.000 e i €300.000. Le vittime, che hanno depositato i risparmi di una vita in cerca di lauti guadagni, provengono principalmente dalle regioni del Lazio, Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Le stime sono ancora imprecise e da verificare, ma da quello che sembra emergere dalle prime voci, la New Financial Technology è riuscita ad intascare tra i 40 e i 100 milioni di euro. 

Al momento non c’è nessuna traccia dei fondatori. L’unico a parlare è uno dei legali della NFT, che tenta di scongiurare subito l’etichetta di “schema piramidale”:

“Escludo questa realtà”.

Gli investitori delusi ed arrabbiati, però, non la pensano così. Alcuni credono addirittura che la società non abbia mai effettuato nessun investimento reale, ma che pagasse le cedole grazie ai versamenti dei nuovi arrivati, esattamente come un vero e proprio schema Ponzi che si “rispetti”.

truffa bitcoin nft
Si potrebbe trattare di una frode da 100 milioni di euro

Che fine hanno fatto i fondatori della New Financial Technology

Insieme alla società, al sito e ai fondi raccolti, sono scomparsi anche due dei tre fondatori, di cui non si ha più nessuna traccia.

Il terzo, invece, è un avvocato di Roma e sembra essere ancora in circolazione. In riferimento a quanto accaduto, è in grado di condividere sicuramente parole di “grande conforto” per chi ha perso centinaia di migliaia di euro:

“Non credo si possa parlare di truffa, né di schema Ponzi”.  

Tornando ai primi due, sembrano siano nascosti da qualche parte a Dubai, ma c’è di più.

Secondo una fonte anonima, durante le scorse settimane i due si sarebbero presentati a Lugano, in cerca di chissà quale affare. Fortunatamente, sono stati poi respinti dalla Swiss Blockchain Consortium, il consorzio svizzero costituito da società che lavorano in ambito crypto. 

È ormai noto che Lugano, così come la Svizzera in generale, è diventata uno dei cuori pulsanti mondiali per chi opera nel settore delle criptovalute. La regolamentazione e un ecosistema più che favorevole hanno permesso di attrarre capitali e progetti di spicco nel Paese. Tra questi non si può non menzionare il Plan B, un’iniziativa congiunta tra la Città di Lugano e Tether, che mira a rivoluzionare l’infrastruttura finanziaria della città sfruttando la tecnologia Bitcoin. 

Di sicuro, i due ex amministratori si trovavano nel Paese con più aziende crypto al mondo per espandere in qualche modo il loro fraudolento giro d’affari. 

Dubai crypto nft
Due dei tre fondatori si trovano a Dubai, ma non vogliono collaborare

Le dichiarazioni del legale della NFT

Probabilmente, anche l’avvocato di cui si è parlato, definito come terzo fondatore della società, rientra nella cerchia delle persone ingannate.

Le sue parole rivelate alla stampa, spiegano nel dettaglio quanto sta accadendo in questi giorni:

“Sto facendo accertamenti. Al momento non si sa dove siano i soldi perché non ho accesso ai portafogli dei clienti. Stiamo indagando sui comportamenti di V., ma al momento non posso dire altro. Ritengo che ci siano delle condotte non conformi. Altrimenti non avrei deciso di fare delle indagini e degli accertamenti. La natura di ciò che pensiamo possa aver fatto V. non posso dirla al momento, ma capiamo che è un caso eclatante. Se le anomalie dovessero essere confermate, faremo denuncia”. 

Poi aggiunge in merito alla sua posizione:

“Chiariamo subito quello che ho letto in giro in questi giorni: io non sono uno dei cofondatori. Sono entrato successivamente e non mi occupo della parte tecnica. Il mio ruolo era solo dare alla società una connotazione giuridica internazionale per poter lavorare in questo settore. Sono la parte legale e ora anche amministrativa, perché nell’ultima settimana ho rimosso il V. perché alcuni suoi comportamenti non erano più tollerabili. 

Riteniamo ci siano state delle anomalie nel suo operato. Ma non posso dire altro. Ho rimosso anche R. e ho evocato a me ogni funzione aziendale. Sono ad oggi l’unico referente.”

Come vengono tutelati i risparmiatori coinvolti 

Tutti quelli che sono rimasti coinvolti stanno cercando di riunirsi su forum e canali Telegram, tra cui il principale “I truffati della New Financial Technology”. Il canale conta già centinaia di persone e raccoglie ogni giorno innumerevoli messaggi di sconforto e di timore. Rimane comunque un piccolo bagliore acceso nei cuori dei poveri investitori, che tiene viva la speranza di ricevere il denaro perduto. 

C’è chi crede che non rivedrà mai più il proprio denaro e chi, invece, ha già iniziato a raccogliere firme per avviare una class action nei confronti della NFT. Si tratta di un’azione legale collettiva, che, tuttavia, in questo caso non risulta essere una via praticabile. 

Giuseppe D’Orta, consulente finanziario ed esperto della tutela dei risparmi dei cittadini, fa riflettere a questo punto su ciò che è possibile fare:

“La NFT è una società con sede all’estero, quindi non è possibile adire la class action così come prevista dal nostro ordinamento. In questo caso, probabilmente, ci sarà un processo penale e le vittime potranno costituirsi parte civile. Ma chi parla di class action lo fa a sproposito”.

Ritornano, però, le parole dell’avvocato e ora, unico amministratore della società, che in qualche modo riaccendono un barlume di speranza:

“I risparmiatori riavranno i loro soldi. Mi sono esposto in prima persona per la restituzione del capitale, che non è in dubbio. È vero, manca ancora l’accesso e l’esame dei portafogli aziendali, ma riavranno i loro soldi, non c’è dubbio”.

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