La BCE seleziona Amazon per l’euro digitale
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La BCE seleziona Amazon per l’euro digitale

By Marco Cavicchioli - 19 Set 2022

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La Banca Centrale Europea (BCE) sta per lanciare il progetto di sviluppo di un prototipo di euro digitale. 

Sviluppi per euro digitale grazie alla BCE

In realtà ci sta già lavorando da tempo la Banque de France (BdF), ovvero la banca centrale francese, ma visto che la Francia è parte integrante dell’eurozona, ora la palla passa direttamente alla BCE. 

In quest’ottica la banca centrale europea ha selezionato alcune società esterne per la prototipazione congiunta di interfacce utente per l’euro digitale, e tra queste c’è anche Amazon.

Quindi non si tratta di collaborazioni finalizzate a sviluppare l’infrastruttura core dell’euro digitale, ma per sviluppare strumenti ausiliari, sebbene essenziali, che consentano agli utenti di utilizzarlo. 

In particolare il comunicato ufficiale dice: 

“Lo scopo di questo esercizio di prototipazione è testare quanto bene la tecnologia alla base di un euro digitale si integri con i prototipi sviluppati dalle aziende. Le transazioni simulate saranno avviate utilizzando i prototipi di front-end sviluppati dalle cinque società ed elaborati attraverso l’interfaccia dell’Eurosistema e l’infrastruttura di back-end. Non ci sono piani per riutilizzare i prototipi nelle fasi successive del progetto euro digitale”. 

Pertanto è possibile che la Banque de France abbia già lavorato alla piattaforma di base, e che questa collaborazione con società esterne serva solo per testare l’interazione dell’euro digitale con i mercati reali. 

Amazon farà da tester per l’euro digitale

Amazon ad esempio è stata selezionata specificatamente per testare i pagamenti in euro digitale sui siti di e-commerce, mentre per i pagamenti presso punti di vista fisici è stata selezionata Nexi. 

Le altre società selezionate sono CaixaBank, per i pagamenti online peer-to-peer, Worldline, per i pagamenti peer-to-peer offline, e EPI per i pagamenti presso punti vendita avviati dal pagatore. 

Queste cinque aziende sono state selezionate da un pool di 54 fornitori di sviluppo front-end candidatisi ad aprile 2022. 

La banca afferma che questo esercizio di prototipazione è un elemento importante nella fase di indagine in corso relativa al progetto di euro digitale. Questa fase di indagine dovrebbe concludersi nel primo trimestre del 2023 con la pubblicazione dei risultati ottenuti da parte della stessa BCE. 

Gli studi per analizzare la fattibilità e l’utilità di una versione nativamente digitale dell’euro ormai sono in corso da qualche anno. 

Inizialmente si trattava solo di studi teorici, ma da almeno un anno a questa parte sono passati anche alla fase operativa. 

Questa fase operativa prevede di testare sul campo sia l’infrastruttura di base, ovvero quella che serve a creare e gestire gli euro digitali, sia le interfacce utente, ovvero quei software che servono per dare modo agli utenti di utilizzare i servizi delle infrastrutture di base senza dovervi accedere direttamente. 

Come funzionerà

Infatti, tali infrastrutture di base saranno presumibilmente utilizzate e gestite solo dalla BCE, mentre gli utilizzatori effettivi dell’euro digitale avranno a disposizione solo interfacce utente che consentono di utilizzare i servizi messi a disposizione pubblicamente riguardo l’euro digitale. 

I due sviluppi stanno procedendo in modo parallelo e separato, tanto che le aziende private coinvolte sembra si occuperanno ognuna solo di singole interfacce tra di loro non collegate. 

I motivi principali per i quali la BCE ha deciso di sperimentare la creazione di un euro nativamente digitale sono tre, sebbene sul terzo ad oggi non vi siano conferme ufficiali. 

Il primo è che l’euro in uso al giorno d’oggi è una classica moneta tradizionale, molto simile a quelle del passato come i dollari o le sterline britanniche. Ovvero è un sistema originariamente a bassa tecnologia su cui sono state sviluppate molte tecnologie. 

Un euro nativamente digitale invece sarebbe una moneta di nuova concezione, e soprattutto tecnologicamente avanzata, che renderebbe più semplice lo sviluppo di eventuali altre tecnologie innovative ad essa collegate. 

Ora come ora la natura tradizionale dell’euro rende a volte molto complesso gestire le transazioni, mentre la versione nativamente digitale potrebbe invece renderle molto più semplici. 

Quindi il primo motivo è una sorta di aggiornamento tecnologico di una tecnologia ormai vecchia di secoli che sembra oltrepassata dalle recenti innovazioni. 

Il secondo motivo invece è di tipo prettamente tecnico, ovvero l’introduzione dei cosiddetti smart contract. 

Con l’euro tradizionale gli smart contract sono sostanzialmente impossibili, a meno di non sviluppare piattaforme ad hoc per consentire la creazione di programmi informatici in grado di gestire il denaro in autonomia. 

Invece l’euro digitale introdurrebbe nativamente anche la funzionalità legata alla creazione di smart contract, così come avviene ad esempio su una rete come Ethereum. 

È possibile che sia questa la vera arma vincente delle CBCD, ovvero delle valute digitali emesse dalle banche centrali, perchè si tratta di un’innovazione mai vista prima in questo ambito. 

La potenzialità degli smart contract è notevole, soprattutto se gestiti da una piattaforma di base a sua volta gestita dalla BCE. 

Tale potenzialità potrebbe anche essere sperimentata direttamente sulle interfacce utente, ad esempio per impostare in modo arbitrario un pagamento a rate finanziato da un qualche prestatore esterno. Da questo punto di vista la DeFi ha molto da insegnare. 

Il terzo motivo, invece, è meno chiaro. Il punto è che con un euro digitale gestito da una piattaforma di base centralizzata in mano alla BCE, la banca centrale potrebbe avere accesso a tutte le transazioni in tempo reale. Ciò ad oggi non è possibile, e potrebbe consentire alla banca stessa un elevatissimo grado di controllo e monitoraggio dei flussi finanziari in euro. 

Sebbene la banca abbia già fatto sapere che non traccerà in modo puntuale tutte le transazioni, è però difficile immaginare che in caso di evenienza non possa farlo. Ovvero se ad oggi è semplicemente impossibile, soprattutto qualora si utilizzino i contenti, in futuro potrebbe essere solo una scelta della banca stessa se farlo oppure no, dato che con l’euro digitale sarebbe assolutamente possibile. 

La privacy delle transazioni effettuate in CBDC è probabilmente il singolo punto più critico del loro utilizzo, dato che un registro unico centralizzato gestito dalla banca centrale rende in teoria tracciabile in modo puntuale ogni transazione. L’assicurazione che ciò semplicemente non verrà fatto non sembra sufficiente per dissipare i dubbi in tal senso. 

Proprio per questo motivo c’è chi crede che le stablecoin basate su piattaforme crypto potrebbero non subire eccessiva concorrenza dalle CBDC, dato che consentono un utilizzo potenzialmente più anonimo. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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