Edward Snowden è un cittadino russo
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Edward Snowden è un cittadino russo

By Crypto Advertising - 27 Set 2022

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La mossa del Cremlino per mano del Presidente in persona di concedere la cittadinanza russa ad Edward Joseph Snowden, lascia quantomeno di stucco.

Edward Joseph Snowden guadagna la cittadinanza russa

A distanza di 9 anni, l’informatico americano perseguito per aver tradito il suo Paese rivelando scottanti pratiche di spionaggio da parte del governo americano, inglese e di quelli europei ai danni degli ignari cittadini, potrà riunirsi con la famiglia e vivere serenamente godendosi i suoi figli nella patria degli Zar.

Per capire la provocazione fatta da Putin a Biden bisogna, però, conoscere i fatti che hanno portato alla ribalta Edward Snowden.

Nel 2013 l’esperto di informatica Snowden lavorava per la CIA e poco dopo fu assunto in una società che prestava servizi per l’agenzia per la sicurezza americana (NSA). All’epoca, aveva 30 anni e viveva alle Hawaii con il lauto stipendio di quasi 100.000 dollari l’anno, una vita che molti sognano, ma non il giovane in questione.

A marzo del 2013 prende un volo e si dirige a Hong Kong dove dei giornalisti hanno concordato con lui un’intervista esclusiva. I giornalisti sono Glenn Greenwald, Laura Poitras e Ewen MacAskill. 

A giugno del 2013 la gola profonda dell’intelligence americana rivela una quantità enorme e di informazioni classificate top secret riguardanti il sistema di spionaggio americano ed europeo Prism oltre ad altri sistemi e rapporti secretati.

Il Guardian, il Washington Post, il Der Spiegel e il The New York Times furono i primi a pubblicare i contenuti dell’intervista fiume di Snowden e così la comunità internazionale quasi in contemporanea dell’intelligence ebbe a conoscere l’atto del “traditore” che in nome della verità e della tutela dei cittadini pose un faro sulle misfatte dei governi di mezzo mondo in primis quello degli Stati Uniti d’America.

Il 14 giugno 2013 i procuratori federali degli Stati Uniti hanno presentato a Snowden, viene denunciato il 14 giugno del 2013 per mano dei procuratori federali americani che hanno notificato l’atto, le accuse sono di furto di proprietà del governo, comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e comunicazione volontaria di informazioni segrete con una persona non autorizzata.

“Riconoscendo il suo statuto di informatore e di difensore internazionale dei diritti umani”, il 29 ottobre di due anni dopo, con 285 voti a favore e 281 contrari il Parlamento Europeo ottiene il ritiro di ogni impugnazione penale nei confronti di Edward Joseph Snowden evitando così l’estradizione verso Paesi terzi ai fatti accaduti.

L’analista di intelligence Gavino Raoul Piras sintetizza così il caso:

“Snowden si pone agli antipodi rispetto al caso Fogle. Non vi sono errori sul modus operandi, non ci troviamo davanti ad un Agente ricattato per soldi, sesso e quant’altro. Qui ci troviamo davanti al pericolo maggiore in caso di defezione: la motivazione ideologica. Con quella professionale è la motivazione per eccellenza, in cui gli stessi Agenti di qualsiasi Intelligence devono essere assunti-arruolati, addestrati, aggiornati e circondati. 

È il Credo di qualsiasi Agente, in cui l’appartenenza ad un servizio o a più servizi viene sempre dopo, perché è il leitmotiv della Vita per dare un costante valore aggiunto alla loro professionalità ed alla loro produzione lavorativa. Alle informazioni attuali questo sembra essere il solo motivo. Secondo le dichiarazioni rese dal medesimo Snowden ai mass media, ci sarebbe una sensibile delusione ideologica-politica nei confronti dell’amministrazione dei presidenti Bush ed Obama: ‘Ho deciso di sacrificarmi perché la mia coscienza non può più accettare che il governo statunitense violi la privacy, la libertà di Internet e i diritti basilari della gente in tutto il mondo, tramite un immenso meccanismo di sorveglianza costruito in segreto’. 

Insomma, a suo dire una vita normale, fortunata, cancellata con un colpo di spugna in nome della libertà degli altri. Pertanto, ben poco si può far riparare. Nel recente passato uno dei più noti defezionisti per motivazione ideologica è stato il Capo Linea PR della rezidentura, Primo Direttorato Centrale dell’ex KGB a Londra, al secolo Oleg Gordievskij. Il che è tutto dire.”

Putin provoca Biden concedendo a Snowden la cittadinanza 

Alla base del caso quindi troviamo un movente ideologico una cosa inaspettata sia per l’NSA che per la CIA e il motivo di tanta ammirazione internazionale per questa persona che ha messo a repentaglio la propria vita per un ideale e il bene comune.

Tuttavia, seppur scaturita da nobili intenti, la parabola di Snowden ha causato danni enormi soprattutto agli USA che ne hanno fatto un nemico dello Stato ed hanno fatto di tutto per fargliela pagare.

Ora la concessione della cittadinanza da parte di Putin alla gola profonda, segue la recente escalation bellica sancita dal discorso di mobilitazione parziale fatto dal Presidente russo qualche giorno fa e che fa temere addirittura per il lancio di una bomba atomica tattica.

Gli Stati Uniti d’America in questa escalation non sono stati alla finestra ed hanno lasciato intendere che un ulteriore dimostrazione muscolare della Russia potrà essere la goccia che farà traboccare il vaso della pazienza di Biden.

Al momento nessuno dimostrazione è venuta dal Cremlino, almeno non bellica, ma quanto fatto oggi è molto più di uno schieramento militare in pompa magna è una provocazione al cuore del deep state americano che potrebbe scatenare una reazione che può provocare una guerra di proporzioni ben più vaste di quelle viste finora, quella che chiameremmo, una guerra mondiale.

Alla notizia della concessione di Mosca, però, come era prevedibile, Snowden ha salutato con gioia il fatto esternando su Twitter:

“Dopo anni di separazione dai nostri genitori, io e mia moglie non abbiamo alcun desiderio di essere separati dai nostri figli. Dopo due anni di attesa e quasi dieci anni di esilio, un po’ di stabilità farà la differenza per la mia famiglia. Prego per la privacy per loro e per tutti noi”.

Non ci resta che aspettare nella speranza che quella di ieri sia solo un’ottima notizia per un cittadino americano che paga la sua troppa onestà intellettuale e non il primo passo verso la III guerra mondiale.

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