Il Portogallo vuole iniziare a tassare i profitti crypto
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Criptovalute

Il Portogallo vuole iniziare a tassare i profitti crypto

By Marco Cavicchioli - 11 Ott 2022

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Attualmente il Portogallo è uno di quei rari Paesi in cui non si pagano tasse sugli eventuali profitti derivanti da compravendita di crypto. 

Questa fortunata situazione, però, potrebbe cambiare perchè, come riferisce Bloomberg, il governo portoghese ieri ha presentato al Parlamento le nuove disposizioni per il budget 2023, in cui compare anche la tassazione al 28% delle plusvalenze generate su criptovalute detenute per meno di un anno. 

Il Portogallo è intenzionato a tassare il capital gain sulle crypto

Già in altri Paesi le eventuali plusvalenze derivanti da compravendita di criptovalute detenute per più di un anno non vengono tassate, e così dovrebbe essere anche in Portogallo. Ora come ora nel Paese nessuna plusvalenza crypto viene tassata, ma se passa la linea del governo verranno tassate solo quelle su criptovalute detenute per meno di un anno. 

In altre parole chi acquista criptovalute e le rivende ad un prezzo più alto meno di 365 giorni dopo, a partire dall’anno prossimo in Portogallo dovrà pagare il 28% di tasse sui profitti generati in questo modo. Invece chi dovesse generarli rivendendole almeno 366 giorni dopo l’acquisto continuerà ad essere esente. 

Inoltre, la bozza della proposta del governo portoghese prevede anche la tassazione al 28% dei guadagni del mining, dello staking e delle ICO, come redditi ordinari.

In realtà i profitti del mining sono già tassati ora in Portogallo, come tutti i guadagni in criptovalute derivanti da attività professionali o commerciali. Quello che cambia è il regime di tassazione delle plusvalenze derivanti dalla mera compravendita sul mercato. 

Il progetto per il bilancio deve ancora essere approvato dal Parlamento, quindi in teoria potrebbe ancora subire delle modifiche. Ma dato che la decisione del governo portoghese non fa altro che adeguare la normativa locale a quella di altri paesi europei è difficile immaginare che possa sollevare veti, da questo punto di vista. 

Meno facile, invece, potrebbe essere l’approvazione delle nuove norme proposte per introdurre una tassa del 10% sul trasferimento “gratuito” di criptovalute, e del 4% sulle commissioni intascate dai broker sulle operazioni crypto. 

Lo stesso governo, per massimizzare le probabilità di approvazione, ha ammesso che le nuove norme sono in linea, ad esempio, con la legislazione sulle criptovalute della Germania. 

Il segretario di Stato per gli affari fiscali, António Mendonça Mendes, ha dichiarato:

“È un regime che si adatta al nostro sistema fiscale e anche a ciò che viene fatto nel resto d’Europa”.

Le politiche del Portogallo

Da notare che l’assenza di una legislazione specifica per le criptovalute, e di tasse sulle plusvalenze, negli ultimi tempi ha attratto nel Paese molti detentori di criptovalute e società crypto, grazie anche ad un costo della vita ridotto ed a temperature miti. 

Inoltre, ormai da diversi anni le scelte politiche del Portogallo mirano proprio, tra le altre cose, ad attrarre facoltosi stranieri, grazie al cosiddetto programma per residenti non abituali del Paese, che offre un’imposta fissa sui redditi del 20%, o addirittura di solo il 10% sulle pensioni. Grazie a questa politica negli ultimi dieci anni il numero di residenti stranieri che vivono in Portogallo è aumentato del 40%. 

Sebbene l’introduzione di una tassa sulle plusvalenze crypto dedicata esplicitamente ai trader potrebbe anche in teoria danneggiare questo trend, in realtà i veri e propri holder non ne sono interessati, quindi il danno potrebbe essere minimo. 

Da notare che il Portogallo ha in tutto soltanto 10 milioni di abitanti, ovvero poco più di quelli della sola città di Londra. Di questi, circa mezzo milione sono gli stranieri residenti arrivati negli ultimi dieci anni. 

A dire il vero in molti altri Paesi dell’Unione Europea il regime di tassazione riguardante le criptovalute è decisamente molto più aspro. Se da un lato in genere l’aliquota sulle plusvalenze è del 26%, al posto del 28%, solitamente non vi è la soglia dei 365 giorni, come in Germania. 

Va detto che gli speculatori molto difficilmente tengono in portafoglio criptovalute per più di un anno, ma al contrario, spesso gli investitori lo fanno. Quindi non sono pochi coloro che guadagnano delle plusvalenze, ma solo dopo aver tenuto in portafoglio le loro criptovalute per almeno un anno. 

Per questo motivo il regime di tassazione crypto della Germania, o del Portogallo, è in grado di attrarre molti investitori, ma non gli speculatori. 

Negli USA, ad esempio, non c’è alcuna soglia, quindi le tasse sulle eventuali plusvalenze si pagano sempre. 

La questione della tassazione è una di quelle più critiche e delicate per quanto riguarda l’utilizzo effettivo delle criptovalute a seconda del Paese in cui ci si trova. 

Infatti, uno dei grossi problemi è dato dal fatto che quando si spendono delle criptovalute per acquistare dei beni il cui valore è maggiore del costo a cui sono state acquistate, c’è sempre il rischio che la differenza di valore possa essere considerata una plusvalenza. In caso di obbligo di tassazione sulle plusvalenze diventa molto difficile calcolare le imposte teoricamente dovute, e soprattutto farle pagare. La soglia dei 365 elimina completamente il problema per gli holder, rendendo molto più facile spendere le criptovalute detenute da almeno un anno. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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