Azioni Amazon e Nasdaq: destini comuni
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Azioni Amazon e Nasdaq: destini comuni

By George Michael Belardinelli - 20 Ott 2022

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Amazon è tra le aziende più capitalizzate del mondo e il valore delle sue azioni ha un impatto significativo sull’indice Nasdaq.

Azioni Amazon e l’influenza sull’indice Nasdaq

Il 26 di questo mese capiremo meglio quale destino è in serbo per il più grande marketplace on line al mondo (insieme ad Alibaba), ma nel frattempo alcuni importanti dati saltano all’occhio.

La politica fiscale inglese e la stagione delle trimestrali rubano i riflettori sull’andamento delle azioni di Amazon che continuano a subire così come il resto dei titoli big tech le pressioni sui rendimenti obbligazionari e l’andamento del dollaro americano.

La valuta americana seppur stabilizzata rispetto all’Euro e rispetto alle settimane precedenti è ancora troppo forte e frena l’export.

I rendimenti del decennale Americano, Italiano e Tedesco sono accomunati dalla stessa sorte, +4,1% America, +4,80% Italia e +2,37% Germania.

Fin quando l’obbligazionario non troverà una sua stabilità è improbabile che l’azionario tocchi il suo minimo e ciò preoccupa gli investitori.

Le azioni del marketplace nella sessione di ieri si sono fermate a 115,07 dollari l’una con una perdita di 1,29 dollari ad azione e una variazione di -1,11%.

Amazon, tuttavia, mostra progressi, mentre le perdite da inizio anno evidenziano un meno 33% la parabola inversa si va attenuando con perdite sempre minori segno di un netto recupero di forza del titolo e di un fondo sempre più vicino. 

La debolezza del dollaro e il dietrofront sulle politiche fiscali nel Regno Unito da parte della Truss sotto pressione delle banche centrali hanno prodotto acquisti sulla sterlina.

Altri big di Wall Street 

Nel frattempo con grande sorpresa degli investitori le trimestrali danno ottimi risultati e nuova linfa ai mercati, da sottolineare le performance di Bank of America (NYSE:BAC) e Bank of New York Mellon (NYSE:BK) nel settore bancario, ma anche di Netflix, Tesla, Apple e Microsoft tra le big tech.

Il maggior ritorno alla propensione al rischio genera acquisti di azioni delle società più solide tra cui Amazon.

L’attesa della ripresa della domanda cinese che nel frattempo si è concentrata sulla vicina competitor Alibaba e i timori sugli approvvigionamenti agli hub logistici di Amazon in Europa a causa dei dirottamenti in asia dell’energia da parte della Russia tarpano le ali al titolo almeno per il momento.

Nel frattempo la società ha presentato in Italia e in Spagna una denuncia penale e civile nel secondo caso volta al contrasto di tutti quei broker e utenti che deliberatamente fanno recensioni false che alterano i risultati di Amazon in termini di vendite e reputation.

Secondo quanto riportato nella nota emessa da Amazon:

“questi due procedimenti, insieme ad altre 10 nuove azioni legali recentemente avviate negli Stati Uniti, mirano a individuare e bloccare gli operatori che attualmente gestiscono più di 11.000 siti web e gruppi social che alimentano il mercato delle false recensioni su Amazon e in altri negozi online in cambio di denaro o prodotti gratuiti”.

L’indice tech per eccellenza: il Nasdaq 

Con una chiusura sotto il supporto degli 11.000 punti (10.680,51) l’importante indice americano vede ancora risso e aprendo alla possibilità di ulteriori perdite. 

Il trend ribassista continua e l’indice lascia sul campo lo 0,85% nonostante l’uscita di diverse trimestrali positive di società presenti nel suo paniere di titoli. 

Come più volte ricordato dal tycoon della finanza Warren Buffett, a volte, i migliori colpi di mercato arrivano proprio quando una conduzione perdura a lungo nel tempo come nel caso dell’andamento dell’indice per l’appunto.

Mentre oltreoceano le azioni europee approcciano un rimbalzo e i titoli asiatici l’hanno già fatto sulla scia di Wall Street, gli investitori fanno acquisti in USA a seguito del clima positivo da utili delle ultime trimestrali. 

Sia il Nasdaq che il Dow Jones e lo Standard & Poor 500 rimangono in zona verde sul settimanale (tra il 2% e il 3%) al giro di boa. 

I buoni del tesoro a 10 anni che salgono al 4,1% toccando i massimi da 14 anni ad oggi non sono un buon segnale per gli addetti ai lavori.

Il trend rialzista scaturito dal Q3 positivo di quasi tutte le società del Nasdaq ad oggi usciti non è sufficiente e viene vanificato dalla crescita dei tassi dei Bond americani decennali.

Nonostante le ragionevoli preoccupazioni per il futuro, la domanda resta sostenuta e se la maggior parte dei risultati delle società in uscita da qui alla fine del mese saranno positivi c’è ottimismo per un inversione di tendenza seppure la parola bull resta tabù. 

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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