Bitcoin: Fineco Bank consente di investire rispettando l’ambiente
Bitcoin: Fineco Bank consente di investire rispettando l’ambiente
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Bitcoin: Fineco Bank consente di investire rispettando l’ambiente

By Marco Cavicchioli - 20 Ott 2022

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Pochi giorni fa Fineco Bank ha ottenuto la certificazione EMAS. 

Si tratta di un riconoscimento assegnato a quelle organizzazioni che adottano una politica ambientale in grado di ridurre il loro impatto in modo concreto e misurabile. 

Dopo aver ricevuto questa certificazione, l’agenzia di rating internazionale MSCI le ha innalzato il giudizio di sostenibilità a livello “AA”.

Bitcoin: Fineco Bank ottiene la certificazione EMAS

Per ottenere ciò, la banca italiana ha adottato un vero e proprio Sistema di Gestione Ambientale, riguardante tutti gli aspetti ambientali diretti e indiretti generati da tutte le attività svolte sia presso le sedi aziendali che in quelle della sua rete commerciale in Italia. 

Tra le varie attività svolte da Fineco c’è anche quella di consentire ai propri clienti di investire in Bitcoin e criptovalute

Infatti a marzo la banca aveva annunciato che avrebbe iniziato ad offrire CFD (Contratti per differenza) sui future di Bitcoin ed altre criptovalute, così da consentire ai propri clienti di fare trading su questi asset utilizzando strumenti OTC. 

Visto che la principale critica mossa a Bitcoin dai suoi detrattori è rivolta all’elevato consumo energetico del mining, e quindi al conseguente impatto ambientale, l’iniziativa di Fineco potrebbe interessare quegli speculatori che non vogliono rimanere distanti da Bitcoin ma allo stesso tempo sono attenti all’ambiente. 

A dire il vero l’iniziativa ambientale di Fineco non ha alcun impatto positivo sulle conseguenze per l’ambiente del mining di Bitcoin, ma si limita ad offrire ai propri clienti prodotti finanziari che hanno impatto minore e sostenibile.

I CFD crypto offerti da Fineco ai propri clienti sono prodotti finanziari derivati standard, a loro volta non basati su Bitcoin ma su altri prodotti derivati (i future). in questo modo la banca non è in alcun modo costretta a dover utilizzare o gestire BTC per poter offrire ai propri clienti il trading su Bitcoin. 

I CFD replicano il prezzo di Bitcoin, ma la custodia e la gestione dei BTC sottostanti è delegata a società esterne, in particolare quelle che emettono i future su cui si basano i CFD di Fineco. 

La banca italiana non è nuova a questo tipo di collaborazioni con altre società finanziarie. 

Le collaborazioni di Fineco Bank: Bitcoin e sistema tradizionale

Ad esempio la settimana scorsa ha annunciato di aver selezionato la francese Bnp Paribas come fornitore esterno di una vasta gamma di servizi di investment banking sui nuovi ETF azionari e obbligazionari quotati sulla Borsa Italiana.

Questa specifica iniziativa ha consentito a Fineco Asset Management (FAM) di entrare anche nel mercato degli ETF, così da diversificare e potenziare la propria offerta di prodotti rivolta alla rete FinecoBank.

Pertanto ormai da mesi la banca italiana sta mettendo in atto una strategia di diversificazione che le consente di offrire ai propri clienti investitori e speculatori sempre più prodotti su cui fare trading. Tra questi, ovviamente, ci sono anche prodotti per speculare sui mercati crypto. 

A fronte di tutto ciò però Fineco sta anche portando avanti un’altra strategia, ovvero quella di rendere le proprie attività sostenibili dal punto di vista ambientale, grazie ad opportune certificazioni che danno ai clienti garanzie in tal senso. 

Se da un lato tutto ciò aiuta la banca ad essere più sostenibile dal punto di vista ambientale, dall’altro però non risolve minimamente il problema energetico di Bitcoin. 

Oltretutto se martedì il titolo FBK in borsa aveva guadagnato il 3% dopo l’annuncio della certificazione EMAS, il giorno seguente ha perso tutto ciò che aveva guadagnato il giorno prima, tornando sotto i 12,7€. 

Tuttavia, va sottolineato che questo è un livello di prezzo già toccato a marzo, e attorno al quale ha già oscillato tra fine maggio ed inizio giugno. Anzi, il picco minimo annuale è stato toccato a metà giugno, sotto quota 10,2€, quindi il livello attuale non sembra affatto preoccupante. 

Inoltre, dai massimi di novembre 2021 il titolo ha perso solo il 27%, molto meno di molti altri titoli bancari. 

Ormai sono diversi i gruppi bancari italiani che hanno iniziato ad operare anche sui mercati crypto. Probabilmente Fineco, insieme a Sella e Generali, è tra le banche italiane più attive in questo nuovo settore, anche perchè altre banche come Unicredit invece hanno avuto un atteggiamento molto meno aperto. 

Il sistema bancario italiano e il rapporto con il mondo crypto

In Italia l’atteggiamento delle banche tradizionali nei confronti delle criptovalute mediamente non è certo di apertura, mentre invece in altri paesi europei risulta essere meno chiuso. Tuttavia bisogna distinguere tra banche più tradizionali, e quindi chiuse in sè stesse, e banche più aperte alla sperimentazione. 

Le banche italiane spesso si sono limitate a continuare a fare ciò che hanno sempre fatto, con una chiusura quasi totale nei confronti dell’innovazione finanziaria. Questo scenario però sta cambiando, sia proprio grazie ad alcune banche più aperte nei confronti della sperimentazione, sia a causa del fatto che limitarsi a difendere le posizioni consolidate al giorno d’oggi paga ben poco. 

Il settore bancario italiano è ormai in crisi da tempo, tanto che, ad esempio, il titolo Unicredit in Borsa ha perso più del 95% del proprio valore da aprile 2007, ovvero prima della grande crisi finanziaria del 2008. 

Anche prendendo come riferimento solamente i valori pre-pandemia, lo stesso titolo perde il 19% da febbraio 2020. Invece dal picco massimo di novembre 2021 perde il 29%, ovvero poco più del titolo Fineco. 

Anche il titolo dell’altro grande gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, non appare affatto in forma. Perde addirittura il 38% dai massimi di febbraio 2022, ed il 28% dai livelli pre-pandemia. Senza contare il -71% accumulato da maggio 2007. 

Da notare che il titolo FinecoBank nel 2007 non esisteva ancora in borsa, dato che è stato quotato solamente nel 2014, ma da allora è cresciuto del 212%. Nel medesimo periodo il titolo Unicredit ha perso il 67%, mentre quello Intesa Sanpaolo ha perso il 31%. 

Da questi confronti sembra emergere un trend abbastanza chiaro: le banche più aperte alle innovazioni crescono, anche in Italia, mentre quelle più tradizionali che difendono le posizioni acquisite perdono. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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